Jorge Luis Borges: i libri (libros), le opere (obras)

Jorge Luis Borges. Ecco raccolte le venti opere (obras), o più materialmente i venti libri (libros), principali – in lingua originale e in traduzione italiana – del grande scrittore argentino (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986).  Eccole (in spagnolo e in italiano).

Come parlare di un autore così imponente? Ho pensato di citare Italo Calvino (Lezioni americane). Ecco, sicuramente un buon modo per ricordare il nostro autore è leggerlo con gli occhi e il gusto di Italo Calvino .

 

L’ultima grande invenzione d’un genere letterario a cui abbiamo assistito è stata compiuta da un maestro dello scrivere breve, Jorge Luis Borges, ed è stata l’invenzione di se stesso come narratore, l’uovo di Colombo che gli ha permesso di superare il blocco che gli impediva, fin verso i quarant’anni, di passare dalla prosa saggistica alla prosa narrativa. La sua idea è stata di fingere che il libro che voleva scrivere fosse già scritto, scritto da un altro, da un ipotetico autore sconosciuto, un autore d’un’altra lingua, d’un’altra cultura, – e descrivere, riassumere, recensire questo libro ipotetico. Fa parte della sua leggenda l’aneddoto che il primo straordinario racconto scritto con questa formula, El acercamiento a Almotásim, quando apparve nella rivista «Sur» nel 1940, fu creduto davvero una recensione a un libro d’autore indiano. Così come fa parte dei luoghi obbligati della critica osservare che ogni suo testo raddoppia o moltiplica il proprio spazio attraverso altri libri d’una biblioteca immaginaria o reale, letture classiche o erudite o semplicemente inventate.

da Lezioni americane. Rapidità, pag. 57-58  –

Nella narrativa se dovessi dire chi ha realizzato perfettamente l’ideale estetico di Valéry d’esattezza nell’immaginazione e nel linguaggio, costruendo opere che rispondono alla rigorosa geometria del cristallo e all’astrazione d’un ragionamento deduttivo, direi senza esitazione Jorge Luis Borges. Le ragioni della mia predilezione per lui non si fermano qui; cercherò di enumerarne le principali: perché ogni suo testo contiene un modello dell’universo o d’un attributo dell’universo: l’infinito, l’inumerabile, il tempo, eterno o compresente o ciclico; perché sono sempre testi contenuti in poche pagine, con una esemplare economia d’espressione; perché spesso i suoi racconti adottano la forma esteriore d’un qualche genere della letteratura popolare, forme collaudate da un lungo uso, che ne fa quasi delle strutture mitiche. Per esempio il suo più vertiginoso saggio sul tempo, El jardín de los senderos que se bifurcan (Ficciones, Emecé, Buenos Aires 1956), si presenta come una racconto spionaggio, che include a sua volta la descrizione d’uno sterminato romanzo cinese, il tutto concentrato in una dozzina di pagine (…) Un’idea di tempo puntuale, quasi un assoluto presente soggettivo «…reflexioné que todas las cosas le suceden a uno precisamente, precisamente ahora. Siglos de siglos y sólo en el presente ocurren los hechos; innumerables hombres en el aire, en la tierra y el mar y todo lo que realmente pasa me pasa a mi…» («…riflettei che ogni cosa, a ognuno accade precisamente, precisamente ora. Secoli e secoli, e solo nel presente accedono i fatti; innumerevoli uomini nell’aria, sulla terra o sul mare, e tutto ciò che realmente accade, accade a me…»).

– da Lezioni americane, Molteplicità, pag. 129-130 –

 

Un altro inizio cosmico che mi viene alla mente è quello, veramente memorabile, d’un racconto di Borges, El Aleph: «La candente mañana de febrero en que Beatriz Viterbo murió, después de una imperiosa agonía que no se rebajó un solo instante ni al sentimentalismo ni al miedo, noté que las carteleras de fierro de la Plaza Constitución habían renovado no sé qué aviso de cigarillos rubio; el hecho me dolió, pues comprendí que el incesante y vasto universo ya se apartaba de ella y que ese cambio era el primero de una serie infinita…» [l’incandescente mattina di febbraio in cui Beatriz Viterbo morì, dopo un’imperiosa agonia che non si abbassò un solo istante al sentimentalismo né al timore, notai che le armature di ferro di Plaza Constitución avevano cambiato non so quale pubblicità di sigarette; il fatto mi dolse, perché compresi che l’incessante e vasto universo già si separava da lei e che quel mutamento era il primo d’una serie infinita].

Lezioni americane, Cominciare e finire, pag.143 –

 

 

 

Le immagini visualizzate sono fotografie di Elliott Erwitt

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AC


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