L’alieno Mourinho, Sandro Modeo

L’alieno Mourinho, nuova pubblicazione di quel magnifico editore di qualità e di personalità che è ISBN di Milano, è un libro-giocattolo per tutti gli intellettuali e per i tifosi dell’Inter; è un intelligente viatico all’interiorizzazione della parabola di Mourinho, per gli sportivi; è ragione d’ulcera per tifosi della Roma (e del Milan). È una delle biografie più disorientanti e ricche d’inventiva pubblicate negli ultimi anni: sicuramente un grande libro di calcio, non soltanto un buon libro di saggistica creativa, emiscientifica emiludica eminostrana.

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Cosa mi ricordava la scrittura satura di intellettualismo e di funambolismi letterari di Sandro Modeo? Perché era così famigliare, perché era così piacevole? Quale poteva essere il paradigma? Gianni Brera? Manco per niente. Carmelo Bene che parlava di Falcao. Ecco cosa. La stessa ispirazione. La stessa grazia. Le prime quindici volte che il giornalista del Corriere della Sera e del Guardian ha nominato Houdini mi sono sentito disorientato. Cosa può avere spinto un uomo così pieno di stile a perdere tempo con un paragone così grottesco? Man mano ho trovato pace, avanzando nella lettura. Perché mi sono accorto che è una trovata personale, indovinata e destinata a incuriosire chiunque sappia chi sia e cosa rappresenti Mourinho.

Notevole l’intuizione della “sindrome di Romeo e Giulietta”: secondo Modeo, Mourinho inverte l’intuizione di Chesterton: non è vero che “Il modo migliore per amare qualcosa o qualcuno è pensare che si potrebbe perderlo”, ma “Il modo migliore per farsi amare è far pensare agli altri che potrebbero perderci” (p. 73). Questa è la capacità tutta mourinhide di “proiettare l’ombra del rimpianto quando ancora si sta procedendo verso il futuro”, trasformando questo rimpianto nella massima motivazione dei giocatori.

Mourinho

Figlio d’arte (il padre, Félix, è stato portiere e allenatore del Vitoria Setubal), borghese  di una famiglia legata al regime di Salazar, Mourinho s’è diplomato all’Isef di Lisbona. Ha insegnato educazione fisica, è stato un calciatore mediocre – uno stopper che ha giocato un centinaio di partite tra A e B portoghese, prima del ritiro a soli ventiquattro anni. Ha cominciato ad allenare, giovanissimo, gli allievi del Vitoria Setubal: la squadra per cui ha sempre fatto il tifo, a quanto pare. Post corso Uefa in Scozia, patentino d’allenatore alla mano, torna in Portogallo come vice di Alves nel’Estrea Amadora. È l’inizio della sua carriera. Mourinho imparerà il mestiere lavorando come secondo di Bobby Robson (Sporting Lisbona, Porto e Barcelona) e di Van Gaal, stupirà il Portogallo portando una squadretta mediocre come l’Uniao Leira al quinto posto in classifica, stupirà mezzo mondo trascinando il Porto alla sua seconda Coppa dei Campioni (e a una Coppa Uefa: all’epoca valeva qualcosa). Di lì al Chelsea di Abramovich il passo, per lo Special One, è stato breve.

 

Sandro Modeo

Sandro Modeo, giornalista e saggista italiano. Scrive sul Corriere della Sera e sul Guardian.

 

Sandro Modeo, L’alieno Mourinho, Isbn, Milano, 2010

 

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