Archive for 11 marzo 2011

Libertà, Jonathan Franzen

11 marzo 2011

 

Libertà è l’ultimo romanzo del grande scrittore americano Jonathan Franzen tradotto da Silvia Pareschi e pubblicato da Einaudi.

In lingua originale, Freedom, è uscito il 31 agosto 2010 per l’editore Harper Collins. Esattamente nove anni dopo The Corrections (Le Correzioni), edito da Picador.


 

Argomento comune ai due romanzi è la famiglia americana suburbana e infelice. Ma perché gli americani hanno la mania di abitare  nei sobborghi, madre patria della disperazione domestica?

Dice lui nell’intervista per il Venerdì di presentazione di Libertà: è un’eredità dei primi coloni venuti dal Nord Europa. Per gli inglesi, un tetto con un prato davanti era il massimo del lusso e qui c’era tanta terra per mettere in pratica questa idea. Il presidente Jefferson diffidava delle città: per lui la forza della repubblica erano le fattorie, l’autosufficienza, la diffusione sul territorio. Che era rurale o urbano, non suburbano come dopo la Seconda Guerra Mondiale.


 

Tre elementi hanno trasformato il Paese in una nazione-sobborgo che valorizza  la famiglia contro la comunità:

  1. la tassazione favorevole alla proprietà individuale delle case;
  2. gli interessi di chi costruiva macchine e autostrade;
  3. la fuga dei bianchi dai centri cittadini colonizzati dai neri poveri.

 

Su questi tre elementi si sono saldati valori molto americani, come l’isolamento che tutela la sicurezza e la libertà di movimento individuale garantita dall’automobile. Balle a cui si è creduto per mettersi in salvo, senza pensare che il vero orrore da cui fuggire poteva essere la famiglia. Da anni però c’è un fenomeno inverso, la gentrification che recupera i vecchi quartieri malfamati.

 

 

Le immagini visualizzate sono illustrazioni di Anna Godeassi

Il libro

Jonathan Franzen, Libertà, Torino, Einaudi, 2011

L’autore


La casa editrice

La libreria

 

 

 

 

AC

Avevo mille vite e ne ho preso una sola, Cees Nooteboom

11 marzo 2011

 

Avevo mille vite e ne ho preso una sola è il nuovo libro di Cees Nooteboom a cura di Rudiger Safranski, edito da Iperborea.

Il filosofo tedesco da molti anni ammiratore e amico dello scrittore olandese, ha dato corpo a un’antologia fatta di frammenti, un breviario dei nostri giorni dal significato del viaggio come esperienza esistenziale al mistero del tempo, al valore assoluto della letteratura. Per insegnare che la scrittura, come il viaggio, è ricerca in cui perdersi e che solo l’immaginazione può aprire gli occhi alle possibilità della vita.

 

Alcune persone si mettono in viaggio verso gli amici, altre verso un ricordo, un quadro, un paesaggio e ogni tanto c’è qualcuno che compie perfino un pellegrinaggio verso una poesia. Alcune poesie descrivono luoghi, di altre sappiamo dove sono nate; l’amante della poesia sale con Petrarca sul Monte Ventoso, passeggia per Napoli a braccetto con Shelley, è a Itaca con Omero e sulle rive del Tago pensa a Slauerhoff.

Qualcosa del genere capitò anche al viaggiatore solitario che in un gelido giorno di gennaio, indossando un impermeabile troppo leggero, entrò sul far della sera nell’Hotel La Ginestra di Recanati, un albergo un po’ tetro e uno dei pochi al mondo a portare il nome di una poesia. La ragazza alla reception lo registrò come Michael Kruger e dato che questo non è un giallo partiamo dal presupposto che fosse il vero nome dell’ospite…

 


 

 

Il libro

Cees Nooteboom, Avevo mille vite e ne ho preso una sola, Milano, Iperborea, 2011

 

 


 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

Ma attenzione ogni libro ne richiama un altro

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