Bansky. Il terrorista dell’arte, Sabina De Gregori

Banksy. Il terrorista dell’arte (Castelvecchi, 2010) è un divertente (e ben illustrato) saggio di Sabina De Gregori, che insegna agli italiani che Banksy va considerato una sorta di Pasquino inglese: “l’arte con cui dissemina le strade è per tutti, si serve di un linguaggio semplice e immediato senza mettere a disagio l’osservatore chiedendogli strumenti di comprensione che non possiede” (p. 152). Non solo. Proprio come Pasquino, “attacca l’ambiente con una precisione militare scegliendo per le sue rappresentazioni eventi e spazi chiave, coinvolgendo le persone e sollecitando il loro senso critico” (p. 153).

Banksy crede in diverse cose. La prima: “Se vuoi dire qualcosa, devi apporre il tuo messaggio dove la gente lo possa vedere. Solo stando in prima linea e dando forza alle tue idee puoi creare qualcosa” (p. 16).
La seconda: “Io cerco soltanto di rendere le immagini belle alla vista. Non voglio mostrarmi bello. Non sono alla moda. Le immagini generalmente appaiono migliori di come le eseguo quando le disegno per strada. Ho ovviamente problemi con i poliziotti. D’altro canto la mia è una scommessa simpatica. Sono certo che la realtà potrebbe essere una cocente delusione per i miei fan” (p. 118).
Quella più saggia: “Le persone che davvero deturpano i nostri luoghi sono le compagnie che scarabocchiano con slogan giganti i palazzi e gli autobus cercando di farci sentire inadeguati se non compriamo le loro cose. Si credono capaci di strillare i loro messaggi sulle nostre facce da ogni superficie disponibile, ma a noi non è permesso dare delle risposte. Hanno intrapreso la sfida e il muro è l’arma che abbiamo scelto per difenderci” (p. 179).
Sabina De Gregori (Ginevra, Svizzera, 1982), vive e lavora a Roma. Laureata in Storia dell’Arte, esordisce in saggistica con questo libro.
Sabina De Gregori, Bansky. Il terrorista dell’arte, Castelvecchi, Roma, 2010
AC                                                                        LibOn.it
Fonte: Lankelot.eu

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