Archive for 30 giugno 2011

L’idiota in politica, Lynda Dematteo

30 giugno 2011

 

 

L’idiota in politica. Antropologia della Lega Nord è il saggio dell’antropologa francese Lynda Dematteo pubblicato in Francia nel 2007 dalla  Cnrs éditions-Editions de la maison des sciences de l’homme e uscito nelle librerie italiane il 22 giugno scorso per i tipi di Feltrinelli.

 

Il tema è la rinascita – forse il risveglio – delle pratiche comunicative populiste nello scenario della politica italiana. Forse sarebbe meglio dire, l’utilizzo di un linguaggio generico, sbrigativo e aggressivo da parte di alcuni tra i principali partiti politici del Parlamento italiano. Ma non solo. Il focus di questo lavoro è la tecnica comunicativa della Lega nord: a prima vista frutto di “uscite” estemporanee,  dichiarazioni talvolta sfrontate o provocanti, talvolta aggressive oppure apertamente razziste e bigotte, ma a una seconda analisi, tecnica precisa, linguaggio “pratico” e chiaro, capace di parlare a una determinata porzione di società civile. Questo linguaggio poggia su miti costruiti con attenzione: la Padania, Roma ladrona, i comuni virtuosi del nord Italia; o rituali: il prelievo dell’acqua alla sorgente del Po, il raduno di Pontida ecc… Oppure ancora su una tradizione “culturale” di riferimento: quella celtica; un “padre fondatore” (immagine iconorafica del partito): Alberto da Giussano, ovvero un personaggio leggendario del XII secolo citato in alcune opere letterarie. Tutto questo costruisce un quadro farsesco e caricaturale.

 

 

 

 

Come nasce il discorso leghista?

Esiste una relazione carsica tra l’opposizione cattolica allo stato unitario nei primi decenni di vita nazionale e il leghismo. Vi è una quasi totale sovrapposizione geografica tra ex province bianche e aree leghiste. L’autonomismo nordista ha le sue radici nei movimenti autonomisti che sopravvivono ai margini della Dc negli anni 50. Diffuso in alcune province periferiche, era conosciuto e ripreso da alcuni amministratori ed esponenti politici locali democristiani. L’attuale discorso della Lega nord è stato composto in quel periodo, quando nacquero esperienze come il Movimento autonomista bergamasco di Guido Calderoli che si presenta alle elezioni amministrative del ‘56, il Movimento autonomie regionali padane che partecipa alle elezioni politiche del ‘58 e del ‘67, l’Unione autonomisti padani di Ugo Gavazzeni che approva il suo statuto a Pontida, sempre nel ‘67, federando gruppi autonomisti lombardi, trentini, friulani e piemontesi. Anche se non si tratta di un’elaborazione ideologica vera e propria ma di un diffuso senso comune. Dopo essere sopravvissuto per decenni tra le pieghe profonde del territorio, tenuto a bada nei suoi accenti più reazionari dal partito cattolico, si rigenera e riemerge brutalmente in superficie quando la Dc crolla sotto i colpi delle inchieste giudiziarie.

 

Nella tua ricerca sostieni che la sua matrice politico-culturale risale ancora più indietro?

Rimonta alla tradizione cattolica antiliberale, al riflesso antigiacobino del clero legittimista, al retroterra guelfo e papalino che fa proprio il discorso del governo locale e delle autonomie e che si lega alle insorgenze popolari delle valli che vissero in modo ostile la campagna bonapartista, il triennio giacobino con le sue riforme che mettevano in discussione i vecchi diritti consuetudinari concessi dalla Serenissima, il Risorgimento delle élites urbane massoniche e rimasero indifferenti alla Resistenza egemonizzata dai comunisti.

 

Come si concilia tutto ciò col paganesimo delle ampolle e i matrimoni celtici?

Alcuni di questi riti sono inventati, come nel caso dell’ampolla, altri sono ripresi e dirottati, come accade per il giuramento di Pontida. La Lega se ne appropria e li deforma reinventando un proprio mito delle origini. Mentre il rito dell’Ampolla rinvia piuttosto al paganesimo classico dell’estrema destra, il giuramento di Pontida risale alla tradizione neoguelfa, al momento della riconciliazione tra i cattolici rimasti fuori dalla vita politica nazionale e lo Stato italiano. I leghisti ne capovolgono il simbolismo originario per trasformarlo in un patto contro Roma. L’esatto contrario del significato attribuito dalla tradizione neoguelfa che vedeva in Roma la sede del papato.

 

 

 

 

Il libro

Lynda Dematteo, L’idiota in politica. Antropologia della Lega Nord, Feltrinelli, Milano, 2011

 

 

 

L’autrice

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

AC

Storia della mia gente, Edoardo Nesi

30 giugno 2011

 

 

 

Storia della mia gente di Edoardo Nesi è uno dei migliori libri italiani degli ultimi anni. La casa editrice è la gloriosa Bompiani. Il libro è tra i finalisti del Premio Strega 2011.

 

Ma lo Strega è un premio, e come tale è fisiologicamente destinato a lasciare scontenti quanti non vengono premiati.
Questo, però, evidentemente non basta a spiegare le polemiche che puntualmente si ripropongono ogni anno all’annuncio dei nomi dei cinque fortunati. Nel caso dello Strega, l’amarissimo liquore è reso fiele dal meccanismo su cui poggia la valutazione espressa dai giurati.
La dinamica è molto semplice, in realtà: La scelta del vincitore viene affidata ad un gruppo di 400 persone chiamate “gli amici della domenica” (“… begli amici, che siete! Siete solo amici della domenica!”) che appartengono – a vario titolo – al mondo editoriale e culturale.     (Wuz.it)

 

Allora: Storia della mia gente è uno di quei cazzotti che ogni tanto la letteratura sferra al mondo, aggiungendovi qualcosa di prezioso ma al tempo stesso sottraendovi anche qualcos’altro. Ciò che quest’opera aggiunge è una poetica contemporanea della rovina – una rovina non individuale, e nemmeno di classe o di categoria, ma collettiva e imparziale, tale da giustificare, per l’appunto, l’utilizzo della parola “gente”. Ciò che sottrae, invece – e lo sottrae per sempre – è l’inganno madornale della globalizzazione, al quale nessuna persona di buon senso aveva mai veramente creduto e che è stato imposto d’autorità come un diktat da pochi corrotti o esaltati. Fra duecento anni questo libro verrà ancora letto, ne sono sicuro.

Sandro Veronesi

 

 

 

 

Il libro di Nesi è molto insolito, originale e stimolante. Un imprenditore di Prato, nato ricco e un po’ viziato, destinato a continuare l’impresa di famiglia, una delle più importanti fabbriche di tessitura della celebre città toscana dei “cenci”, si trova improvvisamente a fare i conti con la più grande crisi economico-finanziaria dei tempi recenti, con la globalizzazione, con scelte di politica industriale miopi e poco efficaci fatte dai governi del nostro paese, con una situazione che lo costringe, suo malgrado, a cedere la ditta di famiglia, fondata da suo nonno, nel 2004. Una sconfitta personale, familiare, sociale, economica, politica, metafora della condizione di declino del Made in Italy a cui il nostro paese sembra non saper mettere un freno.

Nel romanzo-saggio dello scrittore c’è però molto di più: l’amore per la letteratura, soprattutto per Francis Scott Fitzgerald, a cui si deve il titolo del libro, modello di vita e di stile letterario; l’amore per il cinema, di cui si citano titoli famosi, che hanno condizionato la sensibilità e la visione del mondo dell’autore, da Quarto potere di Orson Welles a Il verdetto di Sidney Lumet; la nostalgia per l’Italia del miracolo economico, quello che consentiva ai rampolli di buona famiglia di passare le estati pigre sorseggiando bibite alla Capannina di Forte dei Marmi, illudendosi che la famiglia, l’azienda, gli ordini, i dipendenti, il contesto sociale sarebbero rimasti fermi in un eterno felice presente. Sappiamo,invece, che non è andata così e con la cultura e la sensibilità del romanziere Edoardo Nesi è pronto ad analizzare la storia della sua famiglia, delle sue vicende aziendali, degli errori commessi da lui e da politici, giornalisti, economisti che hanno teorizzato scenari utopici, fantasiosi, perdenti. Alcune pagine del libro sono le più convincenti e capaci di penetrare nella nostra sensibilità di lettori con grande forza emotiva: la visita della polizia al capannone che ospitava la fabbrica di Nesi e ora pullula di cinesi che in un ambiente sordido, sporco, degradato, lavorano indefessamente giorno e notte, fuggiti da una Cina dove la loro qualità di vita era ancora inferiore, ma ridotti in una forma di schiavitù anche nel nostro civilissimo paese, a tagliare e cucire manufatti a prezzi stracciati, quelli che concedono a noi di avere la tv al plasma, la pensione, la sanità, a loro precluse. E ancora la grande manifestazione “Prato non deve chiudere”, dove un enorme striscione, fatto con quei tessuti che ora stanno determinando il fallimento delle piccole industrie che da anni li avevano prodotti, alla quale partecipa tutta la città: imprenditori ed operai, tessitori ed industriali, in una ritrovata solidarietà sociale ed umana che ci mette sotto gli occhi la gravità di un declino di cui forse ancora non riusciamo ad identificare la portata. Lo scrittore, mentre con gli occhi lucidi si avvia a portare il grande striscione in corteo, conclude, pensando al futuro:

Oggi però voglio continuare a camminare insieme alla mia gente. Non so bene dove stiamo andando, ma di certo non siamo fermi.

 

Le immagini sono fotografie di Franco Pinna

Il testo è tratto da Sololibri.net

 

 

 

Il libro

Edoardo Nesi, Storia della mia gente, Bompiani, Milano, 2010

 

 

 

La casa editrice

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

 

 

AC

Prepariamoci, Luca Mercalli

30 giugno 2011

 

 

 

Prepariamoci è l’ultimo libro scritto da Luca Mercalli, edito da Chiarelettere. Alcune opere precedenti sono Filosofia delle nuvole (Rizzoli 2008), Che tempo farà (Rizzoli 2009), Viaggi nel tempo che fa (Einaudi 2010).

L’autore è presidente della Società Meteorologica Italiana, nonché direttore della rivista Nimbus. Ospite fisso della trasmissione Rai3 Chetempo che fa, cura per La Stampa la rubrica di meteorologia e clima.

 

 

 

 

Il famoso meteorologo  mette tutto nero su bianco. Non si tratta però delle nubi cariche di pioggia sullo sfondo di un cielo terso, sia chiaro: Mercalli ha messo per iscritto le sue considerazioni sulle crisi profondissime in atto, e suggerisce idee per prepararsi a “… vivere in un mondo con meno risorse, meno energia e meno abbondanza”.
Quanto alla possibile “più felicità” cui si fa riferimento nel sottotitolo del libro, dipenderà da noi cittadini, e dalla capacità di resilienza che sapremo dimostrare.
Resilienza, come ci spiega lo stesso Mercalli nell’intervista rilasciataci in occasione dei referendum (vertenti fra l’altro su nucleare e gestione pubblica dell’acqua), è la proprietà di assorbire un trauma senza collassare, e sapersi adattare alle nuove condizioni di vita che cambiamenti drammatici impongono.
Nel libro pubblicato da Chiarelettere, il presidente della Società meteorologica italiana traccia infatti un quadro a tinte fosche di quel che sta accadendo: il collasso imminente, riassume Mercalli è visibile in molti segni che ci ostiniamo a non voler vedere, e il nostro attuale mantenimento di uno stile di vita al di sopra delle nostre possibilità somiglia molto al “camminare bendati in un campo minato”.
Siamo ancora in tempo, ma i margini si riducono ogni giorno, e tutte le risorse che dovremmo impiegare per prepararci ad un mondo più “sobrio” (sì, è un eufemismo) vengono allegramente sperperate nel tentativo di arroccarsi su privilegi che sono già retaggio di un’epoca passata.

 

 

 

Le immagini sono dipinti di Vincent Willem van Gogh. Il primo: I mangiatori di patate (1885). Il secondo: I primi passi (1889).

Il testo è tratto da Wuz.it

 

 

 

Il libro

Luca Mercalli, Prepariamoci. A vivere in un mondo più affollato, con un clima più instabile, meno risorse, meno energia, meno abbondanza… E forse più felicità, Chiarelettere, Milano 2011

 

 

 

L’autore

 

 

 

La casa editrice

 

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

AC