Sulla lingua del tempo presente, Gustavo Zagrebelsky

Sulla lingua del tempo presente. La lingua del potere nell’Italia di oggi. Undici parole per Lui posson bastare.

Scendere in politica: da uno stadio superiore (l’azienda) a uno inferiore (la politica). Contratto con gli elettori (devoti): concetto mediato dalla dimensione imprenditoriale e commerciale e trasportato nella dimensione pubblica e statale della politica . Amore fra colleghi e persone della stessa fazione: intromissione nella sfera intima e sentimentale. Doni del capo, ai sottomessi. Mantenuti: tutti coloro che non hanno conseguito fortuna (la fortuna del capo). Popolo: coacervo di persone sottostanti tutte uguali, o, perlomeno, moltitudine omologata. E ancora: le tasche degli italiani, ovvero un luogo intoccabile arrivato a essere tabù; politicamente corretto, categoria tanto più generica quanto più stringente e imperante nel gergo pubblico.

Gustavo Zagrebelsky studia il tempo in cui viviamo vivisezionandone la lingua; o meglio, analizzando alcune decine di parole di uno dei suoi principali protagonisti e “padroni”.

Come antecedente della sua fatica Zagrebelsky ha assunto la ricerca del celebre filologo ebreo-tedesco, Viktor Klemperer, che dedicò nel 1947, a guerra da poco conclusa, un saggio sull’idioma del Terzo Reich, da lui definito alla latina Lingua Terzii Imperii. L’argomento di Zagrebelsky è certo meno bieco, ma può dircela lunga sui tempi che viviamo. I quali si impongono alla nostra attenzione con il timbro vocale di chi ci governa e sommerge di parole.

AC                                                         LibOn.it

Fonte: Repubblica, Cultura, pag. 41, mercoledì 17 novembre 2010

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