Archive for 4 febbraio 2011

Elsa Morante

4 febbraio 2011

Elsa Morante su LibOn con una bibliografia completa:

 

 

La grande scrittrice moriva 25 anni fa (post di LibOn)

Radio3 l’ha ricordata il 20 novembre 2010.

 

 

 

 

 

 

 

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L’Italia s’è desta: 1945-1953, MAR

4 febbraio 2011

 

L’Italia s’è desta: 1945-1953 è la mostra che il MAR (Museo d’arte della città di Ravenna) dedica alla grande pittura italiana del secondo dopoguerra. Dal 1945 al 1953, appunto. Otto anni che ne hanno segnato il corso e la storia.

 


La mostra, curata da Carlo Spadoni, sarà aperta al pubblica dal 13 febbraio al 26 giugno 2011.


 

 

 

 

 

 

Il progetto ricostruisce tutte le fasi delle vicende artistiche dalla fine del conflitto mondiale all’esposizione italiana di Picasso del 1953, prima a Roma poi a Milano, che costituì uno spartiacque.

 

 

Da De Chirico a Guttuso, da Fontana (fondazione Lucio Fontana) a Burri (fondazione Burri), da Morandi (museo Morandi) a Manzù (sito Giacomo Manzù), Munari (Munart) e Vedova (fondazione Vedova).

 

 

Le immagini pubblicate sono relative a opere di: Alberto Burri (Grande Rosso P18, 1964, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Giorgio Morandi (Natura morta, 1960), Lucio Fontana (Concetto Spaziale. Attese, (61 T 59),1961, Idropittura su tela, 60 x 50 cm, Collezione privata), Renato Guttuso (Vucciria, 1974)

 

 

 

 

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Vizio di forma, Thomas Pynchon

4 febbraio 2011

 

Vizio di forma è stato accolto dalla critica con un profluvio di citazioni che comprendono Il grande Lebowski, Helter Skelter, Chinatown, Dashiell Hammet, Raymond Chandler, Robert Altman, Il grande sonno e molti altri.

Sembra un’enciclopedia della cultura di massa l’ultima esilarante provocazione firmata dall’ultimo esilarante rappresentante di quella cultura: Thomas Pynchon. A 72 anni l’autore di libri complicatissimi è tornato con un romanzo che già nella copertina (illustrazione tratta da Endless summer) promette quello che poi dentro mantiene: piacere puro.

Ma Pynchon non era l’ultimo scontroso e burbero della letteratura americana? Vero. Solo che questa volta ha deciso di ambientare il romanzo nella California degli anni ’60. Un romanzo che sembra la citazione dei grandi classici dell’hard boiled: il genere duro che fece la fortuna di Dashiell Hammet (post di LibOn) e Raymond Chandler.

Ha perfino inventato il suo bravo eroe: Doc Sportello. Un investigatore privato che esibisce sulla porta la scritta Location Surveilance Detenction: le cui iniziali formano, guarda un po’, all’acronimo Lsd.

Anche la storia sembra passata nell’acido lisergico. Sportello torna in azione per aiutare l’ex fiamma diventata l’amante di un immobiliarista ebreo che se la fa coi nazisti. Lei teme che la moglie del riccone lo voglia far sparire per avventarsi sul patrimonio. Ma la prima a sparire sarà proprio lei.

Chiaro che un libro così diventa subito un cult.

 

 

Il libro

Thomas Pynchon, Vizio di forma, Einaudi, Stile libero, Torino, 2011

 

L’autore

Thomas Pynchon

 

 

La libreria

 

 

 

 

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Babylon City of Dreams

4 febbraio 2011

 

Babylon City of Dreams è la prima rivista culturale italiana pensata per l’iPad che uscirà mensilmente; ogni numero avrà aggiornamenti e approfondimenti nel tempo, scaricabili da AppStore in italiano o inglese.

Natale 2010 non è stato il momento di svolta per l’ebook in Italia (come si pensava), ma forse la rivoluzione del libro elettronico è cominciata allora. Il 2010 è comunque l’anno zero da cui partire per fare previsioni, corrispondente al 2007 americano quando sul mercato, nel mese di novembre, irrompe il Kindle (commercializzato da Amazon) e niente, per l’editoria, è più come prima.

 

Il punto dei libri elettronici, al di qua e al di là dell’Atlantico, l’ha fatto ieri il convegno internazionale If Book Then (post di LibOn), tenutosi a Milano. Nel confronto tra situazione americana ed europea si sono incontrate e scontrate visioni radicali e diverse del fenomeno ebook.

Se Henning Fischer, olandese esperto di strategie comunicative sul web, prevede una coabitazione di carta e libro digitale, Mike Shatzkin vaticina con certezza la morte delle librerie.

Non dico che scompariranno i libri di carta, ma i librai sì. Si è visto che chi possiede Kindle compra tre volte di più di quello che comprerebbe in libreria. In America il processo è già iniziato, i piccoli bookshop hanno chiuso e presto toccherà agli altri (…) Per l’Europa è solo questione di tempo, succederà anche qui nel giro di pochi anni.

 


In America la penetrazione dell’ebook è dell’8-10%, in Europa dello o,5-o,7%. La Gran Bretagna sembra avviata a seguire gli Usa, mentre Germania, Francia, Italia e Spagna avranno un percorso più lento e graduale. Ma ciononostante inarrestabile.

 

 

 

 

 

 

 

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The Stone, The New York Times

4 febbraio 2011

 

The Stone è una serie di saggi dei più illustri filosofi dell’Occidente rivisti, ridiscussi e trasportati sul web. Sono stati pubblicati dal New York Times. Nei suoi primi sette mesi di vita, tra maggio 2010 a gennaio 2011, è diventata uno degli appuntamenti giornalistici più letti e discussi d’America con 8 milioni di contatti e 15mila interventi.

Questi i filosofi che hanno partecipato. Peter Singer, Martha Nussbaum, Arthur C. Danto, Tim Williamson, Galen Strawson, Graham Priest, Jeff McMahan, Robert Pippin

 

The Stone non si è limitata ad affrontare i temi classici e fondamentali della filosofia, si è messa alla prova con problemi e interrogativi dell’attualità: il sovrappopolamento, l’etica produttiva, Lady Gaga, il femminismo, il movimento del Tea Party e altro ancora.

Impariamo da questa iniziativa del New York Times che la filosofia conta ancora. Non è un’attività condotta da una manciata di illuminati chiusi nella torre d’avorio, ma una pratica comune che deve far parte della vita culturale di una comunità. La filosofia deve coinvolgere l’opinione pubblica e influenzare il modo attraverso cui una cultura dialoga con se stessa, comprende se stessa, parla con altre culture e cerca di comprenderle.

 

Quindi se la filosofia è attività condivisa, essa è dialogo. E il dialogo non è semplice scambio di opinioni, scambio parallelo, ma sottoporre a prova razionale le idee in modo tale da poter cambiare parere. L’aspetto più importante dell’accoglienza che ha ricevuto The Stone è stato osservare come i lettori cambiavano idea.

 

 

 

 

 

 

 

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Il Tg La7 di Enrico Mentana

4 febbraio 2011

Il Tg La7 di Enrico Mentana parte il 30 agosto 2010. Già a settembre si presenta ai rilevamenti Auditel come soggetto forte del mercato televisivo e concorrente agguerrito per i telegiornali della fascia 20.00/20.30. Raggiunge e supera i 10 punti percentuali di share ed è riconosciuto dai media come successo giornalistico degno di evidenza.

Dopo cinque mesi di attività si possono fare bilanci e trarre conclusioni. Il Tg La7 non è un buon telegiornale. Questa opinione si fonda sul gusto di chi scrive, sulla sua cultura e idea di giornalismo. Enrico Mentana sa vendere un prodotto informativo al pubblico e agli inserzionisti pubblicitari. È artefice di un prodotto giornalistico attento e pressante. Gli va riconosciuto un valore professionale evidente rispetto al livello dei colleghi e della concorrenza. Ciò va detto.

Ma non solo

Progetta il telegiornale attorno alla sua figura di professionista di lungo corso e onorata carriera (condita da un’allontanamento dal Tg5 e da sopraggiunti contrasti con Silvio Berlusconi). Il telespettatore si sintonizzerà incuriosito dal suo “ritorno” e da un atteggiamento “protagonista”. Si noti che l’incipit del telegiornale è una presentazione (monologo) di circa un minuto tenuta dal conduttore-direttore, cui (poi) seguono i titoli.

Il telegiornale guarda, mediamente per più di metà della sua durata, alla politica interna: con ciò cavalcando il fruttuoso mercato delle notizie create dagli scandali Berlusconi, dedicandosi al Parlamento, agli intrighi di palazzo, ai dossier più trend del momento (vedi casa Tulliani). Offrendo un servizio dettagliato sì ma parziale e molto “commerciale”.

Il telegiornale fa largo uso di sondaggi: fatto molto negativo. Inoltre parla spesso di cose dette o fatte (risse, discussioni, dibattiti) da invitati o conduttori di trasmissioni televisive di successo (per esempio Annozero). Sia il sondaggio che il fatto avvenuto dentro un set televisivo non sono fatti, ma fattoidi. Il sondaggio in più è uno strumento di manipolazione delle coscienze.

Soprattutto questo telegiornale si disinteressa dei fatti. Non li cerca. E non li trova. Si nutre delle notizie più trend e più vendibili. Non parla di economia, di lavoro, di società. Di uomini e donne. Pertanto, chi volesse sentire un fatto pertinente alla vita sociale del paese, deve “mettere” Rai3 e guardare (alle 19.00) il Tg3 di Bianca Berlinguer.

 

Servizio Tg3 Il mare avvelenato che bagna Napoli

Servizio Tg3 La legge 40

Servizio Tg3 Se non ora quando

 

 

 

 

 

 

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