Padroni a chiesa nostra, Paolo Bertezzolo

 

 

 

Padroni a chiesa nostra è il libro di Paolo Bertezzolo edito da Editrice Missionaria italiana.

Questo libro ricostruisce per la prima volta il travagliato rapporto tra chiesa e Lega Nord, contrassegnato da un ventennale conflitto sulle questioni dell’unità del paese, della solidarietà, dell’immigrazione, dell’attenzione al Mezzogiorno. Lo stesso vale per le tematiche interreligiose e il rapporto con l’islam.
Tra Lega e chiesa si sono invece manifestate vicinanza e consonanza allorché sono emerse le questioni legate ai “valori non negoziabili”.
Anche la difesa della “identità” religiosa può diventare un terreno d’incontro tra di esse. Lo si è visto nella vicenda del crocifisso nelle scuole.
Quale delle due dimensioni prevarrà? Lo scontro o l’incontro?

 

 

 

La scelta di mettere la croce sui propri vessilli è per la Lega anzitutto un atto di conversione, a cui il gruppo dirigente è stato costretto per evitare di disancorare il popolo leghista dalla sua tradizione e dal suo passato. Così, a poco a poco, il rito dell’ampolla con l’acqua del Po, la religione della natura e della purezza padana, il culto dei Celti, il “Sole delle Alpi”, scivolano sullo sfondo dell’immaginario leghista, per fare spazio a “valori, simboli, memorie” che più rispecchiano la cultura e la storia locale. Insomma, c’è un limite nell’inventare la tradizione, nel costruire un’identità collettiva (anche “padana”). Pur necessaria, l’eredità cattolica è comunque ingombrante. Del resto, quello è il territorio, oggetto di contesa: la provincia del Nord, il contado, la terza Italia, una realtà socio-economica molto operosa e fatta di piccole e piccolissime aziende, dove fino a 20 anni fa spopolava il partito cattolico. Dall’Italia bianca si è passati all’Italia verde, anche se le differenze non mancano. Delle varie anime della Dc, la Lega prende il voto più secolarizzato, di chi interpreta la religione “a modo proprio” e considera il cattolicesimo anzitutto una risorsa locale. Dunque un cattolicesimo senza o con poca chiesa, più una religione dei valori e della tradizione che della salvezza, più un simbolo territoriale che universale. Una religione a netta forma di campanile, che non accetterà mai che qualche altro edificio “sacro” (soprattutto se moschea o minareto) gli faccia ombra e rovini la skyline. Proprio l’avanzata dell’Islam in Italia spiega la recente vocazione della Lega Nord a impugnare la croce, e il suo farsi baluardo della cristianità minacciata sarà uno dei più forti motivi di scontro con i piani alti della Chiesa di Roma. Alla critica di strumentalizzare il crocifisso, di farne un simbolo di esclusione, il Carroccio reagisce accusando i vertici ecclesiali di essere tiepidi verso il nemico che avanza, di accettare la scristianizzazione del Paese.

 

 

Ovviamente il conflitto si estende ad altri campi, come l’unità nazionale, l’ordine pubblico, l’accoglienza degli immigrati. La solidarietà cristiana ha dei confini territoriali e umani non valicabili? Tuttavia, l’episcopato italiano non conta soltanto figure come Martini e Tettamanzi, per cui anche i leghisti hanno dei vescovi dalla loro parte, che li legittimano o per convinzione o per realismo politico. I più vivono a disagio la presenza della Lega, per le idee che veicola, la forza che esprime, gli anatemi e le minacce che indirizza alla Chiesa. Di fatto sono solo due le forze – Lega e Chiesa – che proprio perché molto radicate sul territorio si contendono la rappresentanza delle regioni del Nord. (…) Emergono informazioni interessanti, circa le diverse anime cattoliche presenti nel Carroccio, la vicinanza di alcuni gruppi ai lefebvriani, la concorrenza tra Lega e Chiesa nell’orientare il sentire della gente; sino allo “scambio politico” che sarebbe in atto tra il gruppo dirigente leghista e alcuni alti prelati del Vaticano; e ciò mentre il cattolicesimo di base morde il freno verso un partito che di testa resta pagano pur dimostrandosi di tanto in tanto più defensor fidei del Papa. (…) Così come lascia sospeso un punto interrogativo su un “possibile incontro” Padroni a chiesa nostra di Paolo Bertezzolo, ripercorrendo “vent’anni di strategia religiosa della Lega Nord” e ponendo come discrimine che il pragmatismo non prevalga sul Vangelo (e sul Concilio).

 
Il testo riprende l’articolo di Franco Garelli pubblicato sulla Stampa il 30-04-11

 

 

 

Il libro

Paolo Bertezzolo, Padroni a chiesa nostra, Editrice Missionaria italiana, Bologna, 2011

 

 

 

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