I migliori libri del 2010, The Spectator

The Specator (l’articolo è di Emily Rhodes) elegge i migliori libri 2010 della piccola editoria. “These books aren’t the big hits of the year (…) They aren’t the marketing and publicity engines of the big publishing houses are steaming away to promote. These books are from rather smaller publishers, houses consisting of just a tiny number of people. These books are really a labour of love.”

Emily Rhoden parla di libri frutto dell’amore di pochi artigiani della carta e della scrittura. Ma non solo. Ne rivendica la materialità, la forma, l’odore, la consistenza. Questi suoi libri, per essere goduti, devono essere toccati, accarezzati, aperti (dispiegati). Devono far mostra di sé sul tavolo di un bar… Tutte cose che un freddo schermo grigio non potrebbe permettere (“…in a way for which a cold grey screen will never be able to compensate…”).

Ecco l’elenco:                                                                                         su LibOn

Fu la copertina la prima cosa che mi attirò di questo libro. L’autrice – Jenny Erpenbeck – è nata a Berlino Est, nel 1967. Non è quindi una sorpresa il tema dell’opera:la Germania della guerra e del muro. Lo è invece la scrittura e la sua forma e disposizione nel testo: frammentata e quanto mai vicina alla poesia. “But what is unexpected, and incredibly powerful, is the fragmented form of the book; the prose that feels more like poetry (Susan Bernofsky has evidently achieved a brilliant translation); and the thoughtful exploration of the importance of place and the meaning of home.”

 

Stefan Zweig è un brillante autore viennese sfuggito ai nazisti nel 1942 e rifugiatosi in Brasile per eliminare il suo passato. Il battello preso alla volta del Brasile fornisce la scena in cui si svolge questo racconto. Nel quale un passeggero sfida il grande maestro in una partita di scacchi nella quale torna alla luce il suo spaventoso passato per mano dei nazisti.

 

 

Questo è un libro che chiede di esser fatto scivolare in una borsa da viaggio e di tenere compagnia al suo padrone nei viaggi più belli.

Ci troviamo su un treno bloccato sulle rotaie da un guasto. All’interno di un vagone vediamo un signore distinto, una signora dall’aspetto antiquato e alcuni rumorosi  bambini. Costei cerca invano di calmare i giovani scalmanati con prediche moraliste di nessun interesse. Lui invece – sull’orlo di una crisi di nervi – riesce nell’intento, raccontando loro appassionanti dark stories frutto della sua fantasia. L’austera signora, inorridita, definisce le storie immorali e indecenti (“improper”); ma i bambini (e con essi il lettore) chiedono, ammaliati, al narratore di proseguire.

 

 

AC                                                     LibOn

 

Fonte: TheSpectator.co.uk


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