Archive for 9 maggio 2011

The Boy in the Moon, Ian Brown

9 maggio 2011

The Boy in the Moon è il nuovo libro del giornalista Ian Brown, pubblicato da St. Martin’s Press e recensito dal domenicale del New York Times: Sunday Book Review.

Il testo è un racconto in prima persona. L’autore (padre) e il figlio (Walker) ne sono i protagonisti. L’autore è padre di un figlio affetto da una rara malattia: la sindrome Cardio Facio Cutanea (CFC). Quindi il racconto descrive le difficoltà portate da questa sindrome: molteplici e probanti al massimo grado. Una su tutte, la mancata comprensione del padre verso i comportamenti del figlio.

L’autore procede conducendo il lettore attraverso una serie di interrogativi inerenti alla condizione sociale di Walker e a questioni riguardanti il suo stato clinico-sanitario. Potrà migliorare nel tempo la malattia? Potrà lui essere in qualche modo istruito? Sarà mai istituzionalizzata, riconosciuta e sostenuta la condizione di coloro che convivono con questa (o con un’altra) malattia? Ma madre e padre pongono a se stessi queste domande. E la risposta per ora è: “No”.

Di seguito un estratto dell’articolo di Roger Rosenblatt pubblicato sul Sunday Books Review in data 5/5/2011

His face is distorted, with an over-large brow, sloping eyes and a thick lower lip. He cannot speak. He cannot eat solid food, and takes in formula through a tube from a feedbag powered by a pump. The tube runs through a hole in his sleeper into a valve in his belly. When Walker’s own punches begin to awaken him, his father must disconnect the tube and lift the 45-pound boy out of his crib, carry him down three flights of stairs and try to coax him back to sleep. He also must change Walker’s ballooning diaper, as the boy is not toilet trained, and prevent him from smearing excrement every­where. He then feeds him a bottle and tiny doses of Pablum. The kitchen is covered with the film of Pablum dust. Brown’s tasks are performed as quietly as possible so as not to disturb his wife, Johanna, and Walker’s older sister, Hayley. In the first eight years of Walker’s life, neither parent slept two uninterrupted nights in a row.

Il libro

Ian Brown, The Boy in the Moon, St. Martin’s Press, New York City, 2011

L’autore

La casa editrice

St. Martin's Press

La libreria

AC

La denuncia del Guardian: migranti africani lasciati morire in mare

9 maggio 2011

Decine di migranti africani sono stati lasciati morire di fame e di sete nel mar Mediterraneo, dopo che unità europee e della Nato hanno ignorato le loro richieste di aiuto. È quanto denuncia oggi il quotidiano britannico Guardian.

Ecco l’articolo del quotidiano inglese

Alla fine di marzo, una barca con 72 persone a bordo, tra cui donne, bambini e rifugiati politici, ha avuto problemi mentre cercava di raggiungere l’isola di Lampedusa. Solo 11 di loro sono riusciti a sopravvivere dopo 16 giorni di deriva (di questi, uno è morto subito dopo, un altro in prigione a Zeitan, in Libia). “Ogni mattina ci svegliavamo e trovavamo nuovi cadaveri, che lasciavamo stare per 24 ore prima di gettarli in mare – ha raccontato uno dei sopravvissuti, Abu Kurke – negli ultimi giorni non ci riconoscevamo, pregavamo, eravamo moribondi“.


Stando all’indagine condotta dal quotidiano britannico, la barca lascia Tripoli il 25 marzo scorso diretta a Lampedusa. A bordo ci sono 47 etiopi, sette nigeriani, sette eritrei, sei ghanesi e cinque sudanesi. I problemi cominciano dopo solo 18 ore di navigazione: i migranti contattano allora padre Moses Zerai, prete eritreo che vive a Roma, il quale a sua volta contatta la Guardia costiera italiana. Gli ufficiali riferiscono a padre Zerai che la barca è stata localizzata a circa 60 miglia a largo da Tripoli e che sono state allertate le autorità competenti. Poco dopo, sull’imbarcazione in difficoltà appare un elicottero con insegne militari, da cui vengono gettati acqua e cibo. Il pilota invita i migranti, a gesti, a mantenere la loro posizione, garantendo sul prossimo arrivo di una nave per soccorrerli. Ma non arriva nessuno. Nessun paese ha ammesso di aver inviato l’elicottero. “Noi avevamo allertato Malta che la nave si stava dirigendo nella sua zona di competenza, e abbiamo lanciato un allarme alle navi in navigazione“, ha detto un ufficiale italiano. Da parte loro, le autorità maltesi hanno negato ogni coinvolgimento nella vicenda.


Il 29 o 30 marzo, l’imbarcazione si ritrova però accanto a una portaerei della Nato. Secondo i sopravvissuti, due jet si alzarono in volo e volano bassi sulla loro barca. I migranti mostrano i due neonati presenti a bordo, ma nessuno intervenne. Stando alle ricerche condotte dal quotidiano britannico, la portaerei in questione sarebbe la francese Charles de Gaulle. Le autorità francesi hanno inizialmente negato la loro presenza nella zona, ma di fronte alle prove mostrate dal giornale britannico un portavoce ha negato ogni commento.


Da parte sua, un portavoce della Nato ha fatto sapere che non risulta alcuna registrazione riguardo a navi in pericolo o incidenti. “Le unità della Nato sono pienamente consapevoli delle loro responsabilità riguardo la salvezza della vite in mare“, ha aggiunto un funzionario. “Più di 60 persone sono morte perchè si è abdicato alle proprie responsabilità – ha invece denunciato padre Moses Zerai, che ha tenuto i contatti con i migranti fino a quando non si è scaricata la batteria del loro telefono satellitare – questo è un crimine, e un crimine non può rimanere impunito solo perchè le vittime sono migranti africani e non turisti su una nave da crociera“.

Il testo è l’articolo di Flavia Amabile pubblicato sul sito della Stampa (09/05/2011)


Il giornale

La libreria

AC