Archive for 1 febbraio 2011

Come nasce la rivolta in Egitto

1 febbraio 2011

 

Come nasce la rivolta in Egitto? Si può cercare di delineare i principali connotati di questo importante evento storico.

La rivolta in Egitto è innanzitutto, così come è stato in Tunisia, una rivolta giovane, una rivoluzione generazionale. L’età degli insorti – età media ovviamente – è di 24 anni. Più dei 2/3 della popolazione egiziana ha meno di 30 anni. Questa è una delle ragioni principali della sua nascita; ma non solo, è la ragione della sua forza e velocità di propagazione. Gli individui giovani sono i migliori rivoluzionari: per coraggio e rabbia. Questa gioventù sofferente sulla riva sud del Mediterraneo, questa gioventù che per anni ha sfidato la morte attraversando il mare. Questa gioventù  oggi si rivolta. Una gioventù con cui abbiamo tanto in comune. Ma solo a una condizione. Che mettiamo da parte gli scacchieri geopolitici della stabilità del più forte e che riconosciamo a tutti il diritto alla libertà. Me lo spiegava bene una signora due giorni fa nella qasbah. “Datemi i diritti, non il pane, non il lavoro, datemi i diritti”. E lo diceva lei, una donna di 38 anni divorziata con un bambino di 8 anni da mantenere con uno stipendio come donna delle pulizie di 90 euro al mese. Una che non aveva mai potuto studiare ma non per questo si sentiva meno tenuta a parlare. Esattamente come gli studenti, i blogger dissidenti, gli artisti, gli avvocati o il sindacato. Chapeau a tutti quanti, ma senza i poveri del Cairo o del sud della Tunisia, le rivolte non sarebbero mai esplose. Sono loro che si sono fatti ammazzare per la libertà.

Seconda cosa: questa rivoluzione è laica e non religiosa. Non ci sono bandiere islamiche, si vedono se mai bandiere nazionali. Le masse sono mosse dalla fame e dal desiderio di Libertà, Uguaglianza, Fraternità e Giustizia. Anche gli stessi atti suicidi-incendiari sono politici e non religiosi. Sono atti disperati di una generazione affamata e umiliata.

Qui il servizio del Tg3: un manifestante rimasto lontano dalla folla viene ucciso da un colpo di precisione

Bisogna anche dire che queste insurrezioni hanno saputo usare la rete e le tecnologie digitali: sono rivoluzioni intrinsecamente legate alla modernità e al XXI secolo. Lo si è visto in Tunisia. Fotografie scattate con cellulari, video, utilizzo dei social network hanno aiutato la crescita dei movimenti e il rafforzamento delle coscienze. In Tunisia tramite facebook rinasce l’agorà. Una piazza dove incontrarsi e dibattere, in un paese dove la dittatura ha tagliato tutte le relazioni tra i dissidenti e ha azzerato le possibilità di organizzarsi e riunirsi. Una piazza dove non ci sono leader, ma soltanto pagine di riferimento, come quella di Hamadi Kaloutcha, che funzionano da punto di snodo per le informazioni prodotte direttamente dagli iscritti a facebook. Video e fotografie fatte col cellulare e diffuse in rete raggiungono in un attimo migliaia di persone in tutto il paese. Esattamente lo stesso che succede quando iniziano le rivolte nel sud del paese. È tutto un crescendo. Dopo il suicidio di Mohamed Bouazizi, il 17 dicembre 2010 a Sidi Bouzid, ogni giorno i ragazzi postano sul proprio profilo le immagini delle proprie città. Per un mese, quelle immagini sono l’unica fonte di informazione, e di incoraggiamento. Soprattutto dopo le tre giornate di sangue a Qasserine, quando in tre giorni, dall’8 al 10 gennaio, i cecchini delle milizie di Ben Ali, appostati sui tetti dei palazzi, abbattono una cinquantina di ragazzi innocenti. A fare da detonatore – secondo Soufien – sono soprattutto le immagini dell’obitorio di Qasserine. Quelle del ragazzo con la testa aperta da un proiettile sparato alla nuca.


Qui il post di Fortress Europe su Hamadi Kaloutcha. Un cyberdissidente a Tunisi

Qui il post di Fortress Europe su Fahim Boukaddous. Un gramsciano a Tunisi

 




AC                                                         LibOn.it

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Il Divo, film evento La7

1 febbraio 2011

 

Il Divo, Film evento La7 2 febbraio 2011 ore 21,10.

Il Divo di Paolo Sorrentino è il ritratto di Giulio Andreotti all’epilogo paludoso della Prima Repubblica, dal 1993, inizio del suo settimo governo, al 1996, quando comincia il processo di Palermo. È un grottesco questo film? In parte. È satirico? Probabilmente no. È un dramma questo ritratto di un personaggio blindato in cui il volto e la maschera sono inscindibili. Di un politico che si assume la responsabilità di praticare il Male per difendere e promuovere il Bene in favore dei cittadini ignari. Di qualcuno che chiude in sé la forza simbolica del potere, quella reale di chi ha segnato 50 anni di storia italiana e una complessità psicologica tale da renderlo enigmatico e inquietante.

Con qualche forzatura espressionista, Servillo lo impersona in questa direzione, in bilico tra realtà e mito, tra l’immaginario popolare e il giudizio impietoso che ne dà Aldo Moro in disparte. Persino le cinque battute che snocciola a ripetizione sono enigmatiche: frutto di intelligenza ma non di pensiero. Escluso Aldo Moro, solo due personaggi sono rispettati in quanto umani: la moglie  (Anna Bonaiuto) e la segretaria (Piera Degli Esposti).

È un dramma dissonante: diverte in superficie ma in profondità impaurisce. Premio Speciale Giuria Cannes 2008. Da premio la fotografia (L. Bigazzi) e il montaggio (C. Travagliali).

Regista: Paolo Sorrentino

Attori: Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Giorgio Colangeli, Alberto Cracco, Piera Degli Esposti, Lorenzo Gioielli, Paolo Graziosi, Massimo Popolizio, Aldo Ralli.

 

L’articolo è tratto dal Morandini 2010

 

 

Libri associati da LibOn

  1. Film directed by Paolo Sorrentino, Books LLC, 2010
  2. Toni Servillo, Interpretazione e creatività, Laterza, Roma-Bari, 2008
  3. Paolo Sorrentino, Hanno tutti ragione, letto da Toni Servillo, Feltrinelli, Milano, 2010
  4. Paolo Sorrentino, Le conseguenze dell’amore (con DVD), Fandango, Roma, 2007
  5. Bibliografia di e su Giulio Andreotti (22 opere in varie edizioni)

 

 

 

AC                                                           LibOn.it

If Book Then, The future of publishing

1 febbraio 2011

 

If Book Then è il primo workshop internazionale ideato e realizzato da Bookrepublic e 4IT Group, e rivolto a editori, autori, agenti letterari, distributori, librai e a chi lavora nella filiera editoriale, che si terrà a Milano il 3 febbraio 2011.

Il workshop è forte della partership di The Internet Archive, Adaptive Path e Bologna Children’s Book Fair, della collaborazione con Nòva, Gruppo Sole 24 ore e Wired, nonché del contributo di Baia (Business Association Italy America), AT Kearney, Promedia, Swisscom e Meet The Media Guru, che ospiterà in un incontro POST IF uno dei nostri speaker.

 

Peter Brentley (direttore esecutivo di The Digital Library Federation), Michael Meyer (CEO di Adaptive Path), Richard Nash (fondatore e CEO di Cursor), Michael Shatzkin (fondatore e CEO di The Idea Logical Co.), James Bridle (ideatore di Bkkeepr e booktwo.org), Simon Blacklock (responsabile delle vendite di Faber Factory): sono alcuni dei nomi che interverranno per discutere del futuro dell’editoria.

Il panel dei player che parteciperanno alla ricerca sul mercato europeo dell’editoria digitale che sarà presentata a If Book Then comprende l’Italia, l’Inghilterra, la Svezia, la Germania e la Spagna.

 

“Il nostro intento”, dichiara Marco Ferrario, co-fondatore di Bookrepublic, “è quello di creare un gruppo di soggetti europei che lavorano insieme nella costruzione di un mercato dell’editoria digitale con linguaggio e azioni comuni ma che abbia, contemporaneamente, una visione globale.”

 

Domande fondamentali

  1. Quanto è ancora difficile per un lettore attratto dall’esperienza di leggere digitale cercare un ebook, capire come può trovare quelli che potrebbe acquistare, comprarli, scaricarli, portarli su un reader e leggerli?
  2. La conservazione dei contenuti digitali che cosa implica per gli editori? Se cambiano i formati o i supporti per la lettura ci saranno costi di aggiornamento? Dove troveremo i contenuti?

 

IBT è un format: selezione e analisi dei temi fondamentali su cui l’editoria digitale dovrà sviluppare risposte nei prossimi mesi e anni. Ma IBT ha un format nel format: di anno in anno, chiederà a uno dei massimi esperti mondiali di editoria digitale quali sono i tre temi che un editore (ma anche un autore o un agente) in Europa deve tenere ben in vista nei prossimi sei, dodici mesi e perché.

 

 

AC                                                         LibOn.it

 

Fonti: Ifbookthen.comBookrepublic.itThedailbit.net