Il superorganismo, Bert Hölldobler e Edward O. Wilson

 

 

 

 

Il superorganismo, di Bert Hölldobler e Edward O. Wilson, è l’edizione italiana di un libro spettacolare – a livello di esemplificazione delle sofisticate potenzialità teoriche del pensiero evoluzionistico – scritto dai due più autorevoli mirmecologi viventi. La sua uscita purtroppo ha tardato cinque anni a causa del dissidio insorto tra loro durante la gestazione dell’opera. Un contrasto riguardante il meccanismo selettivo che avrebbe fatto emergere i comportamenti altruisti e, nella fattispecie, dato luogo alle forme di socialità più avanzate e sorprendenti, osservabili quasi solo tra gli insetti eusociali. Quel dissidio è diventato un acceso (anche nei toni) scontro tra Wilson e alcuni biologi teorici, da una parte, e la comunità dei sociobiologi, di cui l’entomologo di Harvard era uno dei leader scientifici. L’ultimo eclatante episodio è del marzo scorso: 130 sociobiologi hanno firmato una lettera a Nature, criticando duramente un articolo di Wilson e di Peter Nowak, che pretende di smontare la teoria della selezione parentale. Cioè, la tesi che l’altruismo e quindi la cooperazione negli insetti sociali, siano evolutivamente la conseguenza della parentela genetica tra gli individui.
La questione è piuttosto nota, e viene sollevata da Charles Darwin. Come è possibile, se l’unità di selezione è l’individuo, che trasmette le sue caratteristiche vantaggiose alla prole, che esistano organizzazioni sociali, come quelle delle formiche, delle termiti o delle api, i cui componenti, a parte le regine, sono sterili o non si riproducono e vivono o si sacrificano per il formicaio, il termitaio o l’alverare? Darwin opta per l’esistenza di un livello di selezione al di sopra dell’individuo. Cioè che anche la colonia possa funzionare come un’entità biologica competitiva. (…) Tornando al libro, si tratta di un’espansione della parte teorica di Formiche (tradotto anche’esso da Adelphi 1997) con cui la coppia vinse il Pulitzer ma soprattutto di un aggiornamento del famoso, splendido e oggi storico Le società degli insetti pubblicato da Wilson nel 1974 (Einaudi 1976). Rimane il fatto che, pur con l’indecisione teorica di cui si è detto, questo libro contiene formidabili lezioni sulla natura dell’organizzazione biologica e dimostra come alla fine la sociobiologia, anche rispetto al funzionamento di società evolutivamente molto lontane da noi, sta di fatto convergendo in una nuova sorta di economia sociale della natura. Dove l’intuizione smithiana della “mano invisibile” e l’annoso problema del coordinamento spontaneo dei comportamenti individuali trova negli insetti eusociali formidabili modelli naturali. Su cui non farebbero male gli economisti a ragionare, usando questi sistemi come termini di paragone per capire cosa manca alle società umane (a parte i geni, e questo non è poco!) per cooperare più efficacemente in vista di un bene comune.

 

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Gilberto Corbellini sul settimanale Domenica del Sole 24 Ore in data  20-11-2011

 

 

 

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AC

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