John Barleycorn, Jack London

 

Jack London, John Barleycorn, Mattioli 1885, Parma, 2010

L’uomo chiamato John Barleycorn è il protagonista d’una canzone popolare inglese, almeno cinquecentesca. È una canzone antica, omaggiata nel tempo da una micidiale versione pop dei Traffic, contenuta nell’album John Barleycorn Must Die (1970), di discreto successo da quarant’anni a questa parte. È una canzone antica e triste, perché racconta la storia della dipendenza di un uomo dall’alcol. Nel 1913, il padre di Martin Eden, Jack London, scrisse una sua drammatica e intensa autobiografia romanzata, per ammonire i lettori a proposito di cosa possa davvero significare la dipendenza, e di cosa possa implicare – di quale sia la deriva che s’annuncia tra le pieghe di qualche gioia che non dura niente e non si ripete facilmente.

London decise di chiamare questa sua autobiografia romanzata proprio John Barleycorn, perché evidentemente non faticava troppo a riconoscersi in lui. Forse non è il solo. Chi è, davvero, John Barleycorn? London non sa dire se sia veramente un suo amico. Quando stanno insieme sembrano grandi amici ma non è proprio così. “Lui è il re dei bugiardi. È colui che sa dire con franchezza la verità. È l’augusto compagno che cammina con te al fianco degli dei. La sua via conduce alla nuda verità e alla morte. Ti fornisce una visione chiara e sogni torbidi. È il nemico della vita, e colui che insegna la saggezza al di là della saggezza della vita. È un assassino con le mani sporche di sangue, è il macellaio della giovinezza” (I, 14).
Jack London, John Barleycorn, Echo Library, Faiford, 2007
AC                                        LibOn.it
Fonte: Lankelot.eu

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