Archive for 22 febbraio 2011

Settanta acrilico trenta lana, Viola di Grado

22 febbraio 2011

 

Settanta acrilico trenta lana è il convincente esordio di Viola Di Grado, ventitreenne di Catania laureata in lingue orientali e studente a Londra. Siamo a Leeds, dove l’inverno distrugge ogni altra stagione col suo soffio gelido e il cielo, a volte, può apparire come un mattatoio di nuvole carnose e sanguinolente, in uno dei posti più sordidi del mon­do.

 

Camelia Mega ha vent’anni e vive con la madre a Leeds. Una cupa ossessione – la morte del padre Stefano e della sua amante in un incidente d’auto – grava sulla vita delle due donne. Esiliate dal mondo, prigioniere di un trauma senza sbocchi risolutivi, si annullano a vicenda in un gioco di sguardi e silenzi assoluti. Camelia traduce manuali di istruzione per lavatrici, la madre fotografa ossessivamente buchi di ogni genere.

 

In questo dilaniarsi verso una prevedibile follia, la ragazza – emigrata da Torino anni prima con la famiglia – intravede una luce di passione per il giovane cinese Wen, il cui strano fratello deturpa vestiti che Camelia indossa dopo averli recuperati dalla spazzatura. Le lingue e le culture di questi solitari turisti della vita si incrociano, ma Camelia non riesce a spiegarsi la ritrosia affettiva di Wen nei suoi disponibili confronti. Sarà Jimmy, il fratello strambo, a possederla furiosamente in un ambiguo gioco al massacro, rivelandole al contempo il tragico segreto che attanaglia la mente di Wen. Un ritorno alle origini, senza più speranza, chiude la possibile primavera di Camelia nella palude di Leeds.

 

Cupo, impietoso, claustrofobico, ma a tratti anche genuinamente poetico nella sua volontà di recupero memoriale e affettivo, questo romazo si colloca in uno spazio di generosa ambiguità, su un terreno più prossimo agli esordi di Isabella Santacroce che non alla Nothomb o addirittura alla Elena Ferrante citate in copertina. Il percorso della protagonista nella sua discesa agli inferi con parentesi di gloria effimera, è delirante nell’annullarsi di ogni contatto umano “normale”.

 

Le immagini visualizzate sono relative a opere di Michelangelo Pistoletto

La recensione riportata è di Sergio Pent, ed è stata pubblicata dall’inserto della Stampa TuttoLibri in data 5/2/2011

 

Il libro

Viola Di Grado, Settanta acrilico trenta lana, E/O, Roma, 2011

 

La casa editrice

 

 

La libreria

 

 

 

AC

Donne del Risorgimento, Il Mulino

22 febbraio 2011

 

Donne del Risorgimento è il libro scritto da undici autrici di Controparola e pubblicato dal Mulino in onore e in memoria delle grandi figure femminili del Risorgimento italiano.

Controparola è un gruppo di giornaliste e scrittrici nato nel 1992 per iniziativa di Dacia Maraini. Altri volumi collettivi del gruppo sono Piccole italiane (Anabasi, 1994), Il Novecento delle italiane (Editori Riuniti, 2001), Amorosi assassini (Laterza, 2008).

 

Le donne risorgimentali sono figure eroiche, di grande notorietà (all’epoca), celebrate da statue in un grande numero di piazze italiane. Ora la loro memoria si sta affievolendo.

Questo volume presenta al lettore alcune di queste protagoniste dimenticate: in quattordici capitoli di taglio narrativo, le autrici ricostruiscono il profilo biografico e l’azione di altrettante donne: Georgina Saffi, Clara Maffei, Sara Nathan, Anita Garibaldi, Cristina di Belgioioso, Teresa “Testa di lana”.

Rileggendo insieme la vita di lavandaie e giornaliste, aristocratiche e massaie, italiane e inglesi, il libro riconosce in queste figure una comune disposizione in certo senso proto-femminista che le portò volta a volta a impegnarsi in battaglie sociali, a lottare contro la prostituzione, a prendere le armi vestite da uomini, accanto agli uomini.

 

 

Il libro

E.Doni, C.Galimberti, L.Levi, D.Maraini, M.S.Palieri, L.Rotondo, F.Sancin, M.Serri, F.Tagliaventi, C.Valentini, Donne del Risorgimento, Il Mulino, Bologna, 2011

 

Controparola

 

 

La libreria

 

 

 

 

AC

La fine della città, Leonardo Benevolo

22 febbraio 2011

 

La fine della città è l’ultimo saggio dell’architetto e storico dell’architettura italiana, Leonardo Benevolo.

Nell’intervista di Francesco Erbani, curatore del libro, racconta il suo progetto per la capitale: parte dall’idea di città, si sofferma sulla città di Roma, e propone un progetto di rivalutazione del Tevere.

Il mio mestiere è l’architettura. Mi sembra più esatto dire così che non “faccio l’architetto”, perché l’architettura è una cosa difficile da avvicinare e io ho tentato di farlo con vari mezzi: progettare edifici, disegnare piani regolatori, collaborare alla redazione di leggi, scrivere libri o articoli di giornale, insegnare la storia dell’architettura. Non ho potuto ancora scegliere di fare una sola di queste cose, perché lo scopo che questa disciplina si pone, vale a dire migliorare anche solo di poco l’ambiente fisico in cui vive la gente, è troppo importante e difficile per tentare di raggiungerlo in un unico modo. Qualche volta è possibile costruire un piccolo pezzo di questo ambiente in un contesto accettabile; qualche volta bisogna tentare di correggere questo contesto, cioè aiutare l’amministrazione pubblica a fare i piani urbanistici; qualche volta invece si scopre che occorre prima rifare le leggi; e qualche volta ancora che non si può fare nessuna di queste cose e dunque non resta che riflettere e scrivere.

 

Ecco la pagina sul sito della Laterza

Il libro

Leonordo Benevolo, La fine della città, Laterza, Roma-Bari, 2011

Altri libri dell’autore

Leonardo Benevolo ha pubblicato con Laterza numerosi volumi, tra i quali:

 

 

L’architettura del nuovo millennio, Laterza, 2008

 

 

 

 

Storia dell’architettura moderna, Laterza, 2008

 

 

 

 

La città nella storia d’Europa, Laterza, 1998

 

 

 

 

L’architettura nell’Italia contemporanea, Laterza, 2006

L’autore

 

 

 

 

Leonardo Benevolo

La libreria

 

 

 

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