Il discorso di Barack H. Obama: crisi finanziaria estate 2011

 

 

 

Ecco il discorso di Barack H. Obama a proposito della crisi finanziaria, del tracollo dei mercati internazionali nell’estate 2011.

Chi scrive associa (forse capziosamente) le parole riportate di seguito a un uomo spaesato, a una maschera terrorizzata, non al volto di un uomo sicuro o intrepido – ecco il legame con il video -. Il Sistema a cui il Presidente degli Stati Uniti d’America fa riferimento con grande vaghezza, che regola le vite degli abitanti del pianeta, è un fantasma; impalpabile scivola sul mondo e spinge l’uomo nel baratro.

 

 

Americane e americani,

a questo punto del mio mandato e nel pieno delle tempeste economiche e finanziarie che stanno sconvolgendo il nostro paese e l’intero mondo desidero rivolgermi a voi con parole sincere e oneste per dirvi come stanno veramente le cose.

Ho pensato a lungo se compiere o no questo passo, che nessun altro Presidente degli Stati Uniti o di qualsiasi altro paese del mondo ha mai compiuto. Poi ho deciso che era venuto il momento di farlo, che non si poteva più aspettare, che dovevo avere fiducia nei miei concittadini, che non avevo il diritto di continuare a tenervi nascosta la verità, che era ora di non trattarvi più come dei bambini a cui si raccontano delle storielle, che dovevo dirvi come è organizzata la nostra vita e la vita della specie umana su questo pianeta, per tentare di modificarne tutti insieme – con creatività e con coraggio – la traiettoria suicida.

Mi anima l’idea, o l’illusione, che si possano modificare le cose anche con una spinta che viene dall’alto, e non solo dal basso, come è quasi sempre successo nel mondo, a prezzo di enormi sofferenze e tragedie. Mi avete dato una responsabilità molto grande. Non voglio deludere le aspettative e le speranze che avete riposto in me.

Mi avete eletto, sorprendendo il mondo, in un momento in cui sembrava che il nostro grande paese avesse di fronte a sé un destino di rapido declino, frutto di ristrettezza di orizzonti, avidità senza freni, arroganza, incapacità di sentire la propria originalità e la propria missione in questo cruciale momento della vita della nostra specie su questo pianeta. Devo dirvi con schiettezza che non sono riuscito finora a essere all’altezza delle speranze che avevo acceso nei vostri cuori, e questo perché ogni idea minima di miglioramento e di rigenerazione della vita si è scontrata con interessi così ottusi e feroci che hanno portato alla paralisi di ogni mio proponimento volto al bene pubblico e non solo all’interesse di gruppi e caste e lobbies che, in questa epoca, sono diventati i nuovi tiranni del nostro paese e del mondo.

Finora – lo avete visto bene – ho impiegato tutte le mie forze e il mio tempo nel tentativo di mediare con questi ciechi e forsennati interessi di breve respiro. Perché ogni cosa è degenerata a tal punto, gli interessi in gioco sono così grandi che non si può più muovere un passo senza scatenare furibonde reazioni. Perché il naturale desiderio di aumentare il proprio benessere, per sé e per la propria famiglia e per il proprio gruppo, è diventato una macchina totalitaria che assorbe tutto e che non si ferma più di fronte a niente e opprime altre vite fino a divorare interi paesi e interi popoli attraverso giochi di guerra economici e finanziari irresponsabili e criminali. Simili a indemoniati con cui è impossibile ragionare, costoro respingono ogni proposta che sia nell’interesse di molti e non di pochi, per perseguire fini di pura sopraffazione. Il nostro paese e il mondo sono ostaggio di queste caste tiranniche e di queste lobbies che opprimono i popoli come durante i peggiori periodi storici del feudalesimo. È venuto il momento di prendere coscienza di questo. È venuto il momento di chiederci se possiamo ancora permetterci un simile fardello e se all’interno di queste logiche ci sarà un futuro per noi. È venuto il momento di chiederci se una simile tirannide della sola dimensione economica sulla vita è il nostro unico e fatale destino o se invece è possibile organizzare le nostre vite anche su altre potenze che ci sono dentro di noi.

Per quanto mi riguarda, io non sono più disposto a farmi scudo di queste terribili difficoltà per continuare a tacere. Io ho la possibilità – che mi è data dalla nostra Costituzione e dalle nostre leggi – di rivolgermi con fiducia e con coraggio a voi, come un capitano in una tremenda burrasca, quando occorre unire gli sforzi per salvare le vite dei marinai e ricondurre in porto la nave.

Americane e americani, ma anche cittadine e cittadini del mondo intero, così non si può più andare avanti. Bisogna dire con chiarezza che se non cambieremo la nostra rotta andremo a sbattere contro un muro. Bisogna rompere l’incantesimo e renderci conto che stiamo segando da tempo il ramo su cui siamo seduti. Tutti i fini, i mezzi, gli strumenti, gli scopi, le strutture, le scale delle priorità su cui si reggono le nostre vite e le vite dei nostri popoli e delle nostre nazioni sono da ripensare e da reinventare. Nel nostro paese vivono più di 300 milioni di persone provenienti da ogni angolo della terra. Nel nostro pianeta vivono ormai quasi 7 miliardi di persone. Tutti insieme, mossi da queste logiche e tiranneggiati da questi nuovi demoni, stiamo saturando l’unico mondo di cui disponiamo e, come un’orda di cavallette, stiamo saccheggiando le sue non infinite risorse, lasciando in eredità un deserto alle generazioni future. Mentre sempre nuovi, potenti paesi si stanno preparando a seguire la stessa rovinosa strada che anche noi abbiamo finora seguito, con esiti che non sono difficili da prevedere.

Bisogna riorganizzare le nostre vite su altre basi, su altre priorità e su altri valori. La strada sarà lunga, difficile, ma, come prima cosa, bisogna individuare la malattia se si vuole curarla. Ci aspetta un lavoro enorme, ma anche un’enorme invenzione e un’enorme speranza. Occorre uno sforzo e una fiducia comuni per reinventare le nostre vite. Non c’è più tempo, non possiamo più permetterci di rimandare. Noi uomini, come specie, abbiamo solo duecentomila anni, un battito di ciglia rispetto alle vite di altre specie, eppure in così poco tempo siamo riusciti a portare al limite del collasso le condizioni della nostra vita su questo pianeta, che pare ormai vicino al punto in cui non potrà più sostenere a lungo la nostra devastante presenza.

Il nostro paese ha dato prova anche nel passato di grande coraggio, di non avere paura di difficoltà che sembravano a prima vista insormontabili. È venuto il momento di tirare fuori ancora questo coraggio, di compiere questa impresa che sembrerebbe superiore alle nostre forze: quella di rendere ancora possibile e desiderabile la vita su questo pianeta, per noi e per i nostri figli. Da questo momento in poi mi impegno di fronte a voi a impiegare il tempo che mi divide dalla fine del mio mandato presidenziale per tentare di creare le premesse e di gettare le basi per questa gigantesca trasformazione, coinvolgendo anche gli altri paesi e gli altri popoli e gli altri governi del mondo. Io da solo – anche se sono il Presidente degli Stati Uniti – posso fare ben poco. Aiutatemi a fare quello che è giusto fare. Solo così gli Stati Uniti torneranno a essere una luce e una guida per il mondo intero.

Ecco, vi ho detto quello che avevo da dirvi. Non lo so che cosa mi succederà adesso. Non so neppure se uscirò vivo dalla sala in cui sto registrando questo messaggio o se arriverò alla fine di questa giornata. Non so se vivrò abbastanza a lungo per potervi chiedere di rieleggermi sulla base di questo arduo mandato. Io non so se queste parole vi spaventeranno o se invece vi ridaranno speranza e coraggio e se per questo mi rieleggerete. Però sono sicuro che – qualunque cosa succeda – quello che vi ho detto stanotte resterà nei nostri cuori e che non lo dimenticherete.

Dio salvi l’America e salvi il mondo.

 

 

 

 

Il testo è tratto da un post di Antonio Moresco su Il primo amore: Discorso del presidente degli Stati Uniti Barack H. Obama nella memorabile notte del…
Il video è il monologo finale di  M- Il mostro di Dusseldorf.

La libreria

 

 

 

 

 

AC

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