Libertà, Jonathan Franzen

 

Libertà è l’ultimo romanzo del grande scrittore americano Jonathan Franzen tradotto da Silvia Pareschi e pubblicato da Einaudi.

In lingua originale, Freedom, è uscito il 31 agosto 2010 per l’editore Harper Collins. Esattamente nove anni dopo The Corrections (Le Correzioni), edito da Picador.


 

Argomento comune ai due romanzi è la famiglia americana suburbana e infelice. Ma perché gli americani hanno la mania di abitare  nei sobborghi, madre patria della disperazione domestica?

Dice lui nell’intervista per il Venerdì di presentazione di Libertà: è un’eredità dei primi coloni venuti dal Nord Europa. Per gli inglesi, un tetto con un prato davanti era il massimo del lusso e qui c’era tanta terra per mettere in pratica questa idea. Il presidente Jefferson diffidava delle città: per lui la forza della repubblica erano le fattorie, l’autosufficienza, la diffusione sul territorio. Che era rurale o urbano, non suburbano come dopo la Seconda Guerra Mondiale.


 

Tre elementi hanno trasformato il Paese in una nazione-sobborgo che valorizza  la famiglia contro la comunità:

  1. la tassazione favorevole alla proprietà individuale delle case;
  2. gli interessi di chi costruiva macchine e autostrade;
  3. la fuga dei bianchi dai centri cittadini colonizzati dai neri poveri.

 

Su questi tre elementi si sono saldati valori molto americani, come l’isolamento che tutela la sicurezza e la libertà di movimento individuale garantita dall’automobile. Balle a cui si è creduto per mettersi in salvo, senza pensare che il vero orrore da cui fuggire poteva essere la famiglia. Da anni però c’è un fenomeno inverso, la gentrification che recupera i vecchi quartieri malfamati.

 

 

Le immagini visualizzate sono illustrazioni di Anna Godeassi

Il libro

Jonathan Franzen, Libertà, Torino, Einaudi, 2011

L’autore


La casa editrice

La libreria

 

 

 

 

AC


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