Archivio per la categoria ‘Letteratura contemporanea’

Liberamilano seguito da Una mattina ci siam svegliati, Nanni Balestrini

22 gennaio 2012

 

 

 

 

Liberamilano seguito da Una mattina ci siam svegliati: l’autore è  Nanni Balestrini. Si tratta della cronaca di due giornate milanesi, che aprono e chiudono il periodo berlusconiano. Il secondo, è il resoconto della manifestazione del 25 aprile 1994, immediatamente successiva alla vittoria elettorale di Berlusconi; il primo è quello della vittoria di Pisapia nelle elezioni comunali di fine maggio 2011.

Nell’un caso come nell’altro, Radio Popolare racconta in diretta gli avvenimenti, raccogliendo le divers voci della città, di memoria e di resistenza nel caso della vittoria berlusconiana, di entusiamo, di fiducia e di apertura al futuro nel caso della recente vittoria di Pisapia. Anche in questo volume una oralità collettiva, veicolata questa volta da uno strumento di comunicazione di massa; anche qui il montaggio opera sapientemente su linguaggi preesistenti. (…) In oltre quarant’anni di attività, l’autore ha progressivamente affinato una tecnica espressiva fondata su artifici tipici delle avanguardie (il montaggio e l’uso della tecnologia applicata alla parola) e tuttavia capace di affetti potenti di realismo e di epica collettiva volta a esprimere una nuova oralità di massa. Conciliare lo sperimentalismo degli anni ’60 con il bisogno di raccontare la storia e la cronaca: questo è stato l’obiettivo a cui ha lavorato Balestrini.

 

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Romano Luperini pubblicato dal Domenica del Sole 24 Ore in data 22/01/2012

 

 

 

 

Il libro

 

 

 

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The Letters of Samuel Beckett, vol.1 (1929-1940), vol.2 (1941-1956), Cambridge University Press

22 gennaio 2012

 

 

 

The Letters of Samuel Beckett, vol.1 (1929-1940), vol.2 (1941-1956), pubblicato da Cambridge University Press, rivela la vera natura dello scrittore irlandese. La sua vera natura è nelle lettere. Una vita pigra e annoiata ad aspettare un riconoscimento che giunse tardi con la piece di Estragon e Vladimi. Ma alla prima non andò. Lo straordinario successo lo spiazzò (“deve esserci un malinteso” dichiarò) e mise in crisi le sue schive strategie sociali.

Si ha spesso l’impressione che piuttosto che leggere Beckett i critici lo sfruttino per dimostrare qualche teoria a loro cara. Lo si presenta come chi ha inaugurato il post-modernismo, decostruito il realismo, esaltato Joyce, poi demolito Joyce, come l’autore più ascetico e staccato dalla realtà quotidiana che mai ci sia stato, o dall’altra parte come l’esistenzialista ateo più vicino all’ordinaria decrepitudine della carne. Alla vita dalla quale è scaturita la sua straordinaria creatività, invece, si pensa poco, se non per proporre il mito dell’artista eremita lontano da ogni considerazione mondana. Adesso però con la pubblicazione dei primi due dei quattro volumi di lettere, si ha la possibilità di costruire tutt’altra immagine del progetto di Beckett e di tornare a leggerlo sgombro di vecchi pregiudizi; scoprendo innanzitutto che l’autore aveva ragione quando sosteneva che le sue opere erano di una semplicità e ovvietà esemplare.

 

 

 

 

Il testo riprende l’incipit dell’articolo di Tim Parks pubblicato dal Domenica del Sole 24 Ore in data 08/01/2012

 

 

 

 

Il libro

 

I volume

II volume

 

 

 

 

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La libreria consiglia: Ragazzo di città, Edmund White

19 dicembre 2011

 

 

 

Con Ragazzo di città (traduzione di Alessandro Bocchi), Edmund White (all’età di settant’anni) ci regala forse il suo libro più bello. È un libro di ritratti. C’è prima di tutto l’autoritratto del giovane scrittore, giovane, timido e un po’ imbranato ragazzo del Midwest che nel 1962 arriva a New York e da lì costruisce, a volte a fatica, la sua carriera di scrittore. Racconta i suoi lavori, le sue prime esperienze letterarie, i suoi traslochi, i suoi viaggi, i suoi amori, le sue frequentazioni. Ci regala poi un bellissimo ritratto di città. Prima di tutto di New York (che domina dalla prima all’ultima pagina), ma anche qua e là, di San Francisco, Parigi, Venezia e Roma. Ci porta a spasso per le strade di New York fin dalle prime righe del libro, che comincia così: “Negli anni Settanta, a New York, nessuno si svegliava prima di mezzogiorno. Era una città al collasso, pericolosa, sudicia, dove spesso latitavano i servizi essenziali”. Nelle sue pagine ritornano spesso le descrizioni di questa New York, sporca (“sulle strade si accumulavano montagne di spazzatura maleodorante”), violenta, intollerante (“noi gay portavamo al collo dei fischietti per poter chiedere aiuto ad altri gay in caso di aggressioni da parte delle gang”). White ci racconta soprattutto la New York del Village e di Soho, i quartieri più trasgressivi. Nel 1969, con la rivolta di Stonewall, egli assiste alla rinascita del movimento gay. “Quel che colpiva di più”, scrive, “era l’abbondanza sessuale”. Nel libro le sue avventure sessuali, più esplicitamente descritte in altri suoi libri, restano sullo sfondo. Qui l’autore preferisce indugiare su altri incontri. Quelli con scrittori, poeti, letterati, personaggi del mondo culturale che, nonostante lo sfacelo della città, animavano la vita di New York e non solo. Ecco allora una straordinaria galleria di ritratti. Ci troviamo Elizabeth Bishop. Una ingombrante, vulcanica, autoritaria e superba Susan Sontag, sua grande amica, pur tra alti e bassi. Poi Robert Wilson, il trasgressivo e geniale fotografo Robert Mapplethorpe (“Mise subito in chiaro che non era interessato al sesso; no, voleva che io scrivessi di lui”). E ancora William Burroughs, Truman Capote e Peggy Guggenheim. Il racconto si chiude all’inizio degli anni Ottanta. Da allora lo scrittore di Cincinnati ha continuato ad essere baciato da una felicità creativa che sembra smentire quanto gli disse un giorno Truman Capote: “Probabilmente scriverai dei bei libri. Ma, ricordati, è una vita atroce”.

 

 

Il testo è l’articolo di Roberto Zichittella pubblicato su Satisfiction

 

 

 

 

Il libro

 

 

 

Il libro in lingua originale

City boy. My life in New York during the 1960s and 1970s

 

 

 

 

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Olive Kitteridge, Elizabeth Strout

28 novembre 2011

 

 

 

Olive Kitteridge è il romanzo della scrittrice americana Elizabeth Strout vincitore del Premio Pulitzer 2009.

La storia, ambientata nel Maine dove l’autrice è nata e cresciuta, è un romanzo fatto di racconti. Storie che raccontano giovani senza voglia di vivere, dolci tradimenti in età matura, una ragazza che fugge di casa per sfuggire all’amore opprimente della madre. E una pianista sessantenne che prima di suonare al bar del paese deve ancora bere per farsi coraggio.
La protagonista, Olive, è un’insegnante in pensione. Sarcastica, dotata di un’acuta intelligenza, ella commenta le vite dei suoi compaesani con una schiettezza che rasenta la brutalità ma in cui spesso è impossibile non riconoscersi, almeno nelle riflessioni fatte tra sé o con il marito Henry, farmacista del paese. Lei è il vero filo conduttore dei racconti che compongono il libro. Nelle pieghe della sua esistenza banale (la scuola, la pensione, il figlio Cristopher che si sposa e si trasferisce in California e poi a New York contro il parere dei genitori), c’è la preziosa riflessione dell’autrice sulla vita vera. Che non è fatta di grandi avvenimenti ma di piccoli assestamenti quotidiani e grandi illuminazioni. Protagoniste sono anche le strade di Crosby, piccolo villaggio della vecchia America dell’East Coast e del New England, quella che vota democratico e ospita prestigiose università. Con la sua baia tranquilla e i lunghi inverni Crosby fa capolino tra le pagine, così ben descritto da essere il personaggio silenzioso del libro.

Questo malinconico romanzo parla del diventare vecchi, di figli che crescono, della paura della morte. Ma è anche una storia d’amore vero e profondo.

 

 

Il testo è tratto da Il Recensore

L’immagine in apertura è un dipinto di Edward Hopper

 

 

 

 

Il libro

 

 

 

Il libro in lingua originale

 

 

L’autrice



È nata nel 1956 a Portland (Maine) e ora vive a New York con il marito e la figlia. Ha insegnato letteratura e scrittura al Manhattan Community College per dieci anni e scrittura alla New School e ha pubblicato racconti su diverse riviste, tra cui il New Yorker. Ha scritto tre romanzi, tra cui Amy e Isabelle (pubblicato in Italia da Fazi) e Abide with me.

 

 

 

 

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