Archive for febbraio 2011

How to run the world, Parag Khanna

24 febbraio 2011


 

How to run the world. Charting a Course to the next Renaissance è l’ultima opera del pragmatista indiano Parag Khanna, direttore del Global Governance Initiative of the American Strategy Program con sede a Washington.

Questo libro si potrebbe intitolare anche Frammenti di mondo senza un centro. È un altro mondo, qui gli stati non hanno il monopolio della violenza, non hanno confini sacri, non esauriscono il senso della politica. Soprattutto non sono superiori ad altri soggetti: le metropoli, le società militari private, le multinazionali, le Organizzazioni Non Governative (Ong), gli individui influenti o le reti criminali.

 


È il nostro mondo. Osservato però senza sovrapporgli ideologie e costruzioni giuridiche come la sovranità. Il suo sguardo, così rinnovato, cerca di penetrare nel futuro: Non ci sarà nessun Leviatano universale, nessun parlamento di tutta l’umanità, nessuna egemonia americana (…) L’Est non rimpiazzerà l’Ovest, la Cina non prenderà il posto dell’America, il Pacifico non sostituirà l’Atlantico (…) Non avranno più senso i confini ex coloniali, che devono diventare irrilevanti per risolvere i nodi tra Palestina e Israele, Iraq e Kurdistan, Pakistan e Pashtunistan, il Sudan, la Bosnia.

Il protagonista sarà per Khanna una megadiplomazia intelligente, affidata ai mille personaggi influenti di questo nuovo ordine: dai popoli e le loro diaspore agli “statisti senza stato” come il controverso George Soros – che finanziò l’Onu a Sarajevo e le Ong “rivoluzionarie” in Ucraina e Georgia – o Jonathan Auerbach che porta investimenti in Africa.

 


Questo è un mondo medievale dopo il quale dovrà venire un Rinascimento.

 

Le illustrazioni pubblicate sono di Carlo Stanga (qui il suo portfolio). LibOn le visualizza con il permesso dell’autore

 

 

Il libro

Parag Khanna, How to run the world. Charting a Course to the next Renaissance, Random House, 2011

 

 

L’autore

 

 

Parag Khanna

 

 

La fondazione

 

 

La libreria

 

 

 

AC

Parola di donna, Ritanna Armeni

23 febbraio 2011

 

Parola di donna. 100 parole che hanno cambiato il mondo raccontate da 100 protagoniste è il libro curato da Ritanna Armeni e pubblicato da Ponte alle Grazie che si offre come vocabolario della storia al femminile e del movimento femminista.

 


Abito: Michela De Giorgio

Autocoscienza: Monica Lanfranco

Corpo: Lea Melandri

Differenza: Ida Dominijanni

 

Famiglia: Chiara Saraceno

Massaia: Silvia Ballestra

Matriarcato: Eva Cantarella

Potere: Sofia Ventura

 

Seduzione: Ginevra Bompiani

Sentimento: Alina Marazzi

Streghe: Melissa P.

Zitella: Cinzia Leone

 

 

Le illustrazioni visualizzate sono di Anna Godeassi (vai al suo bel sito). Pubblicate da LibOn su autorizzazione dell’autrice

 

 

Il libro

Ritanna Armeni, Parola di donna. 100 parole che hanno cambiato il mondo raccontate da 100 protagoniste, Ponte alle Grazie, Firenze, 2011

 

La curatrice

 

 

Ritanna Armeni

 

 

La casa editrice

 

 

La libreria

 

 

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Come nasce la rivolta in Libia

23 febbraio 2011

Come nasce la rivolta in Libia: si può cercare di delineare le cause e le circostanze per le quali è nata la rivolta, anzi la guerra civile libica.

Qui il post di LibOn Come nasce la rivolta in Egitto

Fino alla settimana scorsa si credeva che la Libia non avrebbe seguito le orme della Tunisia e dell’Egitto, dove le proteste popolari erano riuscite a far cadere regimi al potere da decenni. Si diceva che la Libia fosse diversa dai suoi vicini nordafricani da un punto di vista sia sociale sia economico, e che quindi avrebbe resistito all’effetto domino che la caduta del presidente tunisino Ben Ali sembrava aver scatenato in tutto il mondo arabo. La grande differenza rispetto ai paesi confinanti sta nelle enormi riserve di petrolio che rendono l’ex colonia italiana uno dei paesi più ricchi d’Africa e nell’assenza del fenomeno della disoccupazione giovanile di massa (alcune statistiche, però, stimano la disoccupazione libica totale al 30%). In oltre quarant’anni di potere, poi, il governo di Gheddafi ha represso ogni forma di opposizione politica e, attraverso la censura e l’impoverimento del sistema dell’istruzione, è riuscito ad annichilire l’opinione pubblica. Tutto questo faceva presagire che l’onda rivoluzionaria partita da Tunisi non sarebbe arrivata a lambire le coste libiche.

L’articolo di Limes: l’Occidente e le crisi petrolifere

Ma quando – tra il 16 e il 18 febbraio – sono apparse le prime notizie sulle proteste e si vociferava che vi fossero stati più di cento morti tra i manifestanti di Bengasi e di altre città della Cirenaica, molti analisti hanno pensato che la rivolta si sarebbe limitata a questa provincia orientale della Libia, uno storico focolare dell’opposizione al regime di Gheddafi. Alcuni analisti sostenevano inoltre che queste proteste non fossero espressione di un vero malcontento popolare interno al paese, ma che fossero invece da attribuirsi all’attivismo politico dei gruppi dell’opposizione libica in esilio che incitavano alla rivoluzione. Si credeva che il governo avrebbe messo fine alla rivolta nel giro di pochi giorni, così come avvenne a Bengasi esattamente cinque anni fa, quando il regime represse una rivolta popolare che terminò rapidamente con un bilancio di 14 morti. Oppure, che si sarebbe ripetuto un eccidio come quello compiuto nel 1996 nel carcere di Abu Salim, dove più di mille detenuti furono uccisi nel corso di un’insurrezione penitenziaria. Come sempre, Tripoli sarebbe rimasta immune alle proteste e fintanto che la vita andava avanti tranquilla nella capitale, dove Gheddafi ancora sfilava per le strade accolto dalla folla, niente avrebbe potuto minacciare seriamente il potere del colonnello.

Il commento di Lucio Caracciolo al video di Gheddafi

Dopo gli sviluppi del 20 febbraio però tutto è cambiato. È la prima volta in quarant’anni che il governo libico appare seriamente minacciato. Bengasi è in mano ai rivoltosi che hanno conquistato al-Katiba, la base militare che funge da palazzo presidenziale nella città orientale. I civili ne hanno preso l’arsenale bellico e ne hanno celebrato la cosiddetta liberazione sfilando a bordo dei mezzi blindati sequestrati. L’esercito regolare si è ritirato da molte altre città della Cirenaica di cui poi i manifestanti sono riusciti a occupare le stazioni della polizia. La rivolta popolare si è estesa anche a Tripoli. Nella notte di domenica la centralissima piazza Verde è stata teatro di sparatorie e sembra che anche alcuni uffici governativi di Tripoli siano stati bruciati. Nelle prime ore del lunedì la polizia pareva essere svanita dalla capitale e scritte contro Gheddafi sono apparse sulle pareti delle stazioni della polizia abbandonate. L’apparente diminuzione del numero di militari indurrebbe a pensare che qualche unità si sia ritirata. Il governo stesso ha subito importanti defezioni nel corso della giornata di domenica. Il comandante militare del distretto di Tobruk, un fedelissimo del regime, si è dichiarato dalla parte dei rivoltosi, così come un alto dirigente del ministero della Difesa. Sia l’ambasciatore libico presso la Lega araba che quello in carica presso l’India hanno rassegnato le dimissioni e preso le distanze da Tripoli in segno di protesta contro l’uccisione indiscriminata dei manifestanti. La più grande tribù del paese, gli Orfella, cui vari membri occupano posizioni chiave nel governo, si è ufficialmente schierata dalla parte della rivolta e ciò fa ipotizzare che nelle prossime ore Tripoli possa subire altri importanti attacchi dal suo interno. Oltre alle defezioni e alla perdita di controllo di province importanti, il segno più evidente che Gheddafi si senta ora minacciato è il discorso fatto dal figlio del leader libico.

L’articolo di Limes sull’equilibrio del mercato petrolifero mondiale

Parlando in diretta televisiva all’una di notte, Saif al-Islam al-Gheddafi, finora considerato un possibile erede politico del padre, ha dichiarato che il paese rischia di precipitare in quarant’anni di guerra civile e di essere diviso in due, la Tripolitania da una parte e la Cirenaica dall’altra. Per descrivere la situazione che la Libia sta vivendo Saif ha usato la parola fitna, un termine dell’arabo classico con il quale si indica il conflitto che ha diviso la comunità musulmana nei primi secoli dopo l’avvento dell’Islam. Utilizzando questo termine, quindi, ha implicitamente confermato che le divisioni interne al paese siano così forti da poterne minacciare l’unità nazionale. Nel complesso, il discorso di Saif al-Islam è parso un tentativo di convincere i tripolini a non schierarsi a favore della rivolta. Non li ha minacciati con discorsi sulle possibili violenze e sulle ulteriori uccisioni di cui sarebbero rimasti vittime. O meglio, sebbene abbia promesso che i libici “piangeranno centomila morti” e in maniera poco convincente ha detto che l’esercito è compatto e combatterà, non è con la minaccia di scontri fisici che ha tentato di conquistarsi la fedeltà dei cittadini, in particolare quelli della capitale. Ha invece parlato più a lungo e con maggiore enfasi del caos nel quale sarebbe caduto il paese se Tripoli si fosse sollevata, dei mancati proventi del petrolio, dei 200 miliardi di dollari in investimenti infrastrutturali che sarebbero stati gettati al vento, e dell’estrema povertà che avrebbe investito il paese.

Niente più scuole e ospedali, e non ci sarà più pane in Libia perché diverrà più caro dell’oro, ha detto, presagendo inoltre che i proventi del petrolio finiranno in mano ai quei drogati e fomentati, ossia i manifestanti, come li descrive Saif al-Islam. Il figlio del leader libico ha quindi usato la logica delle rendite degli idrocarburi per cercare di placare gli animi dei tripolini. Così come gli analisti avevano ipotizzato – sbagliando – che i proventi del petrolio e il benessere generale in Libia avrebbero trattenuto l’ondata rivoluzionaria, adesso Saif si sta aggrappando alla stessa logica delle rendite per frenare le adesioni alla rivolta. In un disperato tentativo di riconciliarsi con i manifestanti, ha proposto che gli attuali guadagni provenienti dal settore petrolifero siano ridistribuiti tra i cittadini e che i giovani possano ottenere più facilmente prestiti da governo. Tale modo di agire non è una novità per il governo di Tripoli, che negli ultimi anni ha ripetutamente fatto ricorso a compensazioni pecuniarie o a donazioni di case e automobili per risolvere le tensioni sociali. Tuttavia resta da vedere se questa volta la carota delle rendite e del benessere che Saif al-Islam ha mostrato nelle case delle famiglie libiche possa influenzare il corso degli eventi.

A giudicare dai fatti della domenica notte scorsa a Tripoli, sembra che a tenere le redini del futuro del paese non siano tanto i cittadini della capitale e le loro aspirazioni materiali, quanto invece gli schieramenti dell’esercito. Infatti, se vi saranno ulteriori defezioni da parte di comandanti delle forze armate e se, come appare, la polizia non scenderà in strada per difendere i palazzi del governo, la maggiore minaccia al potere di Gheddafi verrà dal suo interno, da quella fitna che sembra sia dilagata nei palazzi del potere. Se, invece, l’esercito rimarrà fedele al governo, le violenze in Libia potrebbero continuare ancora a lungo.

 

L’articolo è tratto dalla rivista di geopolitica italiana Limes

 

 

La libreria

 

 

AC

Non per profitto, Martha Nussbaum

23 febbraio 2011

 

Non per profitto è  l’ultima opera di Martha Nussbaum, docente di Law and Ethics all’Università di Chicago. Qui il post di LibOn sul libro in lingua originale.

Assistiamo oggi a una crisi strisciante, di enormi proporzioni e di portata globale, tanto più inosservata quanto più dannosa per il futuro della democrazia: la crisi dell’istruzione.

 


Sedotti dall’imperativo della crescita economica e dalle logiche contabili a breve termine, molti paesi infliggono pesanti tagli agli studi umanistici ed artistici a favore di abilità tecniche e conoscenze pratico-scientifiche. E così, mentre il mondo si fa più grande e complesso, gli strumenti per capirlo si fanno più poveri e rudimentali; mentre l’innovazione chiede intelligenze flessibili, aperte e creative, l’istruzione si ripiega su poche nozioni stereotipate.

 


Non si tratta di difendere una presunta superiorità della cultura classica su quella scientifica, bensì di mantenere l’accesso a quella conoscenza che nutre la libertà di pensiero e di parola, l’autonomia del giudizio, la forza dell’immaginazione come altrettante precondizioni per una umanità matura e responsabile.

 


 

Le immagini visualizzate sono fotografie di Elliott Erwitt: LibOn le associa al titolo del libro in quanto fotografie “puramente estetiche e disinteressatamente attente al bello”.

 

Il post di LibOn sul libro in lingua originale

 

 

Il libro

Martha Nussbaum, Non per profitto, Il Mulino, Bologna, 2011

 

 

L’autrice


 

Martha Nussbaum -la sua pagina sul sito dell’Università di Chicago

 

L’università

University of Chicago Law School

La libreria

 

 

 

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Settanta acrilico trenta lana, Viola di Grado

22 febbraio 2011

 

Settanta acrilico trenta lana è il convincente esordio di Viola Di Grado, ventitreenne di Catania laureata in lingue orientali e studente a Londra. Siamo a Leeds, dove l’inverno distrugge ogni altra stagione col suo soffio gelido e il cielo, a volte, può apparire come un mattatoio di nuvole carnose e sanguinolente, in uno dei posti più sordidi del mon­do.

 

Camelia Mega ha vent’anni e vive con la madre a Leeds. Una cupa ossessione – la morte del padre Stefano e della sua amante in un incidente d’auto – grava sulla vita delle due donne. Esiliate dal mondo, prigioniere di un trauma senza sbocchi risolutivi, si annullano a vicenda in un gioco di sguardi e silenzi assoluti. Camelia traduce manuali di istruzione per lavatrici, la madre fotografa ossessivamente buchi di ogni genere.

 

In questo dilaniarsi verso una prevedibile follia, la ragazza – emigrata da Torino anni prima con la famiglia – intravede una luce di passione per il giovane cinese Wen, il cui strano fratello deturpa vestiti che Camelia indossa dopo averli recuperati dalla spazzatura. Le lingue e le culture di questi solitari turisti della vita si incrociano, ma Camelia non riesce a spiegarsi la ritrosia affettiva di Wen nei suoi disponibili confronti. Sarà Jimmy, il fratello strambo, a possederla furiosamente in un ambiguo gioco al massacro, rivelandole al contempo il tragico segreto che attanaglia la mente di Wen. Un ritorno alle origini, senza più speranza, chiude la possibile primavera di Camelia nella palude di Leeds.

 

Cupo, impietoso, claustrofobico, ma a tratti anche genuinamente poetico nella sua volontà di recupero memoriale e affettivo, questo romazo si colloca in uno spazio di generosa ambiguità, su un terreno più prossimo agli esordi di Isabella Santacroce che non alla Nothomb o addirittura alla Elena Ferrante citate in copertina. Il percorso della protagonista nella sua discesa agli inferi con parentesi di gloria effimera, è delirante nell’annullarsi di ogni contatto umano “normale”.

 

Le immagini visualizzate sono relative a opere di Michelangelo Pistoletto

La recensione riportata è di Sergio Pent, ed è stata pubblicata dall’inserto della Stampa TuttoLibri in data 5/2/2011

 

Il libro

Viola Di Grado, Settanta acrilico trenta lana, E/O, Roma, 2011

 

La casa editrice

 

 

La libreria

 

 

 

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Donne del Risorgimento, Il Mulino

22 febbraio 2011

 

Donne del Risorgimento è il libro scritto da undici autrici di Controparola e pubblicato dal Mulino in onore e in memoria delle grandi figure femminili del Risorgimento italiano.

Controparola è un gruppo di giornaliste e scrittrici nato nel 1992 per iniziativa di Dacia Maraini. Altri volumi collettivi del gruppo sono Piccole italiane (Anabasi, 1994), Il Novecento delle italiane (Editori Riuniti, 2001), Amorosi assassini (Laterza, 2008).

 

Le donne risorgimentali sono figure eroiche, di grande notorietà (all’epoca), celebrate da statue in un grande numero di piazze italiane. Ora la loro memoria si sta affievolendo.

Questo volume presenta al lettore alcune di queste protagoniste dimenticate: in quattordici capitoli di taglio narrativo, le autrici ricostruiscono il profilo biografico e l’azione di altrettante donne: Georgina Saffi, Clara Maffei, Sara Nathan, Anita Garibaldi, Cristina di Belgioioso, Teresa “Testa di lana”.

Rileggendo insieme la vita di lavandaie e giornaliste, aristocratiche e massaie, italiane e inglesi, il libro riconosce in queste figure una comune disposizione in certo senso proto-femminista che le portò volta a volta a impegnarsi in battaglie sociali, a lottare contro la prostituzione, a prendere le armi vestite da uomini, accanto agli uomini.

 

 

Il libro

E.Doni, C.Galimberti, L.Levi, D.Maraini, M.S.Palieri, L.Rotondo, F.Sancin, M.Serri, F.Tagliaventi, C.Valentini, Donne del Risorgimento, Il Mulino, Bologna, 2011

 

Controparola

 

 

La libreria

 

 

 

 

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La fine della città, Leonardo Benevolo

22 febbraio 2011

 

La fine della città è l’ultimo saggio dell’architetto e storico dell’architettura italiana, Leonardo Benevolo.

Nell’intervista di Francesco Erbani, curatore del libro, racconta il suo progetto per la capitale: parte dall’idea di città, si sofferma sulla città di Roma, e propone un progetto di rivalutazione del Tevere.

Il mio mestiere è l’architettura. Mi sembra più esatto dire così che non “faccio l’architetto”, perché l’architettura è una cosa difficile da avvicinare e io ho tentato di farlo con vari mezzi: progettare edifici, disegnare piani regolatori, collaborare alla redazione di leggi, scrivere libri o articoli di giornale, insegnare la storia dell’architettura. Non ho potuto ancora scegliere di fare una sola di queste cose, perché lo scopo che questa disciplina si pone, vale a dire migliorare anche solo di poco l’ambiente fisico in cui vive la gente, è troppo importante e difficile per tentare di raggiungerlo in un unico modo. Qualche volta è possibile costruire un piccolo pezzo di questo ambiente in un contesto accettabile; qualche volta bisogna tentare di correggere questo contesto, cioè aiutare l’amministrazione pubblica a fare i piani urbanistici; qualche volta invece si scopre che occorre prima rifare le leggi; e qualche volta ancora che non si può fare nessuna di queste cose e dunque non resta che riflettere e scrivere.

 

Ecco la pagina sul sito della Laterza

Il libro

Leonordo Benevolo, La fine della città, Laterza, Roma-Bari, 2011

Altri libri dell’autore

Leonardo Benevolo ha pubblicato con Laterza numerosi volumi, tra i quali:

 

 

L’architettura del nuovo millennio, Laterza, 2008

 

 

 

 

Storia dell’architettura moderna, Laterza, 2008

 

 

 

 

La città nella storia d’Europa, Laterza, 1998

 

 

 

 

L’architettura nell’Italia contemporanea, Laterza, 2006

L’autore

 

 

 

 

Leonardo Benevolo

La libreria

 

 

 

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Makers of Modern India, Ramachandra Guha

18 febbraio 2011

 

Makers of Modern India è il libro-antologia con cui Ramachandra Guha traccia un sentiero per attraversare il grande parco della moderna storia dell’India.

 


L’India moderna è una immensa, complessa, poliglotta democrazia del mondo, contenente un sesto della popolazione del pianeta. L’esistenza stessa di un tale virtuoso regime democratico va considerata un miracolo politico.

 


Fatto importante è che i fari del pensiero indiano moderno siano stati anche trascinatori delle masse e attivisti politici. Si pensi a Gandhi, Ambedkar o Nehru.

Al di là dei pensieri e degli scritti di questi filosofi-attivisti, Guha ha costruito la più grande antologia del pensiero sociale e politico indiano, raccogliendo il lavoro di diciannove dei maggiori pensatori. Fondatori di idee irradiatesi in tutto il mondo con effetti dall’enorme portata storica.

 


Inoltre l’introduzione al testo contiene le biografie delle figure studiate e contribuisce a inquadrarle nella storia del paese e del mondo.

 


 

 

Il libro

Ramachandra Guha, Makers of Modern India, Harvard University Press, Cambridge, Mass., 2011

 

L’autore

 

 

Ramachandra Guha (Outlook India)

 

 

 

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Guasto è il mondo, Tony Judt

18 febbraio 2011

 

Guasto è il mondo è l’ultima opera di Tony Judt. Ha finito di dettare questo libro esattamente un anno fa (febbraio 2010), poi è morto nel mese di agosto. Era malato di Sla.

Il piccolo crack finanziario del 2008 ha risvegliato la politica dal letargo nella quale era dannata dalla ricattatoria ineluttabilità dell’economia.


 

È grazie a questo piccolo crack che la smisuratezza dei patrimoni finanziari, confrontata alla povertà “reale” e diffusa, è tornata a fare scandalo. Nel 1968 l’amministratore delegato della General Motors guadagnava 66 volte lo stipendio dell’operaio di base. Oggi l’amministratore delegato della Walmart guadagna 900 volte di più del normale operaio.

Nel trentennio del feticismo per l’autoregolazione del mercato, un naturalismo provvidenzialista ha venerato egoismo e denaro, fino a far dimenticare che non è detto che il mondo debba andare così. Al contrario, è andato in tutt’altro modo fino a poco tempo fa.


 

Il problema che si presenta oggi è che la convinzione che l’espansione economica debba coincidere con uno sviluppo della democrazia inizia a vacillare. Il fatto che le economie capitalistiche prosperino maggiormente in condizioni di libertà è meno scontato di quanto ci piaccia pensare.

Di fronte al terrorismo, alla guerra, al cambiamento climatico, le società aperte tendono a ripiegarsi su se stesse e a sacrificare la libertà per la “sicurezza”.

La scelta allora non sarà più fra Stato e mercato, ma fra due tipi di Stato.



Guarda il post di LibOn sul libro in lingua

 

Le immagini visualizzate sono fotografie di Paul Fusco

Il libro

Tony Judt, Guasto è il mondo, Laterza, Roma-Bari, 2011

L’autore

 

 

 

 

Tony Judt

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In principio era la gioia, Matthew Fox

17 febbraio 2011

 

In principio era la gioia è un libro che mette paura a chi detiene il potere. L’autore è Matthew Fox.

Così si spiega il paradosso di un bestseller pubblicato in America nel 1983, tradotto nelle principali lingue del mondo e che arriva in Italia solo ora.


L’autore, Matthew Fox, prima della pubblicazione del libro era un padre domenicano, ma dopo venne espulso dal suo ordine per iniziativa dell’allora cardinale Ratzinger in qualità di prefetto della Congragazione per la Dottrina della Fede.

Intende restaurare il più autentico cristianesimo in fedeltà all’ideale del fondatore, l’ebreo Gesù di Nazareth, per una spiritualità non dualistica, amica di Dio e del mondo: la spiritualità della gioia quieta e della letizia.


I modelli sono Ildegarda di Bingen, Francesco d’Assisi, Meister Eckhart, Giuliana di Norwich, Matilde di Magdeburgo, Teilhard de Chardin, Thomas Merton.


Nonostante i suoi libri siano tradotti in 42 lingue, Matthew Fox è sconosciuto in Italia. Eppure il nostro paese avrebbe un motivo in più per interessarsi a lui: il fatto di aver avuto nella sua storia un altro grande frate domenicano eretico, Giordano Bruno.

 

Le immagini visualizzate sono illustrazioni di Anna Godeassi

Il libro

Matthew Fox, In principio era la gioia, Fazi, Roma, 2011

L’autore

Matthew Fox (Wikipedia)

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