Archive for the ‘Michele Serra’ Category

La libreria consiglia: Il Provinciale. Settant’anni di vita italiana, Giorgio Bocca

27 dicembre 2011

 

 

 

 

La libreria consiglia la lettura de Il Provinciale. Settant’anni di vita italiana di Giorgio Bocca e cita l’Amaca di Michele Serra in memoria del giornalista scomparso.

 

Bocca è di quelli che, andandosene, ci lascia davvero soli. Questo sono i Padri: coloro che sanno quello che si deve e quello che non si deve fare. I Padri sanno tenere nascosti dubbi e debolezze, e se hanno paura (perché tutti hanno paura) non lo lasciano intendere. L’italiano di Bocca era netto e spedito, i suoi giudizi secchi come una fucilata, il rischio dell’inespressività, della debolezza di pensiero gli pareva la vera indegnità di ogni scrittura. Meglio correre il rischio il rischio della durezza. Nel Provinciale, che è uno dei pochi libri davvero decisivi per capire il Novecento italiano, ha raccontato senza un grammo di moralismo, e anzi facendosene attore egli stesso, l’euforia del boom, lo stordimento dell’Italia inurbata e arricchita, l’appartenenza all’epopea partigiana come bussola intatta, come discrimine morale. Era spesso aspro e pessimista, ma non era mai vinto e mai vile; e mano a mano che si disfacevano ideologie e certezze, in lui, anche da molto vecchio, si ritrovano lo sguardo chiaro del coraggio. Lo ammiravo molto e mi metteva soggezione. Non c’è giornalista di questo giornale che non si faccia, in questo momento, la domanda del figlio quando muore il padre: se saremo degni di lui.

 

 

 

Il testo è l’elzeviro – L’amaca – di Michele Serra pubblicato da Repubblica in data 27-12-11

 

 

 

 

Il libro

 

 

 

 

L’autore

 

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

AC

Il ruolo del Partito Comunista Italiano nella storia d’Italia del secondo dopoguerra

15 novembre 2011

 

 

 

Il ruolo del Partito Comunista Italiano nella storia d’Italia del secondo dopoguerra è stato salvifico per le sorti della nostra democrazia.

Questa affermazione deriva da una mia ferma convinzione. Con questo intendo dire che il Pci sia stato, negl’anni tra il 1950 e 1990, l’elemento più robusto del patto costituzionale italiano. La sua linea politica è stata figlia della più elevata austerità, responsabilità istituzionale e del più alto ideale umanitario.

Qui voglio richiamare gli elementi di queste mie affermazioni, prima citando un elzeviro (L’amaca) di Michele Serra (La Repubblica, 13-11-11) in cui compare quanto appena sostenuto, poi proponendo la lettura di un libro: il saggio monografico (biografia di Enrico Berlinguer) con cui, studente di Lettere all’Università di Firenze, preparai parte dell’esame di Storia Contemporanea nell’anno accademico 2008/2009.

Scrivo questo piccolo post con l’idea di richiamare testimonianze che “celebrino” il ruolo del Pci nella storia del nostro paese, con l’idea di dover riosservare il passato prima di fare il futuro – “Il futuro ha radici antiche”, scrive Carlo Levi -, e con il trasporto emotivo, che non nego, nei suoi confronti e nei confronti, soprattutto, di alcuni dei suoi capi storici. Io sono nato nel 1987, quindi tre anni dopo la morte di Enrico Berlinguer. Tuttavia per me questo nome, questo grande dirigente, ricopre a tutt’oggi il ruolo e la funzione di un padre.

 

 

 

 

L’amaca di Michele Serra

Per gli oltranzisti del berlusconismo morente dev’essere una ragione di speciale sofferenza il ruolo determinante di Giorgio Napolitano in questo passaggio d’epoca. Che sia un capo storico del fu Partito Comunista Italiano, per giunta circondato da un larghissimo consenso popolare, a guidare il Paese fuori dal pantano nell’anno 2011, è qualcosa che alle orecchie dei Cicchitto, dei Sacconi e dei Brunetta (la delegazione di ex craxiani nel Pdl è nutrita e importante, e ci piace completarla con Giuliano Ferrara) non può non suonare come una bestemmia. Del resto l’anticomunismo italiano, insieme alle sue tante ottime ragioni, ha sempre avuto il torto (supremo) di non capire che i comunisti, considerandosi parte determinante del patto costituzionale, avevano fortissimo il senso delle istituzioni e dello Stato. Già negli anni del terrorismo, mentre una parte non trascurabile del mondo socialista intratteneva cordiali rapporti con i peggiori maestri in circolazione, i comunisti erano in trincea nella difesa dello Stato.
In circostanze per fortuna molto meno drammatiche, ma non meno gravi, capita nuovamente che siano quella scuola politica, e quello stile istituzionale, a esprimere un Capo dello Stato così rispettato e così rispettabile.

 

 

 

 

Il libro

Francesco Barbagallo, Enrico Berlinguer, Roma, Carocci, 2007

 

 

 

 

 

 

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