L’ora d’italiano, Luca Serianni

Nell’ Ora di italiano Luca Serianni nota come, dopo decenni di idealistica egemonia delle materie umanistiche, si sia arrivati all’estremo opposto. Non stupisce che sia sempre più emarginata, dall’ideologia dominante del Massimo Profitto Immediato, una ricerca come quella umanistica. Mentre un’educazione linguistica attraverso la letteratura sarebbe davvero un valore aggiunto, in una società che vive di linguaggio.

Certo, la sistematica umiliazione sociale dei docenti ha prodotto, in molti di noi, disamoramento e routine. Il requisito primo del buon insegnante è “strettamente soggettivo, anzi psicologico”: la “fiducia” nella propria efficacia. Chi insegna deve anzitutto “credere al lavoro che fa e scommettere su sé stesso, proponendosi agli allievi come un esempio positivo”.  Ed è un paradosso solo apparente quello per il quale – proprio in quanto negletta e disprezzata dalla società contemporanea – la letteratura può essere banco di prova ideale: di questo continuare a formare se stessi cui equivale a formare gli altri.

Dalla Francia giunge la tesi di Yves Citton (L’avenir des Humanités, La Découverte, pagg. 203): per il quale l’avvenire dell’Umanità è legato proprio alle humanités, alle discipline umanistiche. Se ai modelli dominanti della società della comunicazione e del mercato della conoscenza si sostituisse una “cultura dell’interpretazione“, infatti, si accederebbe a una pratica non fondamentalista dell’approssimarsi continuo alla verità, della sua continua messa in discussione, di una necessaria dimensione sociale del pensiero.

Articolo di Andrea Cortellessa

Luca Serianni, L’ora d’italiano, Laterza, Roma-Bari, 2010

AC                                                                         LibOn.it

Fonte: La Repubblica,venerdì 10 dicembre 2010, pag.51


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