A History of the World in 100 objects, Neil MacGregor

 

 

 

A History of the World in 100 objects è il libro del direttore del British Museum Neil MacGregor, pubblicato da Viking, frutto del lavoro di quattro anni di cento esperti che hanno ricavato una classifica degli oggetti più significativi conservati dal museo. Cento oggetti tra gli otto milioni prodotti dall’uomo in più di due milioni di anni.

Sono gli oggetti quotidiani quelli più interessanti e carichi di storia: al centro di tutto c’è il significato del rapporto tra forma e funzione. È il caso dell’ascia da pugno (anche detta amigdala per la sua forma a mandorla) in fonolite ritrovata nella gola di Olduvai, in Tanzania, ossia quella che è definita la culla dell’umanità. È stata scolpita tra 1,4 e 1,2 milioni di anni fa, ed è il primo oggetto tecnologico multiuso: l’Homo Habilis lo usava per spellare la selvaggina e ricavarne pellicce, per tagliare la carne e ridurre i vegetali a una pappa commestibile. Oggetto talmente efficiente da accompagnare l’uomo per un milione di anni. Per costruire un’ascia da pugno non basta la destrezza manuale, ma serve soprattutto la capacità di pianificare e astrarsi dall’immediato per immaginare se stessi nel futuro. E forse quest’ascia custodisce anche il segreto del linguaggio: “Oggi le neuroscienze ci indicano che le aree del cervello attive quando si costruisce un utensile si sovrappongono a quelle della parola, come se si fossero evolute insieme” sostiene l’autore.

Il servizio da tè vittoriano , tris di teiera-zuccheriera- bricco per il latte, prodotto intorno al 1840 nella migliore manifattura di porcellana inglese, l’Etruria dal famoso ceramista Josiah Wedgwood, simboleggia uno dei primi paradossi della globalizzazione. Il tè è infatti sia il simbolo dell’essere inglesi che del non esserlo affatto: le foglie per l’infusione arrivano da India e Cina, lo zucchero dai Caraibi. E dietro la raffinata porcellana fregiata d’argento MacGregor rintraccia anche i disegni sul controllo sociale: da prelibatezza per ricchi, come era nel Settecento, il tè, a partire dal 1785, diventa una bevanda economica, che le classi alte hanno interesse a diffondere tra la popolazione perché sia sobria e operosa, anziché intorpidita dall’alcol.

 

 

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Giuliano Aluffi pubblicato sul Venerdì di Repubblica in data 13/01/2012

 

 

 

 

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AC


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