Parla, ricordo: Nabokov inedito esce con adelphi.



Tradotta per la prima volta nella versione rivisitata dall’autore l’autobiografia Parla, ricordo: gli anni dell’infanzia dorata in Russia prima della Rivoluzione.

La prima versione di Speak, Memory, uscita negli Stati Uniti nel 1951 e tradotta da Bruno Oddero per Mondadori nel 1962, fu infatti riaperta e ampiamente rimaneggiata dall’autore. Fu tradotta in russo dall’inglese con l’aiuto della moglie Véra durante l’estate del ’53, trascorsa tra la caccia alle farfalle e la scrittura di Lolita (in Italia pubblicato da Mondadori nel 1959) – “un parto doloroso, una bimba difficile” – tra l’Arizona e il West e il Midwest degli Stati Uniti. Poiché del ricordo di 37 anni vissuti in russo si trattava, ripercorrerli nella madrelingua permise a Nabokov di colmare lacune, aggiustare incongruenze, rivedere le sviste di Mnemosyne. Tornato in Europa dopo 20 anni di assenza, poi, confrontatosi con i ritrovati parenti, apportò allo scritto ulteriori “modifiche sostanziali e copiose aggiunte”, informava nel ’66. Infine ritradusse la versione definitiva in inglese pensando che quella “ri-anglicizzazione di una ri-versione russa di ciò che fu ri-narrazione inglese di ricordi russi” fosse “un compito infernale”: una fatica “mai tentata da esseri umani”. Una di quelle “metamorfosi multiple”, però, “ben nota alle farfalle”: delle quali miracolosamente dispiega sulla carta l’intrattenibile bellezza.

“Amare con tutta l’anima e lasciare il resto al fato”. A questo credo si atteneva sua madre. “Ricordatene! (Vot zapomni)”, diceva la madre. Il volo di un’allodola, un cielo color latte rappreso velato di primavera, la tavolozza autunnale delle foglie d’acero cadute sulla sabbia, le tracce cuneiformi degli uccellini lasciate sulla neve… Ciascuno dei segni che il tempo lasciava in quel diletto paesaggio veniva registrato e poeticamente trasfigurato.

Dall’agosto 1903 cui datano i suoi primi ricordi, al 1917 in cui “il deus ex machina della Rivoluzione” avrebbe rovesciato il destino suo e della sua famiglia, Nabokov avrebbe raccolto con lo stesso sguardo innamorato della madre le cose “care e sacre” che andavano improntando la sua giovane anima. Con la stessa devozione di lei le avrebbe serbate attraverso gli anni d’esilio in Inghilterra, Francia e Germania: vissuto tra il 1919 della fuga dal paese natio e il 1940 dell’ approdo al paese di adozione. Per scrivere Parla, ricordo non aveva che da ascoltare e trascrivere le parole di quella Mnemosyne tanto venerata in famiglia.

AC

Fonte: La Stampa, Cultura & Spettacoli, luned’ 8 novembre 2010


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