Le ragioni dello sguardo, Francesco Faeta

 

 

 

 

 

 

Le ragioni dello sguardo è il saggio di Francesco Faeta pubblicato da Bollati Boringhieri nel mese di aprile 2011.

L’autore insegna Antropologia culturale e Antropologia visiva presso l’Università di Messina. Dirige, a Roma, la Scuola di etnografia visiva (sev) presso l’Istituto superiore di fotografia e comunicazione integrata di Roma.

 


L’antropologia culturale e visiva italiana è stata per decenni – durante il secolo scorso –  interpretata e praticata attraverso schemi culturali assai rigidi. Tarantolati, vedove piangenti in bianco e nero fotografati nelle campagne del Meridione e diventati emblemi di questa disciplina e delle sue ricerche, sono la prova di un’impostazione scientifica poco lucida.

Ernesto De Martino pensava di osservare il Sud con spirito realista, invece lo vedeva con animo neorealista. Guardava i suoi soggetti con uno schema visuale preordinato, già disponibile, e molto coerente con il suo schema culturale: il Neorealismo. Oggi ne parliamo come di uno stile, ma allora era un paradigma dominante, tanto da apparire realista e naturale, e poi faceva tendenza, non solo in Italia. Anche i fotografi con cui collaborò, come Franco Pinna, appartenevano alla stessa cultura.

 

 

Ernesto De Martino: nel suo libro lei sfida un mito…

Una figura colossale della nostra cultura e non solo della nostra antropologia, vorrei che fosse chiaro: i suoi meriti non si toccano. Ma abbiamo ora la distanza giusta per valutare anche alcuni limiti della sua impostazione. Prima di tutto il suo orizzonte scientifico restò strettamente domestico, come in tutta la tradizione italiana…

 

Non è inevitabile che la cultura visuale di un’epoca influenzi lo sguardo scientifico?

Certo, ma è un limite di cui occorre essere consapevoli. Nel caso di De Martino , quello schema prevedeva la rappresentazione delle popolazioni meridionali come abbandonate a una miseria e a una arcaicità che dovevano in qualche modo essere assolutizzate, per poter essere riscattate dalla politica. Ma in quegli anni in Lucania non c’erano solo tarantolati e pianti rituali. Paradossalmente, il De Martino democratico e uomo di sinistra si guardò bene dall’analizzare il conflitto già esplosivo fra arcaicità e modernità (…) Una modernità pericolosa, democristiana e consumista, ma pur sempre reale.

 

 

 

Cosa deve osservare oggi un etnologo?

Non mi convince la tendenza dell’antropologia ad occuparsi indiscriminatamente di tutto. Non tutti gli oggetti sociali sono ugualmente “urgenti”, alcuni sono troppo leggeri per dirci qualcosa di solido sulle relazioni umane (…) Io penso ci sia bisogno ancora di affrontare oggetti sociali duri e consistenti: i comportamenti politici, per esempio, le strutture delle relazioni pubbliche, le istituzioni, sulla linea di Pierre Bourdieu.

 

 

 

Le immagini sono fotografie di Franco Pinna

Il testo riassume l’intervista di Michele Smargiassi a Francesco Faeta su Repubblica (14/06/2011)

Il libro

Francesco Faeta, Le ragioni dello sguardo. Pratiche dell’osservazione, della rappresentazione e della memoria, Bollati Boringhieri, Torino, 2011

 

 

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AC


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