Archive for the ‘Storia contemporanea’ Category

Deng Xiaoping and the Transformation of China, Ezra F. Vogel

29 dicembre 2011

 

 

 

Deng Xiaoping and the Transformation of China di Ezra Feivel Vogel è un grande libro. Alcuni tra i più prestigiosi newspapers americani lo hanno inserito tra i migliori libri dell’anno 2011.

 

L’autore è professore emerito di Scienze sociali alla Harvard University. Forse nessun’altro studioso della storia, della società e della cultura cinese contemporanea meglio di lui avrebbe potuto addentrarsi nel vortice dei mutamenti del terzo paese del pianeta per estensione del territorio, secondo per volume dell’indotto dell’economia e primo per numero di abitanti.

 

Il personaggio cui ruota attorno questo studio è la personificazione del “mutamento cinese”. Forse nessun’altro nel corso del ventesimo secolo ha avuto un impatto più radicale e duraturo sulla storia  del mondo. Deng Xiaoping fu descritto da Mao Tse-Tung come un ago dentro una palla di cotone. Egli fu la guida pragmatica ed estremamente lucida alle spalle della rivoluzione economica della Cina nella seconda metà, e ancora di più, nell’ultimo quarto di secolo. Affrontò i danni prodotti dalla Rivoluzione Culturale, dissolse il culto della figura di Mao, spezzò le politiche che avevano imbrigliato l’economia del paese. Ossessionato dalla crescita economica e tecnologica, allacciò fondamentali rapporti commerciali con l’Occidente. Allo stesso tempo fu un capo autoritario: si ricordi il giro di vite ordinato in Piazza Tiananmen nel 1989.

 

 

Dopo aver studiato in Francia e in Russia, dove scoprì il Marxismo e il Leninismo, ritornò nel 1927 in Cina. Due anni dopo guidò la sommossa della provincia di Guangxi contro il governo del Kuomintang. Ben presto la rivolta fallì e lui si spostò nell’Area del Soviet Centrale nella provincia dello Jiangxi. Fu un veterano della Lunga Marcia, durante la quale servì come Segretario Generale del Consiglio Centrale del Partito Comunista. Da commissario politico sotto Liu Bocheng, organizzò importanti campagne militari durante la guerra con il Giappone contro il Kuomingtang, durante la Guerra Civile. Essendo un sostenitore di Mao Tse-tung,  fu incaricato dallo stesso Mao di ricoprire nel nuovo governo cariche importanti. Nel 1957, dopo aver appoggiato ufficialmente Mao nella sua Campagna Anti-Conservatrice, divenne Segretario Generale del Partito Comunista Cinese dirigendo gli affari quotidiani del paese assieme al Presidente Liu Shaoqi. Al crescere del disincanto nei confronti del grande balzo in avanti di Mao, Deng e Liu, all’interno del PCC, acquisirono sempre più influenza e potere. Attuarono delle riforme economiche che rafforzarono il loro prestigio tra le file del partito e tra la popolazione. Deng e Liu collaborarono con tenacia, per adottare una linea politica più concreta, in opposizione alle idee radicali di Mao. Gradualmente emerse come leader de-facto della più popolosa nazione del mondo nei primi anni successivi alla morte di Mao nel 1976.  Una volta al potere, egli si accorse della necessità di smontare parte dell’impalcatura culturale ed economica costruita da Mao e da lui nel corso di più di cinquant’anni: e lo fece. Faceva parte anche lui di quella manciata di contadini rivoluzionari che aveva condotto la Cina: un gruppo che include Mao Tse-tung e i fondatori delle dinastie Han e Ming.

 

 

 

 

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La libreria consiglia: Il Provinciale. Settant’anni di vita italiana, Giorgio Bocca

27 dicembre 2011

 

 

 

 

La libreria consiglia la lettura de Il Provinciale. Settant’anni di vita italiana di Giorgio Bocca e cita l’Amaca di Michele Serra in memoria del giornalista scomparso.

 

Bocca è di quelli che, andandosene, ci lascia davvero soli. Questo sono i Padri: coloro che sanno quello che si deve e quello che non si deve fare. I Padri sanno tenere nascosti dubbi e debolezze, e se hanno paura (perché tutti hanno paura) non lo lasciano intendere. L’italiano di Bocca era netto e spedito, i suoi giudizi secchi come una fucilata, il rischio dell’inespressività, della debolezza di pensiero gli pareva la vera indegnità di ogni scrittura. Meglio correre il rischio il rischio della durezza. Nel Provinciale, che è uno dei pochi libri davvero decisivi per capire il Novecento italiano, ha raccontato senza un grammo di moralismo, e anzi facendosene attore egli stesso, l’euforia del boom, lo stordimento dell’Italia inurbata e arricchita, l’appartenenza all’epopea partigiana come bussola intatta, come discrimine morale. Era spesso aspro e pessimista, ma non era mai vinto e mai vile; e mano a mano che si disfacevano ideologie e certezze, in lui, anche da molto vecchio, si ritrovano lo sguardo chiaro del coraggio. Lo ammiravo molto e mi metteva soggezione. Non c’è giornalista di questo giornale che non si faccia, in questo momento, la domanda del figlio quando muore il padre: se saremo degni di lui.

 

 

 

Il testo è l’elzeviro – L’amaca – di Michele Serra pubblicato da Repubblica in data 27-12-11

 

 

 

 

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Fiat-Chrysler e la deriva dell’Italia industriale, Giuseppe Berta

24 dicembre 2011

 

 

 

Fiat-Chrysler e la deriva dell’Italia industriale è l’ultimo saggio di Giuseppe Berta edito dal Mulino.

 

La questione Fiat-Chrysler, con le sue incognite sul futuro, è la spia di ciò che potrà succedere domani ad altre grandi imprese, chiamate a scegliere fra proiezione internazionale e radicamento nel territorio d’origine. L’esperienza Fiat mostra come la ricerca di una soluzione internazionale possa rivelarsi una condizione di sopravvivenza.

 

L’alleanza Fiat-Chrysler ha costituito un punto di svolta nel panorama industriale del nostro paese. Sull’orlo del collasso al passaggio di secolo, dopo un difficile rilancio, la Fiat ha colto l’occasione della crisi globale del 2008 per trovare nel legame con la Chrysler la via d’uscita da una situazione altrimenti senza futuro. Ma ciò ha finito col proiettare la nostra maggiore impresa industriale fuori dei confini nazionali, calamitandola nei flussi di una dinamica globale che minaccia il suo ancoraggio al sistema italiano. Il progressivo distacco dall’Italia della sua impresa-simbolo pone perciò interrogativi sulle prospettive stesse del nostro industrialismo. C’è ancora spazio per la grande impresa?

L’autore insegna Storia contemporanea nell’Università Bocconi di Milano. I suoi libri più recenti sono: “Nord. Dal triangolo industriale alla megalopoli padana 1950-2000” (Mondadori, 2008), “L’Italia delle fabbriche. La parabola dell’industrialismo nel Novecento” (Il Mulino, III ed. 2009), “Eclisse della socialdemocrazia” (Il Mulino, II ed. 2010).

 

 

 

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Il ruolo del Partito Comunista Italiano nella storia d’Italia del secondo dopoguerra

15 novembre 2011

 

 

 

Il ruolo del Partito Comunista Italiano nella storia d’Italia del secondo dopoguerra è stato salvifico per le sorti della nostra democrazia.

Questa affermazione deriva da una mia ferma convinzione. Con questo intendo dire che il Pci sia stato, negl’anni tra il 1950 e 1990, l’elemento più robusto del patto costituzionale italiano. La sua linea politica è stata figlia della più elevata austerità, responsabilità istituzionale e del più alto ideale umanitario.

Qui voglio richiamare gli elementi di queste mie affermazioni, prima citando un elzeviro (L’amaca) di Michele Serra (La Repubblica, 13-11-11) in cui compare quanto appena sostenuto, poi proponendo la lettura di un libro: il saggio monografico (biografia di Enrico Berlinguer) con cui, studente di Lettere all’Università di Firenze, preparai parte dell’esame di Storia Contemporanea nell’anno accademico 2008/2009.

Scrivo questo piccolo post con l’idea di richiamare testimonianze che “celebrino” il ruolo del Pci nella storia del nostro paese, con l’idea di dover riosservare il passato prima di fare il futuro – “Il futuro ha radici antiche”, scrive Carlo Levi -, e con il trasporto emotivo, che non nego, nei suoi confronti e nei confronti, soprattutto, di alcuni dei suoi capi storici. Io sono nato nel 1987, quindi tre anni dopo la morte di Enrico Berlinguer. Tuttavia per me questo nome, questo grande dirigente, ricopre a tutt’oggi il ruolo e la funzione di un padre.

 

 

 

 

L’amaca di Michele Serra

Per gli oltranzisti del berlusconismo morente dev’essere una ragione di speciale sofferenza il ruolo determinante di Giorgio Napolitano in questo passaggio d’epoca. Che sia un capo storico del fu Partito Comunista Italiano, per giunta circondato da un larghissimo consenso popolare, a guidare il Paese fuori dal pantano nell’anno 2011, è qualcosa che alle orecchie dei Cicchitto, dei Sacconi e dei Brunetta (la delegazione di ex craxiani nel Pdl è nutrita e importante, e ci piace completarla con Giuliano Ferrara) non può non suonare come una bestemmia. Del resto l’anticomunismo italiano, insieme alle sue tante ottime ragioni, ha sempre avuto il torto (supremo) di non capire che i comunisti, considerandosi parte determinante del patto costituzionale, avevano fortissimo il senso delle istituzioni e dello Stato. Già negli anni del terrorismo, mentre una parte non trascurabile del mondo socialista intratteneva cordiali rapporti con i peggiori maestri in circolazione, i comunisti erano in trincea nella difesa dello Stato.
In circostanze per fortuna molto meno drammatiche, ma non meno gravi, capita nuovamente che siano quella scuola politica, e quello stile istituzionale, a esprimere un Capo dello Stato così rispettato e così rispettabile.

 

 

 

 

Il libro

Francesco Barbagallo, Enrico Berlinguer, Roma, Carocci, 2007

 

 

 

 

 

 

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La mutazione individualista, Giovanni Gozzini

27 ottobre 2011

 

 

 

Con La mutazione individualista, Giovanni Gozzini offre uno studio storico e sociologico di ottimo valore sul ruolo della televisione nella società italiana dal 1954 al 2011. Il saggio si presenta come un vero e proprio vademecum sull’utilizzo del poderoso elettrodomestico, e offre un grande spunto di riflessione sui tangibili effetti che questo “oggetto e soggetto” ha prodotto sulle persone, le famiglie, le comunità e la società tutta del nostro paese.

 

La televisione cambia la testa degli italiani. Cancella la politica come progetto condiviso di futuro e la sostituisce con un’arena di gladiatori. Cancella la storia e la sostituisce con un presente senza passato. Cancella la realtà e la sostituisce con uno spettacolo continuo che divizza le persone comuni. Cancella la fatica e la sostituisce con il sogno del successo. Ma la televisione non è onnipotente. Se provoca tali effetti è perché – a differenza di chiese, partiti, sindacati – ha saputo raccogliere una mutazione individualista che si sviluppa in modo molecolare e sotterraneo nella società italiana, a partire dagli anni Settanta. Da Dallas al Grande Fratello, molte produzioni televisive hanno contribuito a cancellare l’orizzonte collettivo della storia e della politica e la realtà si è ridotta a un microcosmo di individui.

 

 

 

Il video in apertura riprende un’intervista di Enzo Biagi a Pier Paolo Pasolini e altri intellettuali

Il testo in corsivo è ripreso dal sito della casa editrice Laterza

 

 

 

Il libro

 

 

 

 

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Ripubblicato dal Mulino: Colpo alla nuca. Memorie di una vittima del terrorismo.

15 febbraio 2010

In libreria da qualche settimana, ripubblicato nella nuova collana “Storie italiane” che l’editore Il Mulino dedica alle memorie dell’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano, Colpo alla nuca: memorie di una vittima del terrorismo.

Venerdì 2 maggio 1980: siamo nel pieno degli anni di piombo e quattro terroristi di Prima Linea irrompono nello studio di Sergio Lenci, architetto romano specializzato in edilizia carceraria. Gli mettono un cerotto sulla bocca, lo trascinano in bagno, lo spingono sul pavimento tra il water e il lavandino e gli sparano un colpo mortale: una pallottola sola, calibro nove, dritta alla nuca. Ma Lenci miracolosamente sopravvive, con la pallottola per sempre conficcata nella testa e con un grande desiderio: capire il perché del terrorismo e il senso, se esiste, della violenza quale forma di lotta. Le sue memorie registrano il tormento di chi dapprima si chiede “perché io?”, poi soltanto “perché?”. Ma il terrorismo non dà risposte. Neppure gli incontri in carcere con Giulia Borelli, unica donna del commando, offriranno una giustificazione plausibile al calvario fisico e morale che Lenci è stato condannato a vivere.

Le memorie, scritte dopo l’attentato del 2 maggio 1980, hanno vinto il Premio Pieve 1987, organizzato dalla Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.

27 gennaio 2010 – Giorno della Memoria

25 gennaio 2010
La fuga dei nazisti : Mengele, Eichmann, Priebke, Pavelic da Genova all’impunità Andrea Casazza, Il melangolo, 2007

Non vi dimenticherò mai, bambini miei di Auschwitz Denise Holstein, Il melangolo, 2006

Storia di un tedesco ebreo Jakob Wassermann, Il melangolo , 2006

Piccola metafisica dell’omicidio Eliette Abécassis, Il melangolo, 2004

Il concetto di Dio dopo Auschwitz : una voce ebraica Hans Jonas, Il melangolo, 1993

Il mito nazi Philippe Lacoue-Labarthe, Jean Luc Nancy, Il melangolo, 1992

Afghanistan: la lezione del Vietnam

13 ottobre 2009
Mentra a Washington si riflette sull’Afghanistan e sulla scelta tra il ritiro o l’invio di rinforzi due libri – “Lessons in Disaster” di Gordon Goldstein e “A Better War” di Lewis Sorley-  sono diventati la lettura d’obbligo per l’amministrazione, perchè la missione in Afghanistan non replichi il fiasco del Vietnam.

Fonte: Il Sole 24 Ore (Venerdì 8 ottobre 2009)

A Better War” Lewis Sorley (HARCOURT BRACE & CO, 2007)

Lessons in Disaster” Gordon M. Goldstein (Henry Holt & Company 2009)

D-Day: The Battle for Normandy

28 maggio 2009

A pochi giorni dalle celebrazioni per il il 65mo anniversario dello sbarco americano in Normandia è appena stato pubblicato il nuovo libro di Antony Beevor.

D-Day The Battle for Normandy by Antony Beevor

Beevor, nato nel 1946 in Inghilterra, è uno dei più importanti storici mondiali ed è stato allievo di John Keegan, il più famoso storico della seconda guerra mondiale.

La recensione del Times (May 23, 2009)

Il D-Day fu un crimine di guerra? (La Stampa 27/5/2009)

27 gennaio: il Giorno della Memoria della Shoah

27 gennaio 2009

Anne Frank, “Tagebuch (Fischer Taschenbuch);

Mark Kurzem “The Mascot. The Extraordinary Story of a Jewish Boy and an SS Extermination Squad” (Ebury Press);

Hélène Berr, “Journal 1942-1944″ (À vue d’oeil):

Patrick Desbois, “Porteur de mémoires. Sur les traces de la Shoah par balles” (M. Lafon).