Archive for dicembre 2010

Cinque libri di Natale: The Washington Post

23 dicembre 2010

Cinque libri di Natale, o meglio, sul Natale: Five books about Christmas.

Questo l’articolo che il Washington Post ha pubblicato ieri, mercoledì 22 dicembre 2010, firmato da Yvonne Zipp.

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By Yvonne Zipp

Wednesday, December 22, 2010

Whether it’s the Grinch staging a midnight raid on Whoville or the Herdman clan terrorizing a nativity play in The Best Christmas Pageant Ever, there are so many classic holiday stories that you couldn’t get through them all if you started reading before Arbor Day. That’s fitting, since the annual shindig in Britain and America can be traced back to one author. No, not Richard Paul Evans – Charles Dickens, whose A Christmas Carol helped reignite a craze for the holiday when it was published in 1843. (Mr. Dickens, Visa salutes you.) Every year brings a sleighful of new entries jostling to become the next “Polar Express” – or at least a heartwarming adaptation on the Hallmark Channel.

 

1Since The Christmas Box became a bestseller in 1995, Evans has been publishing’s Mr. December. In Promise Me (Simon & Schuster), Beth’s husband has died of cancer. Before shuffling off this mortal coil, he was a cheating louse. Beth’s daughter is sick, the doctors can’t figure out what’s wrong, and her job at the dry cleaner’s won’t cover the mortgage. Enter a gorgeous stranger, who instantly diagnoses her daughter’s illness – and then makes off with Beth’s home equity loan. (A bank handing over $63,000 to somebody it’s about to foreclose on – now, there’s a Christmas miracle.) While Evans specializes in heartwarming, there’s no getting around the fact that the central relationship here is less Clement Clarke Moore and more Jerry Springer.

2Miss Arabella Dempsey is also feeling less than merry. Her almost-fiance married her wealthy aunt instead, and the Georgian wallflower is forced to turn teacher. At Miss Climpson’s Select Seminary for Young Ladies, Arabella is attacked after stumbling across a Christmas pudding with a message inside. Fortunately, Reginald “Turnip” Fitzhugh, who is “possessed of every worldly endowment except intellect,” comes to her rescue. (Picture Bertie Wooster as a romantic lead.) Soon the banter and the puddings are flying as the two team up to catch a spy. Lauren Willig’s The Mischief of the Mistletoe (Dutton) combines elements of Jane Austen’s unfinished novel “The Watsons” with a little Baroness Orczy for a sugarplum of a romp that romance fans should gobble up.

 

3What if Raymond Chandler traded Los Angeles for the Arctic? Cranky elf Gumdrop Coal has been fired from Santa’s Workshop in The Fat Man: A Tale of North Pole Noir (Dutton). Then a lifelong member of the Naughty List is gunned down with a Red Ryder carbine-action BB gun: “Someone shot his eye out.” As things at the North Pole turn as nasty as rancid eggnog, Coal is left with an undeniable conclusion: Someone is gunning for the big guy. A holiday noir is a terrific idea, but, with a cast that includes Tiny Tim, the Nutcracker, the Misfit Toys and George Bailey from It’s a Wonderful Life, author Ken Harmon crams in too many pop culture references. (Even the Munchkins from “The Wizard of Oz” get a shout-out. Also “Citizen Kane.”) The effect is rather like someone stuffing a fruitcake, a peppermint stick and a partridge in a pear tree into a blender and pressing frappe.

 

4 The Christmas Chronicles (Bantam) was first produced as an eight-hour radio play, and this novella based on it seems designed to be read aloud. It traces the “real history” of one Klaus, a woodworker in the Black Forest in the 1300s who turned toymaker to console children after the Black Death ravaged his village. Once the magical elements kick in, the novel loses a little momentum, but author Tim Slover mixes dollops of wit in his folk tale. (An official North Pole Amendment: “Each child may make his or her list of requests as long as he or she pleases. Santa will be happy to consider the first three items. After that his attention tends to flag.”) While it lacks the wonder of “The Polar Express,” “The Christmas Chronicles” offers a similar message. And a reader can easily imagine Rankin/Bass turning it into a stop-motion holiday special, with nemesis Rolf Eckhof taking the place of Burgermeister Meisterburger.

 

5Boys and dogs go together like marshmallows and cocoa, but the neglected Irish setter that George’s grandfather brings home is strictly on loan while his owner is in jail. Nonetheless, Tucker’s presence at the Kansas dairy farm – still reeling from the death of George’s father – is so welcome that “it was as if the McCray family had suddenly discovered the benefits of running water.” With Christmas With Tucker (Doubleday), Greg Kincaid has written a solid, earnest holiday tale about hard work, family and the importance of a good dog.

Zipp reviews books regularly for the Christian Science Monitor.

 

 

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Fonte: TheWashingtonPost.com

Spartakus. Simbologia della rivolta, Furio Jesi

22 dicembre 2010

Spartakus. Simbologia della rivolta, è il testo apparso postumo del germanista e mitologo Furio Jesi morto  trent’anni fa.

“Prima della rivolta e dopo di essa si stendono la terra di nessuno e la durata della vita di ognuno, nelle quali si compiono ininterrotte battaglie individuali.”

Evocando Rimbaud e la Comune di Parigi, Jesi affermava: “Solo nella rivolta la città è sentita come l’haut-lieu e al tempo stesso come la propria città.”

Nell’ora della rivolta non si è più soli, ma si è nel flusso cangiante del Noi, entità provvisoria e labile, estatica e violenta.

Dopo la fine delle ideologie, dopo la caduta del Muro di Berlino, e il trionfo del pensiero unico, in Occidente come in Oriente, a New York come a Shangai, la rivolta sospende il tempo storico e crea l’istantaneo; è il trionfo del presente contrapposto al futuro. Non si attende più il giorno del compimento del lungo processo rivoluzionario. La rivolta instaura un tempo estatico, scrive Pietrandrea Amato, uno dei teorici delle nuove rivolte metropolitane, il qui e ora.

Walter Benjamin racconta come nel corso della Comune di Parigi i rivoltosi sparassero contro gli orologi, simbolo del tempo scandito dal progresso, dalla disciplina del lavoro. La rivolta non prevede, ma vive nel subitaneo; non presuppone neppure una classe sociale che prenderà il potere, ma solo individui atomizzati, che nel corso delle insurrezioni spontanee, non preparate e contagiose, diventano una forza provvisoria. Se le rivoluzioni coltivavano il sogno dell’assalto al Palazzo d’Inverno, conquista del centro simbolico del potere, la rivolta avviene in modo molecolare con l’intento di condizionare materialmente l’andamento normale delle cose.
Dopo la rivolta nulla è più come prima. Per i suoi teorici – Paolo Virno, uno dei filosofi italiani oggi più citati nel mondo, ma anche i francesi Alain Badiou e Jacques Rancière – la rivolta è l’analogo della catastrofe, del collasso cui ci ha abituato il nuovo capitalismo finanziario, l’unica risposta possibile a una società che non sembra più avere nessun fondamento certo, nessuna teoria con cui giustificare il proprio dominio, se non la coercizione, l’uso della forza o la seduzione del consumo.

La società dello spettacolo che ha dominato negli ultimi vent’anni, realizzando la profezia di Guy Debord, ora ha davanti a sé una serie di accadimenti non catturabili nelle forme dello spettacolo mediatico. Quello che in definitiva la rivolta destruttura è l’idea stessa dell’identità politica. Il Noi appare e scompare, e sospende il tempo storico a favore di quello che i Greci chiamavano Kairos: il giusto istante, il colpo d’occhio, quello in cui l’atleta compie la mossa giusta, supera l’avversario, taglia il traguardo.

 

Il presente intervento è pubblicato da LibOn in riferimento al post di Marco Belpoliti intitolato A chi è rivolta? per Nazione Indiana.

 

Furio Jesi, Spartakus. Simbologia della rivolta, Bollati Boringhieri, Torino, 2000

 

 

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Bansky. Il terrorista dell’arte, Sabina De Gregori

22 dicembre 2010

Banksy. Il terrorista dell’arte (Castelvecchi, 2010) è un divertente (e ben illustrato) saggio di Sabina De Gregori, che insegna agli italiani che Banksy va considerato una sorta di Pasquino inglese: “l’arte con cui dissemina le strade è per tutti, si serve di un linguaggio semplice e immediato senza mettere a disagio l’osservatore chiedendogli strumenti di comprensione che non possiede” (p. 152). Non solo. Proprio come Pasquino, “attacca l’ambiente con una precisione militare scegliendo per le sue rappresentazioni eventi e spazi chiave, coinvolgendo le persone e sollecitando il loro senso critico” (p. 153).

Banksy crede in diverse cose. La prima: “Se vuoi dire qualcosa, devi apporre il tuo messaggio dove la gente lo possa vedere. Solo stando in prima linea e dando forza alle tue idee puoi creare qualcosa” (p. 16).
La seconda: “Io cerco soltanto di rendere le immagini belle alla vista. Non voglio mostrarmi bello. Non sono alla moda. Le immagini generalmente appaiono migliori di come le eseguo quando le disegno per strada. Ho ovviamente problemi con i poliziotti. D’altro canto la mia è una scommessa simpatica. Sono certo che la realtà potrebbe essere una cocente delusione per i miei fan” (p. 118).
Quella più saggia: “Le persone che davvero deturpano i nostri luoghi sono le compagnie che scarabocchiano con slogan giganti i palazzi e gli autobus cercando di farci sentire inadeguati se non compriamo le loro cose. Si credono capaci di strillare i loro messaggi sulle nostre facce da ogni superficie disponibile, ma a noi non è permesso dare delle risposte. Hanno intrapreso la sfida e il muro è l’arma che abbiamo scelto per difenderci” (p. 179).
Sabina De Gregori (Ginevra, Svizzera, 1982), vive e lavora a Roma. Laureata in Storia dell’Arte, esordisce in saggistica con questo libro.
Sabina De Gregori, Bansky. Il terrorista dell’arte, Castelvecchi, Roma, 2010
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Fonte: Lankelot.eu

I migliori libri del 2010, The Spectator

21 dicembre 2010

The Specator (l’articolo è di Emily Rhodes) elegge i migliori libri 2010 della piccola editoria. “These books aren’t the big hits of the year (…) They aren’t the marketing and publicity engines of the big publishing houses are steaming away to promote. These books are from rather smaller publishers, houses consisting of just a tiny number of people. These books are really a labour of love.”

Emily Rhoden parla di libri frutto dell’amore di pochi artigiani della carta e della scrittura. Ma non solo. Ne rivendica la materialità, la forma, l’odore, la consistenza. Questi suoi libri, per essere goduti, devono essere toccati, accarezzati, aperti (dispiegati). Devono far mostra di sé sul tavolo di un bar… Tutte cose che un freddo schermo grigio non potrebbe permettere (“…in a way for which a cold grey screen will never be able to compensate…”).

Ecco l’elenco:                                                                                         su LibOn

Fu la copertina la prima cosa che mi attirò di questo libro. L’autrice – Jenny Erpenbeck – è nata a Berlino Est, nel 1967. Non è quindi una sorpresa il tema dell’opera:la Germania della guerra e del muro. Lo è invece la scrittura e la sua forma e disposizione nel testo: frammentata e quanto mai vicina alla poesia. “But what is unexpected, and incredibly powerful, is the fragmented form of the book; the prose that feels more like poetry (Susan Bernofsky has evidently achieved a brilliant translation); and the thoughtful exploration of the importance of place and the meaning of home.”

 

Stefan Zweig è un brillante autore viennese sfuggito ai nazisti nel 1942 e rifugiatosi in Brasile per eliminare il suo passato. Il battello preso alla volta del Brasile fornisce la scena in cui si svolge questo racconto. Nel quale un passeggero sfida il grande maestro in una partita di scacchi nella quale torna alla luce il suo spaventoso passato per mano dei nazisti.

 

 

Questo è un libro che chiede di esser fatto scivolare in una borsa da viaggio e di tenere compagnia al suo padrone nei viaggi più belli.

Ci troviamo su un treno bloccato sulle rotaie da un guasto. All’interno di un vagone vediamo un signore distinto, una signora dall’aspetto antiquato e alcuni rumorosi  bambini. Costei cerca invano di calmare i giovani scalmanati con prediche moraliste di nessun interesse. Lui invece – sull’orlo di una crisi di nervi – riesce nell’intento, raccontando loro appassionanti dark stories frutto della sua fantasia. L’austera signora, inorridita, definisce le storie immorali e indecenti (“improper”); ma i bambini (e con essi il lettore) chiedono, ammaliati, al narratore di proseguire.

 

 

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Fonte: TheSpectator.co.uk

Libro dell’anno 2010: Fahrenheit

21 dicembre 2010

È Fabio Geda, con Nel mare ci sono i coccodrilli, B.C.Dalai. Lo avete votato tra gli ultimi 12 vincitori del “Libro del mese“.  Radio3.rai.it Trovalo su LibOn
Ecco la lista completa:
  1. Tullio Avoledo, L’anno dei dodici inverni, Einaudi (dicembre 2009).
  2. Paolo Pasi, Memorie di un sognatore abusivo, Spartaco; Francesco Savio, Mio padre era bellissimo, Italic-Pequod (gennaio 2010).
  3. Rosa Matteucci, Tutta mio padre, Bompiani (febbraio).
  4. Paolo Piccirillo, Zoo col semaforo, Nutrimenti (marzo).
  5. Giusi Marchetta, Napoli ore 11, Terre di Mezzo; Giulio Angioni, Il sale sulla ferita, Il Maestrale (aprile).
  6. Fabio Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli, B.C. Dalai (maggio).
  7. Antonio Franchini, Signore delle lacrime, Marsilio (giugno).
  8. Vins Gallico, Portami rispetto, Rizzoli (luglio).
  9. Michele Cocchi, Tutto sarebbe tornato a posto, Elliot (agosto).
  10. Davide Ferrario, Sangue mio, Feltrinelli (settembre).
  11. Francesco Abate e Saverio Mastrofranco, Chiedo scusa, Einaudi (ottobre).
  12. Cristiano Cavina, Scavare una buca, Marcos y Marcos (novembre).

Riascolta l’intervista di Radio3 a Geda

Il libro (B. C. Dalai blog)

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Fonte: Radio3.rai.it

L’alieno Mourinho, Sandro Modeo

20 dicembre 2010

L’alieno Mourinho, nuova pubblicazione di quel magnifico editore di qualità e di personalità che è ISBN di Milano, è un libro-giocattolo per tutti gli intellettuali e per i tifosi dell’Inter; è un intelligente viatico all’interiorizzazione della parabola di Mourinho, per gli sportivi; è ragione d’ulcera per tifosi della Roma (e del Milan). È una delle biografie più disorientanti e ricche d’inventiva pubblicate negli ultimi anni: sicuramente un grande libro di calcio, non soltanto un buon libro di saggistica creativa, emiscientifica emiludica eminostrana.

Eccolo su LibOn, la libreria internazionale con oltre 16 milioni di libri in tutte le lingue

Cosa mi ricordava la scrittura satura di intellettualismo e di funambolismi letterari di Sandro Modeo? Perché era così famigliare, perché era così piacevole? Quale poteva essere il paradigma? Gianni Brera? Manco per niente. Carmelo Bene che parlava di Falcao. Ecco cosa. La stessa ispirazione. La stessa grazia. Le prime quindici volte che il giornalista del Corriere della Sera e del Guardian ha nominato Houdini mi sono sentito disorientato. Cosa può avere spinto un uomo così pieno di stile a perdere tempo con un paragone così grottesco? Man mano ho trovato pace, avanzando nella lettura. Perché mi sono accorto che è una trovata personale, indovinata e destinata a incuriosire chiunque sappia chi sia e cosa rappresenti Mourinho.

Notevole l’intuizione della “sindrome di Romeo e Giulietta”: secondo Modeo, Mourinho inverte l’intuizione di Chesterton: non è vero che “Il modo migliore per amare qualcosa o qualcuno è pensare che si potrebbe perderlo”, ma “Il modo migliore per farsi amare è far pensare agli altri che potrebbero perderci” (p. 73). Questa è la capacità tutta mourinhide di “proiettare l’ombra del rimpianto quando ancora si sta procedendo verso il futuro”, trasformando questo rimpianto nella massima motivazione dei giocatori.

Mourinho

Figlio d’arte (il padre, Félix, è stato portiere e allenatore del Vitoria Setubal), borghese  di una famiglia legata al regime di Salazar, Mourinho s’è diplomato all’Isef di Lisbona. Ha insegnato educazione fisica, è stato un calciatore mediocre – uno stopper che ha giocato un centinaio di partite tra A e B portoghese, prima del ritiro a soli ventiquattro anni. Ha cominciato ad allenare, giovanissimo, gli allievi del Vitoria Setubal: la squadra per cui ha sempre fatto il tifo, a quanto pare. Post corso Uefa in Scozia, patentino d’allenatore alla mano, torna in Portogallo come vice di Alves nel’Estrea Amadora. È l’inizio della sua carriera. Mourinho imparerà il mestiere lavorando come secondo di Bobby Robson (Sporting Lisbona, Porto e Barcelona) e di Van Gaal, stupirà il Portogallo portando una squadretta mediocre come l’Uniao Leira al quinto posto in classifica, stupirà mezzo mondo trascinando il Porto alla sua seconda Coppa dei Campioni (e a una Coppa Uefa: all’epoca valeva qualcosa). Di lì al Chelsea di Abramovich il passo, per lo Special One, è stato breve.

 

Sandro Modeo

Sandro Modeo, giornalista e saggista italiano. Scrive sul Corriere della Sera e sul Guardian.

 

Sandro Modeo, L’alieno Mourinho, Isbn, Milano, 2010

 

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Dieci prove di fantasia, Cesare Segre

20 dicembre 2010

Dieci prove di fantasia, è un omaggio alla polivalenza e affabilità di un testo letterario, che sembra rigenerarsi col passare del tempo e offrire sempre nuove occasioni al piacere della lettura.

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Critico e filologo insigne, Cesare Segre si è concesso variazioni fantasiose sui temi della grande letteratura degli autori da lui amati e frequentati.

La sorpresa più clamorosa riguarda Gano di Maganza. Il fellone della tradizione cavalleresca diventa un pacifista che vuole porre termine al maniacale e disastroso bellicismo di Rolando, che si atteggia ad “eroe di professione”.

Del trovatore Guillem de Cabestanh si racconta la rovinosa passione per Soremonda, la moglie di un barone. Questi, dopo averlo ucciso, gli strappò il cuore facendone un manicaretto per la fedifraga che non gliela diede vinta e si butto dalla finestra.

Venendo a tempi più recenti, non è vero – ma sarebbe potuto accadere e avrebbe dato un tocco ideale alla sua ultima notte – che Pavese sfogliasse Il mestiere di vivere. Mentre dalla stanza accanto, si avvertiva l’ansito di due amanti appagati. Perché quel libro che traccia due parabole opposte, il trionfo nella letteratura e il fallimento nell’amore, rappresenta un persuasivo viatico per la sua morte.

E poi ancora Isotta trafelata nel tessere inganni a re Marco. Vittorio Alfieri invischiato con esiti farseschi nelle trame amorose di Penelope Pitt. Charles Bovary che contesta il marchio di gonzo impressogli da Flaubert.

Cesare Segre, Dieci prove di fantasia, Einaudi, Torino, 2010

 

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Fonte: La Stampa, TuttoLibri, sabato 18 dicembre 2010, pag.V

The Granta Book of the Irish Short Story

20 dicembre 2010
The Granta Book of the Irish Short Story è una raccolta di short stories irlandesi curata da Anne Enright. Scrive nell’introduzione a proposito degli scrittori irlandesi:” …are the cats of the literary form: beautiful but a little self-contained for some people tastes.”.
Frank O’Connor, Mary Lavin, Sean O’Faolain, sono esemplari a tal proposito; essi rappresentano un movimento letterario elegante, alto e arduo nella forma (self-contained). Altri grandi autori sono Elizabeth Bowen, William Trevor, Colm Tóibín, Anne Enright stessa. La curatrice del libro. Essa qui pone una domanda interessante: quale società nutre e alimenta la short story piuttosto che la novel?  Una generalizzazione che sembra applicarsi a pennello alla letteratura irlandese della fine del XX secolo, quando i novelists “cambiano passo” rispetto agli author of short stories. Tuttavia la tradizione della short story sopravvive.
Allo stesso tempo la short story si reinventa e sorpassa l’ultima generazione degli illustri scrittori. Questo momento cruciale è ben rappresentato dal primo libro di Anne Enright, The Portable Virgin: “a hand grenade rolled across the kitchen floor”.
Anne Enright, The Granta Book of the Irish Short Story, Granta Books, London, 2010
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Fonte: FinancialTimes.com

Pirateria, Adrian Johns

17 dicembre 2010

Pirateria, Storia della proprietà intellettuale da Gutemberg a Google, è l’unica vera storia della pirateria intellettuale.

Il libro che per primo racconta quando è iniziato, come è cambiato nel tempo e con quali effetti sociali lo scippo dei vari prodotti dell’ingegno dell’uomo.

 

 

È venuta prima la pirateria o la tutela giudiziaria contro di essa? Storicamente il fenomeno è sfuggente e tutt’altro che univoco: ha svolto in alcuni periodi un ruolo frenante, mentre in certi altri è stato fattore propulsivo, in particolare durante la stagione illuministica: impensabile senza la profluvie di edizioni non autorizzate. Inoltre ha sollevato e delineato idee fondamentali come la paternità intellettuale, la creatività e la trasmissione.Per questo ritenerlo un semplice effetto collaterale delle dottrine sulla proprietà intellettuale sarebbe non riduttivo bensì fuorviante.

Adrian Johns insegna Storia Moderna all’Università di Chicago; si è occupato principalmente di Storia delle Scienze e Storia del libr, su cui ha scritto una ventina di opere. Il suo saggio The Nature of the Book. Print and Knowledge in the Making (1998) ha vinto il premio Leo Gershoy Award dell’American Historical Association.

 

LibOn, la libreria universitaria internazionale di Genova, propone l’intera bibliografia in lingua originale di Adrian Johns

Adrian Johns, Pirateria, Storia della proprietà intellettuale da Gutemberg a Google, Bollati Boringhieri, Torino, 2010

Edizione inglese, con anteprima disponibile: Piracy, The Intellectual Property Wars from Gutemberg to Gates, The University of Chicago Press, Chicago, 2010

 

 

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L’uomo che amava la Cina, Simon Winchester

17 dicembre 2010

Creare

L’uomo che amava la Cina è la biografia di Joseph Needham, scritta da Simon Winchester ed edita da Adelphi.

Eccola su LibOn, la libreria internazionale di Genova con oltre 16 milioni di libri in tutte le lingue

Joseph Needham (Londra, 9 dicembre 190024 marzo 1995) fu storico della scienza, biochimico e orientalista inglese. In Cina è conosciuto principalmente con il suo nome cinese Li Yuese (; Pinyin: Lǐ Yuēsè: Wade-Giles: Li Yüeh-Sê). Fu pioniere nel riconoscimento da parte delle accademie occidentali del passato scientifico della Cina, la sua opera monumentale Scienza e Civiltà in Cina è conosciuta in Asia come Storia della Scienza in Cina. Questo enciclopedico opus magnum rivela gli sviluppi storici della scienza cinese. Needham lavorò per l’UNESCO e fu firmatario della dichiarazione del 1951 intitolata The Race Question.

Avvertire Proibito

Simon Winchester è uno scrittore e giornalista inglese. Durante la sua lunga carriera presso il The Guardian, Winchester mise la firma su numerosi eventi politici ed economici di portata internazionale: Bloody Sunday e Watergate Scandal. Come autore di libri ha scritto una dozzina di saggi. I suoi articoli di viaggio e turismo appaiono su Condé Nast Traveler, Smithsonian Magazine, e National Geographic.

L’uomo che amava la Cina, è stato pubblicato in lingua inglese nel 2008 (da Harper) con il titolo The Man Who Loved China.

Simon Winchester, L’uomo che amava la Cina, Adelphi, Milano, 2010

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