Archive for 8 novembre 2010

Vita e destino come Guerra e pace.

8 novembre 2010

Vasilij Semënovič Grossman è l’autore del Guerra e pace del XX secolo. Vita e Destino.

«Ho appena terminato un grande romanzo a cui ho lavorato per quasi dieci anni…» scriveva nel 1960 Vasilij Grossman, scrittore noto in patria sin dagli anni Trenta (e fra i primi corrispondenti di guerra a entrare, al seguito dell’Armata Rossa, nell’inferno di Treblinka). Non sapeva, Grossman, che in quel momento il manoscritto della sua immensa epopea (che aveva la dichiarata ambizione di essere il Guerra e pace del Novecento) era già all’esame del Comitato centrale. Tant’è che nel febbraio del 1961 due agenti del KGB confischeranno non solo il manoscritto, ma anche le carte carbone e le minute, e perfino i nastri della macchina per scrivere: del «grande romanzo» non deve rimanere traccia. Gli occhiuti burocrati sovietici hanno intuito subito quanto fosse temibile per il regime un libro come Vita e destino: forse più ancora del Dottor Živago. Quello che può sembrare solo un vasto, appassionante affresco storico si rivela infatti, ben presto, per ciò che è: una bruciante riflessione sul male.

Ci sono dei libri che sono di più che dei semplici romanzi. Sono dei libri-mondo, perché racchiudono tutto il mondo dentro di sé e, a lettura terminata, lasciano una sensazione di completezza, come se niente altro potesse venire aggiunto a quanto essi contengono.

Vita e destino del russo Vasilij Grossman è un libro-mondo che non ha bisogno di aggettivi per qualificarsi. Ma lo diciamo ugualmente: è straordinario. Un libro-mondo ad iniziare dal titolo, che fa pensare a quello tolstojano di “Guerra e pace”, ma è più complesso. Il titolo di Grossman non gioca su due opposti, piuttosto suscita la riflessione su quale sia il legame tra la vita e il destino, e la risposta verrà solo alla fine, nel caso non l’avessimo appresa dalle 800 pagine precedenti. Perché “in epoche tremende l’uomo non è più artefice del proprio destino”, anzi, “è il destino del mondo ad arrogarsi il diritto di condannare o concedere la grazia, di portare gli allori o di ridurre in miseria…”. Che cosa può fare allora l’uomo, nelle grinfie della Storia, succube della collera dello Stato? Soltanto cercare di difendere, a tutti i costi, il suo diritto di chiamarsi uomo.

AC

Fonte: http://www.wuz.it/

http://www.adelphi.it/

Lev Nikolaevič Tolstoj: cento anni dalla morte.

8 novembre 2010

Grande è l’immagine dello scrittore a cent’anni dalla morte.

Lev Nikolaevič Tolstoj  /ˈlʲɛf nʲɪkɐˈlaɪvʲɪtɕ tɐlˈstoj/ (Jasnaja Poljana, 28 agosto 1828 – Astapovo, 7 novembre 1910), è ricordato come “la luce più pura che abbia illuminato la nostra giovinezza in quel crepuscolo denso di ombre grevi del diciannovesimo secolo che tramontava.»
(Romain Rolland, Nobel per la Letteratura)

Mahatma Gandhi: «Quarant’anni fa, mentre attraversavo una grave crisi di scetticismo e dubbio, incappai nel libro di Tolstoj Il Regno di Dio è dentro di voi, e ne fui profondamente colpito. A quel tempo credevo nella violenza. La lettura del libro mi guarì dallo scetticismo e fece di me un fermo credente nell’ahimsa. Quello che più mi ha attratto nella vita di Tolstoj è il fatto che egli ha praticato quello che predicava e non ha considerato nessun prezzo troppo alto per la ricerca della verità. Fu l’uomo più veritiero della sua epoca. La sua vita fu una lotta costante, una serie ininterrotta di sforzi per cercare la verità e metterla in pratica quando l’aveva trovata. […] Fu il più grande apostolo della non-violenza che l’epoca attuale abbia dato. Nessuno in Occidente, prima o dopo di lui, ha parlato e scritto della non-violenza così ampiamente e insistentemente, e con tanta penetrazione e intuito. […] La vera ahimsa dovrebbe significare libertà assoluta dalla cattiva volontà, dall’ira, dall’odio, e un sovrabbondante amore per tutto. La vita di Tolstoj, con il suo amore grande come l’oceano, dovrebbe servire da faro e da inesauribile fonte di ispirazione, per inculcare in noi questo vero e più alto tipo di ahimsa

La vita di Tolstoj fu lunga e tragica, nell’accezione più vera del termine, ossia nel senso che essa fu dominata da una profonda, segreta tensione: la si potrebbe definire una tragedia dell’anima.
Tolstoj ebbe un’incessante, tormentosa evoluzione interiore, lottò con se stesso e con il mondo, e questa lotta, talora impetuosa, alimentò senza sosta l’impulso creativo.

In questa occasione, voglio segnalare alcuni libri che parlano di Tolstoj, che di Tolstoj si occupano e si nutrono:

Il libro, pubblicato da Einaudi negli anni Ottanta, è ormai assolutamente introvabile: la notte tra il 27 e il 28 ottobre 1910, un vecchio di 82 anni fugge dalla casa in cui era nato, cresciuto e invecchiato. Si era coricato intorno alle 11,30 dopo aver trascorso una giornata “normale”, se normale si può considerare tutto quello che nell’ultimo burrascoso periodo, stava capitando a Lev Tolstoj: una lunga cavalcata in compagnia del suo medico personale che lo accompagnava ovunque, Dusàn Makovickij, poi la cena, la lettura di un manoscritto, un’ennesima lettera alla moglie, infine il letto e il sonno. Quando alle tre di notte Tolstoj si sveglia avverte la presenza della moglie Sof’ja nel suo studio e subito un profondo senso di rivolta per quel continuo controllo lo prende. E la decisione di andarsene, di fuggire, si fa irrefrenabile: un’ultima lettera alla moglie di cui affida la consegna alla figlia. Preparato rapidamente il bagalio, invita dottore e figlia ad accompagnarlo. Alle sei di mattina si allontana da quella casa che, al di là di alcuni periodi trascorsi altrove, era stata il suo riferimento per 82 anni.

  • Tolstoj è morto, Vladimir Pozner, Adelphi, Milano, 2010. Traduzione di Giuseppe Girimonti Greco. A cura di Valeria Perrucci. Con una nota di André Pozner. In appendice, bibliografia e nota bibliografica. Traduzione italiana del romanzo originale in lingua francese del 1935 edito da Christian Bourgois Editeur.
  • I diari 1862-1910, Sof’ja Tolstaja, La Tartaruga, 2010. Prefazione di Doris Lessing
    Traduzione di Francesca Ruffini e Raffaella Setti Bevilacqua. Un diario imponente, che ha dovuto necessariamente essere ridimensionato per questa pubblicazione,  che raccoglie le confidenze e gli accadimenti di cinquantasette anni di vita e che ci danno la possibilità, di scoprire non solamente il carattere e la storia di questa donna, e anche  di comprendere un po’ più a fondo la non facile vita che ebbe accanto a un uomo grande, geniale, importante . Il libro si apre con un racconto che Sof ‘ja scriverà all’età di 68 anni, nel 1912 due anni dopo la morte di Lev. Lo scritto che si rifà a degli appunti presi sul suo diario nel 1893, sarà pubblicato sul giornale La parola russa il 23 settembre del 1912.
    Sono pagine felici e piene di grandi aspettative rispetto alla sua vita futura, quella che l’aspetterà una volta sposata. Sof ‘ja parla con entusiasmo di una visita che, con la madre e le sorelle, farà presso la casa di campagna del futuro marito, a Jasnaja Poljana e di come tutto le sia parso immensamente bello. La realtà, che vivrà una volta sposata, sarà un po’ diversa da quella che si era immaginata. La convivenza con Tolstoj è piena di imprevisti, data la natura e il carattere del grande scrittore; inseguirà per tutta la vita una verità  che faticherà sempre a trovare e che gli tormenterà l’esistenza.
    Sof’ja è una donna sensibile, profonda, colta che con grande generosità metterà da parte le proprie capacità di scrittrice per dedicarsi alla famiglia: al marito ed ai tredici figli che nasceranno. Molto spesso  si sente però inadeguata al ruolo di moglie di un “così tanto” marito. Si interroga sulle sue presunte mancanze, cerca di capire come migliorare i suoi rapporti con Lev. Il diario diventerà una sorta di valvola di sfogo, di interlocutore invisibile e silenzioso al quale poter confidare le proprie paure, ansie, gelosie, delusioni.
  • Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi), Nicola Lagioia, Minimum Fax, Roma, 2002.Un lui, una lei, la Roma di oggi, la classica storia d’amore che potrebbe ricominciare; ma il confidente del protagonista, fra partite a scacchi e tazze di caffè al bar, è… Lev Tolstoj.
    Con un linguaggio serrato ed elegante, un’ironia feroce, un continuo sovvertimento dei piani narrativi, Lagioia si diverte a trasformare la più convenzionale delle trame in «una macchina per la distruzione di cliché letterari» che non risparmia Guerra e pace, le madeleines di Proust, il mito della droga e quello del ritorno all’infanzia: un’originalissima prova di talento in cui si mescolano lo sperimentalismo europeo e il postmoderno americano. Il romanzo d’esordio di un vero innovatore.

AC

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Lev_Tolstoj

http://wuz.it/