Palazzo Fava, Bologna (riapre)

 

A Bologna apre Palazzo Fava, un edificio cinquecentesco, restaurato negli ultimi cinque anni (Opificio delle Pietre Dure) e aperto proprio in questi giorni. Il palazzo contiene quel primo ciclo di affreschi dei Caracci che costituisce una sorta di manifesto della classicità europea.

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Si articola su quattro piani che danno vita a quattro spazi espositivi separati i quali consentono mostre in concomitanza o collegate. La sua dimensione inoltre offre la possibilità di dar vita a mostre di dimensioni contenute che il pubblico sempre di più sembra apprezzare e che si possono realizzare con spese affrontabili.

Palazzo Fava apre con una mostra delle collezioni d’arte moderna e contemporanea della Fondazione al pian terreno, con un’altra sulle raccolte d’arte antica e classica al piano nobile (sotto il ciclo dei Caracci), con un’altra ancora sulle immagini del mutamento della città nell’ultimo secolo con un prestito di rarissime immagini provenienti dalla Fondazione Cini. E, infine, con una bella raccolta di documenti sulla vita d’una famiglia italiana in Cina nela prima metà del secolo scorso.

 

La fortuna di Palazzo Fava è di stare a pochi metri da San Colombano e da San Giorgio, di essere ovviamente accessibile dai portici del centro cittadino, sui quali si apre il suo caffè letterario, in gestione all’Hotel Baglioni.

Bologna ha un sistema di portici collegati che fa del centro intero un’unica area di deambulazione e costituisce una realtà storica nella quale diventa naturale inserire punti culturali vivi. Il museo della città è la città stessa.

Tutte le nostre realtà urbane soffrono di una forte mancanza di posti per studiare, per ascoltare musica, per esporre opere d’arte.

 

Ecco il progetto Bologna (Carisbo):

  1. la chiesa di San Poggiale è stata acquistata e trasformata in biblioteca con un attento progetto di Michele De Lucchi;
  2. la chiesa di Santa Cristina, pur mantenendo la destinazione di culto, è stata adattata ad auditorium;
  3. l’oratorio di San Colombano è stato acquistato e, dopo un restauro di primaria importanza, è stato adeguato a contenitore della raccolta del maestro Luigi Ferdinando Tagliavini, forse il più noto clavicembalista italiano;
  4. Palazzo Pepoli sarà l’edificio con il compito di coordinare i vari luoghi della città.

 

 

Gli stralci pubblicati appartengono all’articolo di Philippe Daverio: Il Sole 24Ore, Domenicale, domenica 30 gennaio 2011, pag.22-23.


 

 

AC                                                                   LibOn.it


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