Archive for maggio 2011

Offerta speciale Springer -20% di sconto

27 maggio 2011

Offerta speciale Springer: fino al 15 luglio su libon.it oltre 600 titoli di dell’editore Springer al 20% di sconto sempre con spedizione gratuita per qualunque importo!

Tra i titoli in offerta oltre 90 titoli di energia e scienze ambientali pubblicati tra il 2006 e il maggio 2011, ed una selezione di titoli pubblicati nell’ultimo trimestre di scienze umane, scienze naturali, matematica ed informatica, scienze della vita e medicina.

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Letting Go, Dr. Atul Gawande

23 maggio 2011

Letting Go, l’articolo del Dr. Atul Gawande pubblicato sul New Yorker il 2 agosto 2010, è ora inserito tra i finalisti del National Magazine Awards.

Il sottotitolo è What should medicine do when it can’t save your life?. Qui di seguito l’articolo per intero.

L’autore - nato a Brooklyn, NY, 1965 – è un importante medico e giornalista/scrittore statunitense. È chirurgo generale e chirurgo endocrino presso il Brigham and Women’s Hospital  (Boston, Massachusetts) e direttore del Centro di Chirurgia e Salute pubblica del medesimo ospedale. È anche professore associato presso la Harvard School of Public Health e la Harvard Medical School.  Ha scritto su medicina e salute pubblica sul New Yorker e sullo Slate. I suoi pezzi sono stati raccolti nei libri Complications, Better e The Checklist Manifesto.

L’articolo: Letting Go

La biografia dell’autore: Dr. Atul Gawande

I libri dell’autore

La libreria

AC

Il Premio Andersen, il mondo dell’infanzia

17 maggio 2011

Il Premio Andersen – Il mondo dell’infanzia è il maggior riconoscimento italiano riservato  ai libri per ragazzi. Ogni anno evidenzia la migliore produzione editoriale  e le sue ultime tendenze, premiando scrittori, illustratori, libri, collane e case editrici e valorizzando il lavoro di chi promuove attivamente la lettura. La cerimonia di premiazione, giunta quest’anno alla sua XXX edizione, è l’evento centrale di una giornata di festa che celebra l’immaginazione e la creatività in tutte le sue forme. È promosso e organizzato dalla rivista Andersen, il mensile italiano sui libri per bambini e ragazzi, un osservatorio privilegiato sulla cultura dedicata all’infanzia.

Alla Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna il 28 marzo sono stati annunciati i
libri finalisti della 30a edizione del Premio Andersen, tre titoli per ciascuna categoria di premio.
Una rosa di libri che mettono in evidenza le eccellenze e le tendenze in atto in questo
settore editoriale.
Le terne finaliste offriranno anche lo spunto per una serie di incontri di formazione e aggiornamento
rivolti a insegnanti, bibliotecari, operatori della lettura, genitori.
Grazie alla preziosa collaborazione del Centro Sistema Bibliotecario della Provincia di
Genova e del Sistema Bibliotecario Urbano di Genova, molti di questi incontri interesseranno
il territorio ligure.
In questo dossier tutte le recensioni dei libri presentati durante gli incontri, apparse nell’ultimo
anno sulle pagine della rivista Andersen. Per ciascuna catagoria sarà decretato un vincitore,
mentre altri riconoscimenti verranno assegnati direttamente (le collane, lo scrittore, l’illustratore, l’autore totale).

GUARDA IL PDF DEL SITO

Le immagini sono illustrazioni di Francesca Gallina

La libreria

AC

La lettera aperta sulla scuola: 10 editori riuniti

16 maggio 2011

Lettera aperta sulla scuola: 10 editori riuniti è un’iniziativa promossa da Marco Cassini e Daniele di Gennaro (minimum fax), Carmine Donzelli, Federico Enriques (Zanichelli), Carlo Feltrinelli, Sandra e Sandro Ferri (E/O), Sergio Giunti e Bruno Mari (Giunti), Alessandro e Giuseppe Laterza, Stefano Mauri (Gruppo Mauri Spagnol), Paolo Mieli (RCS), Antonio e Olivia Sellerio.

Anche la libreria internazionale LibOn aderisce convintamente.


LEGGI E FIRMA ANCHE TU LA LETTERA APERTA

La scuola è risorsa essenziale per il libero sviluppo delle persone e per la crescita sociale, economica, culturale e civile di ogni Paese. In particolare, la scuola pubblica statale è luogo del pluralismo, affidato a docenti reclutati in base alla propria professionalità e non alle convinzioni politiche, alle fedi religiose o all’appartenenza a qualsiasi gruppo o associazione o categoria.
La scuola pubblica statale è perciò anche luogo di integrazione tra individui provenienti da diversi ambienti familiari, sociali, culturali. Dobbiamo tutti fare qualcosa per la scuola di tutti. Non dobbiamo lasciarla sola a chiedere attenzione. Facciamo dell’istruzione un tema centrale di discussione tra i cittadini, nelle scuole e in ogni altro luogo di incontro.

Firmiamo questa lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Parlamento e al Governo, in ogni luogo a partire dalla stesse scuole pubbliche statali.

LEGGI E FIRMA ANCHE TU LA LETTERA APERTA


Il testo è tratto dal sito della casa editrice Laterza

La libreria

AC

E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche, Jack Kerouac, William Burroughs

13 maggio 2011

E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche è il libro che fonda il mito della Beat Generation. Gli autori sono Jack Kerouac e William Borroughs. L’editore è Adelphi.

L’opera nasce nel 1945. Gli autori sono appena usciti di galera: sono stati incarcerati per qualche mese per favoreggiamento. Favoreggiamento in cosa? In omicidio e (forse soltanto) occultamento di cadavere. Verso chi? L’amico Lucien Carr, studente alla Columbia University. Il fatto è questo: in un’afosa notte d’estate del 1944, in un parco dell’Upper West Side, David Kammerer e Lucien Carr, ubriachi, hanno un diverbio. La discussione degenera in zuffa; Lucien estrae un coltellino e colpisce l’amico al petto. Dunque, convinto di averlo ucciso, riempie le tasche dell’amico privo di sensi di pietre e lo getta nell’Hudson. Il giorno dopo un avvocato accompagna Carr all’ufficio del procuratore distrettuale per denunciare il fatto.

Come si è detto, l’anno è il 1945. Gli autori sono appena usciti da questa brutta vicenda. Dividono un appartamento in Riverside Drive con le rispettive compagne, Edie Parker e Joan Vollmer, e rievocano l’omicidio di David Kammerer nella stesura di un libro. Nasce il mito della generazione perduta: popolazione allucinata di una Manhattan succida e pericolosa.

Naturalmente il libro ha avuto una vita travagliata. Le case editrici (Simon & Schuster e Ace Books tra le altre) non accettano di pubblicarlo. Questo per almeno trent’anni. Ma, contemporaneamente, Lucien Carr, uscito di galera, sposatosi e divenuto rispettato giornalista, si oppone alla sua uscita. Solo dopo la sua morte il libro può avviarsi sulla strada della pubblicazione.

Il testo riassume l’articolo di Tommaso Pincio sul Venerdì di Repubblica del 13/05/2011

Il libro

Jack Kerouac, William Burroughs, E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche, Adelphi, Milano, 2011

Gli autori

La libreria

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Ave Mary, Michela Murgia

13 maggio 2011

Ave Mary è l’ultimo libro di Michela Murgia, edito da Einaudi.

Dopo Accabadora, vincitore del Premio Campiello 2010, il SuperMondello e il Dessì, torna con un libro delicato e quanto mai necessario. Per raccontare a tutti, credenti e non credenti, il modo in cui la Chiesa ha contribuito a costruire – e a distorcere – l’immagine femminile.

Secondo l’autrice, con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, la chiesa è stata diretta su una linea decisamente conservatrice. Di qui si capisce come il significato e l’iconografia della Madonna siano controllati entro un campo semantico definito e circoscritto. La Madonna deve essere figura dimessa, emblema del sacrificio e simbolo della sofferenza.

Ma con la figura e il significato di Maria di Nazareth, la Chiesa controlla il valore e il ruolo della donna nella società. Infatti è chiaro, da questo punto di vista, il perché Madre Teresa di Calcutta, Premio Nobel per la Pace, sia stata beatificata ed eletta immagine cristiana esemplare della donna. Per la Chiesa cattolica “non rappresentava solo una campionessa di carità, era soprattutto una vestale della sua dottrina morale sulla vita, quella che maggiormente interferiva con la libertà delle donne di disporre di sé stesse”.



L’argomentazione dell’autrice prevede, inoltre, sia una rilettura del Mulieris Dignitatem, il documento del 1988 in cui Giovanni Paolo II usa per la prima volta l’espressione “genio femminile”:  rifiutando l’eguaglianza tra uomo e donna, sceglie la differenza, come una parte importante del femminismo, però riconfermando la subordinazione sociale e familiare della donna, “non più enunciata in nome di una inferiorità di genere, ma fondata su una pretesa superiorità di ruolo spirituale…”; sia la “questiione” delle decine di immagini femminili di Dio presenti nella Bibbia. A tal proposito rispolvera una frase molto pericolosa pronunciata nel 1978 da quel povero Giovanni Paolo I dal brevissimo papato: “Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile: è papà, più ancora è madre”.


Il testo riassume l’articolo di Natalia Aspesi pubblicato da Repubblica in data 12/05/2011

Il libro

Michela Murgia, Ave Mary, Einaudi, Torino, 2011

L’autrice

La libreria

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Articolo Christian Raimo Minima & Moralia

10 maggio 2011

LibOn dà risalto all’articolo scritto da Christian Raimo e pubblicato da Minima & Moralia, il blog culturale di Minimum Fax, il 7 maggio 2011.

Il tema del post è la nuova strategia di marketing di Facebook: incentivare l’utente a indugiare sulle inserzioni pubblicitarie (per l’intera loro durata), per ricevere in cambio un premio in gettoni. Da utilizzarsi, sempre dentro al portale, per l’acquisto di vari gadgets e chissà cos’altro. L’obiettivo è chiaro: massimizzare i proventi derivanti dalla pubblicità.

Titolo

Momo, Zuckerberg, il pluslavoro relazionale e il reddito di consumo

Testo

Avete presente Momo, il romanzo per ragazzi scritto da Michael Ende? C’è una ragazzina con il dono di ascoltare le persone che vive in una piccola città senza nome. All’improvviso questa città viene invasa dagli infidi Signori Grigi – uomini senza identità, tutti vestiti di grigio, con sigaro in bocca e bombetta in testa; i quali conti alla mano convincono gli abitanti che stanno sprecando il loro tempo a chiacchierare, a passeggiare, a occuparsi degli altri; e dopo averli persuasi gli fanno un’offerta che nessuno rifiuta: smettere di oziare, e mettere questo tempo risparmiato in una fantomatica Banca del Tempo. In realtà i Signori Grigi sono dei truffatori, vivono letteralmente del tempo degli altri, glielo rubano, se ne nutrono parassitariamente. Quei sigari che fumano sono degli orafiori: ossia la concretizzazione del tempo che gli abitanti turlupinati pensavano di risparmiare – e difatti se uno gli toglie il sigaro dalle labbra i Signori Grigi spirano, si spengono, diventano fumo.

La storia di Momo, datata 1973, è una storia per i nostri tempi: la rappresentazione perfetta del meccanismo dello sfruttamento capitalistico nell’era dell’economia immateriale. È di ieri un terzetto di notizie che viene direttamente da Palo Alto, la sede di Facebook. 1) Il signor Mark Zuckerberg si è comprato la prima casa come si deve: una villa da sette milioni di euro. Non quell’appartamentino da nerd in cui ha vissuto fin adesso. 2) Lo stesso signore ha deciso di competere con Google per l’acquisto di Skype. 3) (ed è la notizia più interessante) sta pensando di pagare dieci centesimi di dollaro a chi guarda – fino in fondo – degli spot su Facebook: il pagamento avverrà in crediti virtuali che però diventeranno l’unica moneta disponibile su Facebook per comprare gadget, applicazioni, etc… e magari in futuro varranno come moneta valida per tutto internet e, perché no, anche per il mondo reale.

È un’iniziativa win-win, dicono la maggior parte dei siti in Italia, da Repubblica.it ai vari blog di smanettoni. Ossia tutti ci guadagnano: l’utente guadagna fruendo del suo contenuto culturale, l’azienda sa che il consumatore ha visto lo spot fino in fondo. Siamo contenti anche noi? Sorrideremo anche noi ai nuovi capitalisti che siedono al posto d’onore con Barack Obama alla prima apparizione del presidente americano per la campagna elettorale 2012?

Facebook è un congegno strano: sta compiendo in maniera cristallina quello che il capitalismo non era mai riuscito a fare. Mettere a profitto ogni singola attività umana – come direbbero i Signori Grigi: il tempo. Perché perdere tempo a chiacchierare, oziare, guardare video, scambiare foto, commentare le notizie del mondo, farsi i fatti degli altri, vivere insomma, perché farlo altrove quando lo puoi fare meglio qui? Perché si chiama tempo perso se invece ci si può guadagnare sopra?

Ed ecco, se ci pensate, ogni volta che postate un video, cambiate uno status, invitate un amico, insomma ogni volta che svolgete una piccola azione su Facebook, le quotazioni virtuali a Palo Alto aumentano di un’anticchia, uno zero virgola zero zero zero uno.

Ma, come si dice, le gocce nel mare.

Quello che circa mezzo miliardo e passa di persone (bambini e vecchi compresi) producono, alle volte per sei, otto, dieci ore della loro vita, non è altro che quello che potremmo definire pluslavoro cognitivo e relazionale: che non gli viene retribuito. Il plusvalore generato da questi più di 600 milioni di “amici” secondo l’ultima proiezione del New York Times di qualche mese fa corrisponderebbe a 50 miliardi di dollari. È comprensibile che Mark Zuckerberg si senta abbastanza sicuro dell’investimento per comprarsi la sua villa da vip; come è comprensibile che decida di monetizzare esplicitamente questo pluslavoro cognitivo e relazionale, e di distribuire qualche spicciolo a coloro che sono disposti a farlo per bene. Hai cinque minuti per guardare un video pubblicitario fino in fondo? Ecco il tuo soldino. Effettivamente sembra proprio una situazione win-win. La pubblicità non finanzia più le aziende, ma i consumatori. Pare quasi Keynes in salsa Paypal.

Cosa che allora fa storcere il naso? Immaginate una scena di questo tipo. Immaginate che un giorno vi chiami un amico un po’ di giù di corda e vi chieda se vi va di farvi una chiacchierata. Vi vedete, un giro al parco, una birra. Alla fine della serata, questo vostro amico vi sorride e vi dice: “Grazie. Mi sei stato di grande aiuto. Scusami, ma visto che ci sono, un podcast con la registrazione di questa nostra bella conversazione amicale lo posso mettere su e-bay e venderlo?”. Questo è Facebook, come è stato fin adesso. Così, se voi alla proposta del vostro amico ci pensate un po’ su e replicate: “Va bene, ma magari un centesimo per ogni utente che se lo scarica me lo versi?”, avete capito il senso del nuovo Facebook.

Che è un pochino diverso dall’idea di una redistribuzione equa degli utili, attenzione. Perché uno potrebbe dire, facciamo due calcoli approssimativi. 50.000.000.000 di dollari che sono prodotti da 500.000.000 di utenti: fanno cento dollari a capoccia, e potrebbe proporre invece della nuova funzionalità Facebook: facciamo che ve tenete 50 e mi date il resto, e io lo continuo a usare come voglio?

Nel mondo che ci aspetta si sta profilando uno scenario talmente limpido che non l’avevamo immaginato. Ieri uno sciopero di quattro ore chiedeva per l’ennesima volta una serie di tutele per chi vive in una società in cui il mondo del lavoro si sta trasformando molto in fretta. Le parole nuove sono precariato, lavoro atipico, terziario avanzato, reddito di cittadinanza… Nello stesso giorno il signor Mark Zuckerberg inaugurava il suo nuovo sistema di welfare del futuro: il reddito di consumo. Pensaci, lavoratore del 2020: quanto tempo affettivo, relazionale, ozioso della tua vita sei disposto a passare su Facebook? Quanto tempo della tua vita puoi dedicare a vedere spot? E se un giorno ti pagheranno anche per scrivere soltanto Mi piace o per Mandare un poke o per invitare più amici possibile o per fare la corte a una vecchia fiamma del liceo? Quanto tempo vorrai dare ai Signori Grigi?

Le immagini visualizzate rappresentano lo stato d’animo di chi scrive alla notizia: terrore. La prima fotografia è tratta dal lungometraggio La corazzata Potëmkin, la seconda da Nosferatu il Vampiro.

La libreria

AC

The Boy in the Moon, Ian Brown

9 maggio 2011

The Boy in the Moon è il nuovo libro del giornalista Ian Brown, pubblicato da St. Martin’s Press e recensito dal domenicale del New York Times: Sunday Book Review.

Il testo è un racconto in prima persona. L’autore (padre) e il figlio (Walker) ne sono i protagonisti. L’autore è padre di un figlio affetto da una rara malattia: la sindrome Cardio Facio Cutanea (CFC). Quindi il racconto descrive le difficoltà portate da questa sindrome: molteplici e probanti al massimo grado. Una su tutte, la mancata comprensione del padre verso i comportamenti del figlio.

L’autore procede conducendo il lettore attraverso una serie di interrogativi inerenti alla condizione sociale di Walker e a questioni riguardanti il suo stato clinico-sanitario. Potrà migliorare nel tempo la malattia? Potrà lui essere in qualche modo istruito? Sarà mai istituzionalizzata, riconosciuta e sostenuta la condizione di coloro che convivono con questa (o con un’altra) malattia? Ma madre e padre pongono a se stessi queste domande. E la risposta per ora è: “No”.

Di seguito un estratto dell’articolo di Roger Rosenblatt pubblicato sul Sunday Books Review in data 5/5/2011

His face is distorted, with an over-large brow, sloping eyes and a thick lower lip. He cannot speak. He cannot eat solid food, and takes in formula through a tube from a feedbag powered by a pump. The tube runs through a hole in his sleeper into a valve in his belly. When Walker’s own punches begin to awaken him, his father must disconnect the tube and lift the 45-pound boy out of his crib, carry him down three flights of stairs and try to coax him back to sleep. He also must change Walker’s ballooning diaper, as the boy is not toilet trained, and prevent him from smearing excrement every­where. He then feeds him a bottle and tiny doses of Pablum. The kitchen is covered with the film of Pablum dust. Brown’s tasks are performed as quietly as possible so as not to disturb his wife, Johanna, and Walker’s older sister, Hayley. In the first eight years of Walker’s life, neither parent slept two uninterrupted nights in a row.

Il libro

Ian Brown, The Boy in the Moon, St. Martin’s Press, New York City, 2011

L’autore

La casa editrice

St. Martin's Press

La libreria

AC

La denuncia del Guardian: migranti africani lasciati morire in mare

9 maggio 2011

Decine di migranti africani sono stati lasciati morire di fame e di sete nel mar Mediterraneo, dopo che unità europee e della Nato hanno ignorato le loro richieste di aiuto. È quanto denuncia oggi il quotidiano britannico Guardian.

Ecco l’articolo del quotidiano inglese

Alla fine di marzo, una barca con 72 persone a bordo, tra cui donne, bambini e rifugiati politici, ha avuto problemi mentre cercava di raggiungere l’isola di Lampedusa. Solo 11 di loro sono riusciti a sopravvivere dopo 16 giorni di deriva (di questi, uno è morto subito dopo, un altro in prigione a Zeitan, in Libia). “Ogni mattina ci svegliavamo e trovavamo nuovi cadaveri, che lasciavamo stare per 24 ore prima di gettarli in mare – ha raccontato uno dei sopravvissuti, Abu Kurke – negli ultimi giorni non ci riconoscevamo, pregavamo, eravamo moribondi“.


Stando all’indagine condotta dal quotidiano britannico, la barca lascia Tripoli il 25 marzo scorso diretta a Lampedusa. A bordo ci sono 47 etiopi, sette nigeriani, sette eritrei, sei ghanesi e cinque sudanesi. I problemi cominciano dopo solo 18 ore di navigazione: i migranti contattano allora padre Moses Zerai, prete eritreo che vive a Roma, il quale a sua volta contatta la Guardia costiera italiana. Gli ufficiali riferiscono a padre Zerai che la barca è stata localizzata a circa 60 miglia a largo da Tripoli e che sono state allertate le autorità competenti. Poco dopo, sull’imbarcazione in difficoltà appare un elicottero con insegne militari, da cui vengono gettati acqua e cibo. Il pilota invita i migranti, a gesti, a mantenere la loro posizione, garantendo sul prossimo arrivo di una nave per soccorrerli. Ma non arriva nessuno. Nessun paese ha ammesso di aver inviato l’elicottero. “Noi avevamo allertato Malta che la nave si stava dirigendo nella sua zona di competenza, e abbiamo lanciato un allarme alle navi in navigazione“, ha detto un ufficiale italiano. Da parte loro, le autorità maltesi hanno negato ogni coinvolgimento nella vicenda.


Il 29 o 30 marzo, l’imbarcazione si ritrova però accanto a una portaerei della Nato. Secondo i sopravvissuti, due jet si alzarono in volo e volano bassi sulla loro barca. I migranti mostrano i due neonati presenti a bordo, ma nessuno intervenne. Stando alle ricerche condotte dal quotidiano britannico, la portaerei in questione sarebbe la francese Charles de Gaulle. Le autorità francesi hanno inizialmente negato la loro presenza nella zona, ma di fronte alle prove mostrate dal giornale britannico un portavoce ha negato ogni commento.


Da parte sua, un portavoce della Nato ha fatto sapere che non risulta alcuna registrazione riguardo a navi in pericolo o incidenti. “Le unità della Nato sono pienamente consapevoli delle loro responsabilità riguardo la salvezza della vite in mare“, ha aggiunto un funzionario. “Più di 60 persone sono morte perchè si è abdicato alle proprie responsabilità – ha invece denunciato padre Moses Zerai, che ha tenuto i contatti con i migranti fino a quando non si è scaricata la batteria del loro telefono satellitare – questo è un crimine, e un crimine non può rimanere impunito solo perchè le vittime sono migranti africani e non turisti su una nave da crociera“.

Il testo è l’articolo di Flavia Amabile pubblicato sul sito della Stampa (09/05/2011)


Il giornale

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Offerta speciale Elsevier S&T

6 maggio 2011

Fino al 30 giugno su libon.it oltre 1400 titoli del gruppo editore Elsevier (Science & Technology) al 20% di sconto sempre con spedizione gratuita per qualunque importo!

Tra le opere in offerta titoli di psicologia, scienze della vita, neuroscienze, agricoltura, zoologia, botanica, scienze alimentari, ecologia, scienze veterinarie, etc.

Elsevier, specializzato in pubblicazioni scientifiche tecniche e mediche e uno dei principali editori accademici mondiali, pubblica più di 2.500 riviste e 2.200 nuovi libri ogni anno.

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