Archivio per la categoria ‘Leggi fondamentali della stupidità’

The Basic Law of Human Stupidity, Carlo M. Cipolla

24 ottobre 2011

 

 

 

The Basic Law of Human Stupidity, per dirla con Carlo M. Cipolla, racconta la stupidità umana, ovvero “una delle più potenti e oscure forze che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana”.

Trentacinque anni fa questo libro l’autore lo regalava a pochi amici. Paradossalmente solo oggi tutti potranno leggere il testo originale dopo che in tante lingue è diventato un bestseller. Nessuno invece potrà mai leggere il seguito alle Leggi fondamentali che lui avrebbe voluto intitolare I rumpbal nella storia.

 

 

Siamo nel 1973. Carlo M. Cipolla chiede alla casa editrice bolognese, per la quale sta per pubblicare la traduzione della Storia economica dell’Europa pre-industriale, di stampare un breve testo in inglese che intende regalare agli amici per Natale. Si tratta di una deliziosa (auto)parodia del modo di fare storia economica dell’antichità e del Medioevo. Il commercio delle spezie, in particolare del pepe, dopo la scoperta del suo potere afrodisiaco, è individuato come il vero motore dello sviluppo economico del Medioevo. Nell’agosto 1976, l’autore chiede di stampare con le stesse modalità un altro breve testo in inglese: The Basic Law of Human Stupidity. Il Mulino ne tira un centinaio di copie numerate e l’autore le regala agli amici. Sulla base dell’analisi dei danni o vantaggi che l’individuo procura a se stesso e di quelli che procura agli altri, e data la definizione per cui “una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o adirittura subendo un danno”, l’autore costruisce uno schema di ascisse e ordinate in cui collocare con precisione i tipi degli intelligenti, degli sprovveduti, dei banditi e degli stupidi, dal quale si evince tra l’altro che “lo stupido è più pericoloso del bandito”. Con questa deliziosa parodia sembra aver scoperto le leggi della stupidità. Per anni però si rifiuta di tradurre il testo in italiano. Impossibile rendere lo humour swiftiano dell’originale. Ma le pressioni crescono, il passaparola si diffonde e nel 1987 accetta di far tradurre i due testi e di riunirli in Allegro ma non troppo, uscito nel 1988. A mancare all’appello era una vera edizione inglese o americana. La soluzione si è raggiunta il 3 novembre 2011 con la pubblicazione del volume per i tipi del grande editore bolognese.

 

 

 

Il testo riprende l’articolo di Armando Massarenti pubblicato dal settimanale Domenica del Sole 24 Ore

 

 

 

Il libro

 

 

 

L’autore

Occorre correggere Wikipedia (cui rimanda il link di questa foto): la M. del nome dell’autore non sta per Maria. Non sta per niente: l’autore la usò nel 1950 per riempire uno spazio richiesto mentre compilava i moduli d’iscrizione all’università di Berkely.

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

AC