Invidia, Elena Pulcini

 

Invidia. La passione triste è il saggio di Elena Pulcini edito dal Mulino: un colto excursus sul peccato, dall’antica Grecia della gelosia tra gli dei cantata da Esiodo, Pindaro ed Eschilo, alla Casa del Grande Fratello dei nostri più prosaici giorni.

 


L’invidia come chiara emanazione di una passione relazionale, che scaturisce dal confronto (e scontro) con gli altri, sino a generare quel risentimento che tormenta e intorpidisce l’esistenza e produce l’avvelenamento dell’anima.

 


Un autentico vizio di prossimità, che ci coglie nel momento in cui stabiliamo un paragone con il nostro simile, attività che svolgiamo instancabilmente e quotidianamente e che anzi, per dirla tutta, istituisce la società, come aveva ben capito Rousseau quando riconosceva nella comparaison il debutto della relazione tra gli uomini, esseri mimetici per eccellenza.

 


Se i secoli precedenti pullulano di casi celeberrimi di invidiosi, letterari o realmente esistiti (da Iago nemico di Otello ad Antonio Salieri che odiava Mozart), l’invidia dà il meglio di sé nell’epoca moderna, in qualità di patologia democratica, come dimostra Pulcini. La spinta alla libertà e all’uguaglianza che alimenta la grande stagione della modernità scopre il suo contrappasso nella diffusione su larga scala di questo mesto sentimento, che soltanto tra simili trova il modo di svilupparsi appieno. Il Moderno è l’epoca delle opportunità illimitate, che offrono a tutti la possibilità quanto meno di aspirare al miglioramento della propria condizione, e il tempo del capitalismo, nel quale oggetto dell’invidia diventa, innanzitutto, la ricchezza.

 

Le illustrazioni visualizzate sono di Damiano Groppi. LibOn le pubblica con l’autorizzazione dell’autore

 

 

Il libro

Elena Pulcini, Invidia. La passione triste, Bologna, Il Mulino, 2011

 

 

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AC

 


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