Malaparte. Vies et légendes, Maurizio Serra

 

 

In Malaparte. Vies et légendes, Maurizio Serra racconta la vita del celebre Curzio intrecciandola con la valutazione critica della sua opera, mostrando come l’una e l’altra fossero dominate da un persistente e straripante culto di sé e del l’immagine che egli volle tramandare di sé stesso, come un eroe rappresentativo della propria epoca, osservatore e testimone spregiudicato di un’Europa corrotta e decadente, travolta da guerre e rivoluzioni, fatalmente condannata al disfacimento della propria civiltà.

La sua Europa, come appare nei suoi libri più letti Kaputt e La pelle, e come è descritta nei frammenti dell’ultimo romanzo appena abbozzato, Mamma marcia, era un cadavere marcescente che non poteva essere salvato: «L’Europa non è che una famiglia d’assassini, di ruffiani, di vigliacchi. Bisogna avere il coraggio di riconoscerlo… È finita, ormai, è un continente marcio. Ha già i vermi, è coperto di vermi».
Ponendo al centro della sua interpretazione il tema della decadenza dell’Europa, Maurizio Serra ha dato maggiore risalto alla originalità della sua opera letteraria, che egli giudica «un grande scrittore e un uomo, malgrado tutto, superiore alla sua reputazione». Tuttavia, dopo la sua puntigliosa verifica, nulla è rimasto delle bugie e delle esagerazioni con le quali lo scrittore aveva trasfigurato la sua vita. Per questo aspetto, questa biografia può considerarsi forse definitiva, tale, cioè, da consentire di proseguire l’esame critico dello scrittore senza doversi porre nuovamente le domande alternative sull’uomo.

Fu idealista o opportunista, ribelle o camaleonte, protagonista o millantatore (parole di Antonio Gramsci «uno sfrenato arrivismo, una smisurata vanità, uno snobismo camaleontesco») ? Quando si parla di Kurt Erich Suckert, divenuto dopo il 1925 Curzio Malaparte, simili domande sono inevitabili. I suoi biografi sono stati finora impegnati a sciogliere l’alternativa. Compito tutt’altro che facile nel caso di uno scrittore che fu interventista combattente nella Grande Guerra, poi apologeta dei vinti di Caporetto, e poi ancora fautore di un fascismo rivoluzionario totalitario. Che fu amico di Piero Gobetti e testimone in favore degli assassini di Matteotti; che fu cantore di Mussolini, di Farinacci, di Balbo, di Ciano finché furono potenti, per denigrarli quando il loro potere declinò o cadde in rovina. Che fu sovvenzionato dal Ministero della Cultura popolare fino al 1943, ma dopo il crollo del fascismo si presentò come un perseguitato dal regime, e fu pronto a dichiarare a Togliatti nel 1944 che il comunismo era stato «motivo dominante di tutta la mia attività intellettuale», «motivo profondo di tutti i miei atti d’intelligenza e di coscienza». Né le metamorfosi cessarono allora: dopo il 1946, infatti, divenne anticomunista e fustigatore della «razza marxista», denunciò il «fascismo degli antifascisti» e fu sostenitore di De Gasperi nelle elezioni del 1948, per concludere infine la sua esistenza terrena nel 1957, esaltando Mao e il comunismo cinese, accettando la tessera del Partito repubblicano e del Partito comunista, e forse accettando, in punto di morte, di convertirsi alla Chiesa cattolica, che lo aveva messo all’Indice.

Cominciò Giordano Bruno Guerri nel 1980 a sfrondare la vita di Malaparte dalla leggenda autobiografica: «Sono pochissime le cose che comunemente si sanno di lui che siano davvero andate come lui ha tramandato», osservava Guerri narrando la vita di «un personaggio molto meno drammatico, epico e favoloso di quanto egli si è fatto credere», ma anche «meno ambiguo e scandaloso di quanto gli viene attribuito.” Quasi venti anni dopo, nel 1998, Giuseppe Pardini ha cercato di mettere in risalto la coerenza del suo percorso ideologico e politico-culturale, definendolo un «esteta della politica» importante «per comprendere pienamente molte delle posizioni, delle istanze morale, sociali e culturali, espresse dal fascismo». Anche il più recente biografo, Maurizio Serra, ha rintracciato nella sua vita e nella sua opera «la coerenza intima e la modernità» di un «interprete profetico della decadenza del l’Europa di fronte alla nuove potenze globali (Urss, Stati Uniti, Cina) e alle ideologie di massa: fascismo, comunismo, terzo-mondismo».

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Emilio Gentile sul Domenicale del Sole 24 Ore pubblicato in data 17-07-11

 

 

 

Il libro

Maurizio Serra, Malaparte. Vies et légendes, Grasset, Paris, 2011

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

 

 

 

AC


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: