Il cielo diviso, Cassandra, La città degli angeli: le opere di Christa Wolf

 

 

 

Il cielo diviso, Cassandra, La città degli angeli: ovvero alcune delle opere letterarie di Christa Wolf, certamente una delle figure centrali della letteratura tedesca del Novecento.

Nata nel 1929, in quella parte di Polonia con abitanti di lingua tedesca rivendicata dal nazismo, crebbe sotto quel regime e fu cacciata dalla terra natale nel 1945 dall’arrivo dei russi, ritrovandosi naturalmente abitante di quella mezza Germania detta DDR, e abitando proprio a Berlino, città divisa per eccellenza. Imbevuta di ideali comunisti, fu giovane attivista e giovane scrittrice impegnata. Si era laureata con il grande Hans Mayer con una tesi su Fallada, tipico scrittore di Weimar e della diaspora conseguente l’avvento di Hitler. Il disagio dell’essere cresciuta sotto una dittatura e di vivere sotto un’altra che si diceva comunista, le vicende dei paesi fratelli dell’Europa dell’est posti sotto il giogo di Stalin e dei suoi successori, finirono per aprirle gli occhi assai presto, e la sua scrittura si fece, pur con le obbligate difese ma cercando sempre di evitare le astuzie di tanti scrittori del regime, sempre più densa e più ricca: spostando il romanzo verso il mito, verso il saggio, verso il diario, nella linea di una interrogazione costante sul rapporto con la società e le sue leggi, le sue oppressioni. Non si trattò solo di politica, anche di condizione femminile, di lotta contro ogni tipo di oppressione, di perennità e varietà della ricerca dell’indipendenza del pensiero e della saggezza di una convivenza senza sopra e sotto. Fu ben diversa in questo da una delle grandi scrittrici della DDR, Anna Seghers, grandissima scrittrice perseguitata dal nazismo, molto più anziana e più onorata e in qualche modo una sua maestra o sorella maggiore, che si compromise decisamente nel regime, nonostante l’alta qualità della sua opera, e da Bertolt Brecht con la sua genialità e la sua arte della sopravvivenza artistica. E fu certamente più vicina ai quasi coetanei il drammaturgo Heiner Muller, il romanziere Christoph Hein, il poeta Wolf Biermann.

Il cielo diviso ce la fece conoscere e amare (è un romanzo del 1963), e poi venne Cassandra, venerato dalle lettrici di mezzo mondo e non solo da loro, venne Medea, vennero Guasto e Riflessioni su Christa T. e le molte raccolte di saggi, interventi, diari, che ci permisero di avere – in Italia grazie all’ostinazione della casa editrice E/O, e grazie alle ottime traduzioni di Anita Raja – una conoscenza piena della scrittrice e della teorica, e del suo modo di militare dentro una società estremamente chiusa pur senza considerare mai “l’altra parte”, l’Occidente, come un paradiso di chissà quali libertà. La storia e l’oltre la storia (il dietro la storia, il sotto la storia) divennero i poli di una personale dialettica retta da una sincerità assoluta, che rifulse anche quando, dopo la caduta del muro, si tentò da occidente di infangare il suo nome con accuse che si rivelarono infondate, di collaborazione con la Stasi, la famosa polizia segreta interna del regime di Ulbricht e dei suoi successori.

Di fatto, la cultura della RFT e della nuova Germania unita non le ha mai perdonato la sua indipendenza di pensiero e il suo attaccamento a un’idea di società equalitaria, la sua diffidenza nei confronti della società capitalistica e dei suoi feticci. Nel marzo del 1992 – il muro era caduto da poco, e così il regime sovietico e i suoi “satelliti – venne a Milano chiamata da “Linea d’ombra” per un incontro con Kazimierz Brandys, il grande romanziere polacco (il capolavoro: Rondò, edizioni E/O, o in lingua inglese  pubblicato da Europa Editions) che era stato anche lui comunista e anzi nelle sue prime opere autore di punta del “realismo socialista”. Questi due scrittori si stimavano molto a vicenda e, sia detto tra parentesi, avrebbero ben meritato il Nobel ben più di tanti scrittori infinitamente meno bravi di loro. Ospiti in una sala che ci venne procurata dalla curia, per intervento diretto del cardinal Martini, di fronte a un pubblico vasto e variegato che andava da Fortini e Cases a quasi tutti i tedeschi (“di destra” e “di sinistra”) di Milano, e dagli studenti ai politici, il loro fu il duetto vivace di due “ex” ovviamente molto disillusi e molto lucidi anche sul proprio passato, che però non entusiasmò certi nostalgici del comunismo che erano accorsi anche loro sperando ben altro… Sia Brandys che la Wolf ci sembrarono persone di una sincerità assoluta, che rispondevano senza nessun escamotage alle richieste della situazione e che però non esitavano a dire il loro “che cosa rimane”  e a ribadire la propria diffidenza nei confronti della società capitalista.

Oggi che le contrapposizioni tra Est e Ovest e tra comunismo e capitalismo sono crollate e il regime è uno solo, questa fedeltà ha forse qualcosa di nuovo da insegnarci, ma sono soprattutto convinto che i lettori che Christa Wolf continuerà ad avere cercheranno nella sua opera – e specialmente in Cassandra – una lezione perennemente attuale, che va oltre la Storia nel segno di una pervicace difesa della dignità umana, contro ogni manipolazione e ogni mistifcazione ideologica.

 

 

Pubblichiamo il testo che Christa Wolf scrisse in occasione dei 15 anni delle Edizioni E/O. Durante il primo incontro con gli editori Sandro Ferri e Sandra Ozzola, Christa e Gerhard Wolf vennero a sapere che Sandro aveva una libreria chiamata «Vecchia Talpa»; da allora in poi cominciarono a chiamarli “Le talpe” (Sandroesandra)

 

 

Il testo è l’articolo di Goffredo Fofi pubblicato sul settimanale Domenica del Sole 24 Ore in data 01-12-11

 

 

 

 

La casa editrice italiana dell’autrice

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

AC


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