Contro la letteratura, Davide Rondoni

In Contro la letteratura, Davide Rondoni scrive che chi vuole uccidere la letteratura non sono i governanti con i loro tagli forsennati, bensì quei mediocri “fannulloni“, che per gli stessi governanti sono i professori di Lettere.

«Milioni di euro pubblici buttati in un pozzo» per Rondoni alimentano una classe col «culo dell’anima seduto comodo». L’insegnante-travet, «anima morta», si affanna a contestualizzare, storicizzare, tentare di spiegare quella scintilla divina, la Poesia, che andrebbe invece lasciata senza lacci, libera di infiammare gli Spiriti. Al suo posto Rondoni vagheggia un commando di Eletti che entrino senza troppe formalità in «un ordine di lavoratori a contratto».

Come ogni intellettuale di destra che si rispetti, Rondoni cita di sfuggita il Pasolini “corsaro”. Ma un suo vero antecedente è Giovanni Papini che nel 1914 (all’epoca di Amiamo la guerra) su Lacerba strillava: ” Chidiamo le scuole perché antigeniali (…) intristiscono gli animi anziché sollevarli”. Quell’ideologia antidemocratica (in entrambi dichiaratamente anti-illuministica) torna sempre nella sua “supplica abissale, svergognata”: ad accompagnare le forbici privatizzatrici, quelle sì svergognate, di Tremonti.

Ma perché ostinarsi a considerare la scuola pubblica, e in essa la presenza delle materie umanistiche, un valore non contrattabile? L’insegnamento della letteratura, a scuola, sia reso facoltativo: questa la “Gran Proposta” di Rondoni.

 

Articolo di Andrea Cortellessa

 

Davide Rondoni, Contro la letteratura, Il Saggiatore, Milano, 2010

 

AC                                                        LibOn.it

 

Fonte: La Repubblica, R2 Cultura, venerdì 10 dicembre 2010, pag.51


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