Port-Royal, Sainte-Beuve

 

Port-Royal è il capolavoro del critico a suo tempo più temuto di Francia, Charles Augustin Sainte-Beuve,  riproposto nella collana i Millenni di Einaudi a cura di Mario Richter. La nuova edizione del grande volume è frutto del lavoro di uno staff di cinque traduttrici (Fabiola Baldo, Marina Bernardi, Elettra Bordino, Maria Dario, Alessandra Flores D’Arcais).

 


Pubblicata da Sansoni, la precedente edizione risaliva al 1964. Non che in Francia abbia avuto maggior fortuna: esaurita da tempo la prima edizione della Pleiade pubblicata da Maxime Leroy tra il 1952 e il 1955, si è dovuto attendere il 2004 perché tornasse in libreria nella collana economica di Laffont, a cura di Philippe Seillier.

La prima edizione uscì nel 1840; quasi trent’anni dopo, nel 1867, venne pubblicata la terza e definitiva edizione, in sette volumi, dotata di un poderoso indice analitico, che segnò la fine dell’impresa. Quel che colpisce (e che colpì) è il tono: l’opera nasce come lunga serie di lezioni tenute all’Università di Losanna a partire dall’estate del 1837. Sainte-Beuve si rivolge insomma a una platea di studenti, tutt’altro che specializzata.

 

Port-Royal è la storia di un monastero, al tempo stesso rifugio per la solitudine dei singoli e officina di reciproca “fecondazione” tra il pensare e il fare. Uno studio approfondito e illuminante della natura umana, considerata dal punto di vista della sua miseria e delle sue possibilità di salvezza: un’opera storica impareggiabile per la qualità della documentazione, la padronanza dell’insieme, la ricchezza dei dettagli. Non è un romanzo, la sua materia prima sono i documenti, il suo metodo è un metodo scientifico e investigativo, maturato nella penombra degli archivi.

Invece che raccontare la storia delle idee religiose del Seicento, raccontare quella di un monastero, di un luogo, cioè, considerato come un personaggio. Un crocevia di idee e personalità, officina del pensiero e rifugio. È una natura selvaggia, quella che circonda Port-Royal, incassato in una profonda valle e circondato da foreste e stagni. Niente di più adatto a un ideale di rinuncia e separazione dal mondo perseguito con la gioia e l’accanimento di moderni eremiti.

 



Le immagini visualizzate sono fotografie dell’abbazia di Sant’Antimo

Il testo riprende stralci dall’articolo di Emanuele Trevi sul Manifesto in data 15/03/2011

Il libro

Charles Augustin Sainte-Beuve, Port-Royal, Torino, Einaudi, 2011

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AC


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