Si acquistano pelli grezze, Abdulah Sidran

 

 

 

Si acquistano pelli grezze è l’ultima opera di Abdulah Sidran. Romanzo corposo, di millecinquecento pagine, appena finito e consegnato dall’autore all’editore di Zagabria. Già in allestimento la versione italiana.

Riporto di seguito il testo raccolto da Piero Del Giudice, pubblicato dal Domenicale del Sole 24 Ore in data 10-07-11.

 

Per scrivere su Ratko Mladic e sul genocidio di Srebrenica (luglio 1995) parto dal mio lavoro. Non dal corpus di poesie scritto nell’assedio di Sarajevo (La bara di Sarajevo) o dalla pièce teatrale A Zvornik ho lasciato il mio cuore – messa in scena anche in Italia – sugli eccidi e deportazioni della popolazione musulmana lungo la Drina, né parto dal poema che conoscete Le lacrime delle madri di Srebrenica. Non di versi si tratta ma di prosa, delle oltre millecinquecento pagine sottotitolate Romanzo della famiglia di Sidran di Sarajevo, che hanno il titolo Si acquistano pelli grezze. L’ho appena consegnato all’editore di Zagabria ed è in allestimento la versione italiana del romanzo. Romanzo della saga dei Sidran di Sarajevo e del paese-Jugoslavia. Il titolo l’ho ripreso da un’insegna. Nella periferia della cittadina dove ormai vivo – Goradze, sulla Drina – in esilio volontario da Sarajevo, esiste una ditta che esibisce un grande cartello bianco con la scritta “Si acquistano pelli fresche”. Non conciate, non trattate.

Per anni ci sono passato vicino, prima di capire che in quelle parole e nel loro odore di sangue è raccolta tutta la mia vita. Il duraturo, continuo, umiliante tributo di pelle fresca, di sofferenza, di vero dolore, delle tre generazioni dei Sidran protagonisti e testimoni – dalla fondazione alla sua fine – della Jugoslavia. Fine del progetto-paese e fine della Bosnia Erzegovina. Nessuno oggi vuole più un paese mulculturale, almeno nessuno di coloro che hanno voluto la guerra e occupano i posti di potere. Le tre comunità etniche – la serba oltranzista, autoreferenziale e irresponsabile, la croata e la musulmana – rendono asfittica l’intera sitiuazione. Il paese stagna.

«Quanto pessimismo!» telefonano e scrivono amici, anche italiani: «Ecco vedi – dicono – esiste qualche forma di giustizia, lo stragista Mladic è ora davanti ai giudici dell’Aja!». Beh, a proposito dell’arresto di Ratko Mladic – e prima di Karadzic – diciamo che tutto va bene, ok, tutto sta in poche frasi di rito: «Una soddisfazione ritardata», «la giustizia è lenta ma inesorabile», «meglio tardi che mai» eccetera. Non c’è bisogno di essere intelligenti per capire che si tratta di puro commercio, neanche tanto nascosto. Vi diamo questo vecchio Ratko, questo rottame e voi ci aprite le porte. Su un giornale belgradese la notizia dell’arresto di Mladic è stata pubblicata in maniera chiara: «Entriamo in Europa!». È il baratto. Solo gli ingenui formano giudizi sulla politica della Serbia in base ai gesti simbolici e alle dichiarazioni di circostanza dei suoi leader politici. Per quanto riguarda il personaggio, il Ratko dalle cui mani cola sangue, è un misto di primitivismo feroce e furbizia. Accarezza i bambini e rassicura le torme degli innocenti prima di scannarli a Srebrenica, veste i panni del vecchio malandato quando cerca di evitare l’estradizione dell’Aja. Ogni persona normale dovrebbe inorridire di fronte al modo di essere militare di Ratko Mladic, che non è eccezione o rarità. La restrizione mitomane della coscienza si incontra sia nel contadino analfabeta della Serbia che nel colto accademico di Belgrado! E ciò è davvero incomprensibile ed è un fenomeno che dovranno studiare gli esperti di socio-patologia.

La guerra della Bosnia Erzegovina è cessata nella sua forma peggiore, ma – come si dice a Sarajevo – «la guerra è finita solo per coloro che in guerra hanno perso la vita». La cosiddetta Comunità internazionale ha fermato la guerra di Bosnia nell’autunno-inverno del 1995, quando di fatto la guerra stava appena incominciando, legalizzando con l’accordo di Dayton la divisione etnica del paese prodotta dalla violenza e dal crimine. Srebrenica fu genocidio. Ma quante Srebrenica. Sono stati uccisi, o sono scomparsi, li ha portati via la Drina, circa 3500 bosniaci. E poi a Bijeljina, a Visegrad, a Foca… Non ci sarà un processo per queste stragi . Bisognerebbe rinnovare il Tribunale Russel. L’umanità ha bisogno di un tribunale simile, per processare gli autori delle idee di guerra e genocidio, gli assassini a tavolino, per giudicarli sia in contumacia che post mortem, per la verità e la giustizia senza e quali non ci potrà essere né riconciliazione né futuro migliore, ma solo gemito poetico e pianto.

 

 

 

 

 

I libri

Abdulah Sidran, Il grasso di lepre, Casagrande, Bellinzona, 2010

 

 

 

Le lacrime delle madri di Srebrenica, ADV Edizioni, Lugano, 2010

 

 

 

Romanzo balcanico, Aliberti Editore, Reggio Emilia, 2009

 

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

AC


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