Éloge des frontières, Régis Debray

Éloge des frontières è un’opera sferzante sul mondo globale: falsamente “aperto” e accessibile.

La “globalità” ha abbattuto le frontiere; la sua economia, globale, capitalistica, lo ha reso necessario. Le merci dovevano circolare su tutto il pianeta, i profitti sgorgare da ogni luogo raggiungibile. Nel contempo i guadagni dovevano essere sempre maggiori: i paesi penetrati con il commercio (in via di sviluppo, sostenuti da un’economia rampante), potevano essere anche basi produttive nelle quali ridurre i costi di produzione, e allo stesso tempo ricchi bacini acquirenti.

Ma chi impugna le redini di questo sistema? Le potenze economiche mondiali.

In tutto questo l’obiettivo è stato cancellare le diversità. I diversi impianti culturali delle diverse popolazioni del mondo.


Senza frontiere abbiamo assistito alla nascita di mura. Jules Régis Debray: “Dal 1990 ad oggi, abbiamo creato 29.000 chilometri di nuove frontiere, ai quali vanno aggiunti 18.000 chilometri di barriere elettroniche in costruzione. Quasi tutte le guerre in corso nascono da problemi territoriali e la questione della frontiera è cruciale perfino in Europa, come dimostra la crisi del Belgio. Insomma, tra il discorso dominante, pieno di buoni propositi e ideologie nascoste, e la realtà concreta, la distanza è sempre più grande. Per questo, è urgente ripensare senza paure e senza tabù la problematica della frontiera, una problematica che in passato è stata spesso connotata negativamentee rimossa (…) Un mondo senza frontiere è un falso infinito, dove alla fine domina solo il più forte. Ignorando confini e identità, è un colonialismo sublimato, è l’ etnocentrismo dell’ Occidente“.

 

Le citazioni di Régis Debray sono tratte da Repubblica, sezione Cultura, pag.35, lunedì 10 gennaio 2011

 

Il libro

Régis Debray, Éloge des frontières, Gallimard, Parigi, 2010

 

L’autore


Jules Régis Debray (Parigi, 2 settembre 1940) è uno scrittore, giornalista, professore e intellettuale francese. Prese parte, insieme ad una cinquantina di guerriglieri, al fallito tentativo di rivoluzione in Bolivia di Ernesto Guevara. Da circa 40 anni viene sospettato insieme all’artista e rivoluzionario Ciro Bustos di essere uno dei “traditori” del Che. Arrestati entrambi dall’esercito boliviano qualche mese prima della cattura e della morte di Guevara avrebbero collaborato rivelando la presenza di Guevara in Bolivia. Molte biografie sul Che scagionano Debray da questa accusa ed indicano in Bustos il delatore che permise la cattura e la morte del rivoluzionario argentino.

 

Le fotografie pubblicate sono di Philip Jones Griffiths. Nell’ordine: Vietnam: Saigon 1968; Vietnam del Sud: Quang Ngai 1967;  Gambia: Swedish visitors near Juffure (home of the slave Kunta Kinte of Roots fame) 1978.

 

AC                                                              LibOn.it

Una Risposta to “Éloge des frontières, Régis Debray”

  1. Senza frontiere. | The Adorability Index Says:

    [...] in un mondo senza frontiere. Una grande illusione, sostiene Régis Debray in un pamphlet intitolato Éloge des frontières (Gallimard, pagg. 96, euro [...]

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