Gli eroi di Fukushima

 

 

Gli eroi di Fukushima è una poesia pubblicata da Fabrizio Centofanti su La Poesia e lo Spirito.

 

 

Da ottocento restiamo in cinquanta
nella trappola del parallelepipedo celeste,
la sala di controllo è la Geenna, sacrifici umani
proibiti dal Dio riprendono nel cuore
del disastro, a Fukushima, il reattore due è già esploso
nel quattro c’è un incendio, che cazzo conta
se la borsa crolla, se chiude al meno dieci per cento,
il livello è nocivo per chi è fuori, figurati per noi,
da ottocento che eravamo, gli eroi
di Fukushima,
il nocciolo potrebbe aver subito danni limitati,
lo sappiamo noi se è limitato, il livello è nocivo
per la gente che fugge in preda al panico
nel raggio di chilometri e chilometri, ma niente paura
per gli eroi, cinquanta disperati in fondo alla Geenna,
il livello radioattivo è superiore alla norma fino a Tokio,
figurati per noi del parallelepipedo celeste,
a raffreddare reattori, a rinfrescare fiamme,
hanno chiesto solo a noi di restare
nella sala controllo dell’inferno, figurati se un angelo
scenderebbe fino a qui, come la volta dei tre giovani
– e poi ce n’era un quarto – nella fornace
ardente, ma non per noi, non per gli eroi,
e se fondesse il nocciolo, quale angelo verrebbe a danzare
nella sala da ballo dell’inferno, con i cinquanta eroi di Fukushima?

 

Tra i commenti al post di Fabrizio Centofanti ce n’è uno che colpisce per bellezza. Voglio dargli voce e riportarlo qua su LibOn:

Continuare a vivere e a fare progetti, dopo aver visto e saputo, sembra quasi tradire.
Barbara

Scritto il 16/03/2011 alle ore 9:08 a.m.

 

 

Il post apre con un video di attualità: gli ultimi rimasti (50) all’interno della centrale vengono fatti evacuare. Possiamo notare la grande differenza di linguaggio tra il video (servizio giornalistico di all-news) e il testo poetico. L’uno volto a vendere la notizia dell’evacuazione, l’altro teso a dare forma  alla sostanza dell’evento nello scorrere del tempo.

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AC


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