Sentimenti sovversivi, Roberto Ferrucci

 

 

In Sentimenti sovversiviRoberto Ferrucci fa i conti con una vergogna individuale e collettiva, un sentimento che cessando di essere il cratere in cui ogni cosa collassando scompare vuole recuperare la propria dimensione di argine, di limite, e opporsi orgogliosamente, persino sdegnosamente, al disastro etico di questi anni.

Il libro è stato appena pubblicato da Isbn dopo un’edizione bilingue a opera della Maison des écrivains étrangers et des traducteurs.

Nel suo ritiro francese di Saint-Nazaire, seduto davanti all’Atlantico, l’io narrante (di fatto lo stesso autore) vorrebbe raccontare una storia d’amore ma la percezione continua dell’Italia contemporanea, di questo “paese oscuro”, agisce sotto forma di un prurito psicologico, di un’interferenza che irretisce e distrae. Parte da qui “un viaggio di parole”, la cronaca di una miseria sociale e morale a cui sembra non si possa che soccombere. A sconvolgerlo è il crollo drastico di tutto ciò che salvaguardava i corpi e le loro relazioni. Un senso di esasperazione, quello dello scrittore veneziano, che fa venire in mente ancora un altro libro all’interno del quale ci sono pagine capaci di fornire una descrizione feroce del nostro presente.

 

Forse l’autore a volte  cede a una tentazione censoria (in pagine nelle quali l’accento moralistico prende forse il sopravvento) ma perlopiù fa del proprio sguardo argine attraverso una scrittura che rende visibile tutto ciò che è, o potrebbe essere, tenerezza (intendendo per tenerezza la capacità di sentire la naturale indistruttibile vulnerabilità di ogni fenomeno). Nella registrazione minuta dell’esistente, nella necessità di osservarlo e renderne conto, l’autore si rivela uno straordinario fenomenologo sentimentale.
E descrive una direzione che nascendo da questo presente si allunga verso il futuro.

A un paese baracca fondato sullo smaltimento del limite si reagisce restituendo forma alle cose, ripristinando i contorni: quelli dell’andatura di una ragazza, quelli di Jesolo, di Venezia, della spiaggia in cui venne girato Le vacanze di Monsieur Hulot. Si reagisce facendo della scrittura un altrove complesso e della vergogna, del sapersi vergognare, un sentimento sovversivo (nella coscienza – meravigliosa intuizione del finale, vera e propria exit strategy alla quale simbolicamente affidarsi – che l’altrove più irriducibile è l’immaginazione di un figlio).

 

 

 

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Giorgio Vasta pubblicato su Minima & Moralia il 15-07-11

Le immagini pubblicate sono fotografie di David Alan Harvey

 

Il libro

Roberto Ferrucci, Sentimenti sovversivi, Isbn, Milano, 2011

 

L’autore


 

 

La casa editrice

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

 

AC


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: