La banda della superstrada Fenadora-Anzù, Matteo Melchiorre

 

 

 

In La banda della superstrada Fenadora-Anzù (con vaneggiamenti sovversivi), Matteo Melchiorre, giovane storico veneto, coglie lo snodo epocale con il quale la costruzione delle grandi opere e infrastrutture – in Italia – si trasforma da progetto per lo “sviluppo” del paese (opera utile), a opera non soltanto inutile nelle sue dimensioni, ma vero e proprio ricettacolo di interessi economici di ogni natura.

In questo senso si assiste a una sorta di inversione del sublime: grande non è più sinonimo di ammirevole, ma la banalità della tecnica costruttiva cementizia e la massimizzazione del guadagno producono oggi escrescenze prive di valori estetici, dove nessuno ha tentato di ingentilire le forme, di sperimentare soluzioni che a una solo presunta “utilità” unissero almeno la gradevolezza alla vista. La grande opera dannosa e non richiesta si trasforma in pozzo senza fondo che assorbe risorse, non risolve problemi e produce nuovi danni e criticità in un mondo sovraffollato, dove gli spazi si riducono.

La superstrada fa parte di quel complesso di nuove arterie della pedemontana bellunese che vengono proposte da politici un po’ avidi, un po’ privi di fantasia, attribuendo al nuovo viadotto, alla nuova galleria, il potere di portare ossigeno all’economia locale, di sollevare le sorti di un declino strutturale. Ma un piccolo gruppo di persone perbene, non ci sta, rompe l’incantesimo e apre gli occhi sulla devastazione del territorio e degli animi introdotta dal cantiere infinito. Prova a lottare in modo goffo e maldestro, ma alla fine è troppo tardi, il processo è inarrestabile “la superstrada è dotata di una forza superiore rispetto a quanto le sta attorno. Esprime un esubero energetico che si realizza nella facilità con cui abbatte e scavalca ogni ostacolo, seguendo dritta il suo disegno”.

La presa di coscienza è iniziata troppo tardi, le menti della contestazione sono troppo poche, titubanti, inesperte: “Parole, siamo intrappolati nelle parole. Da quelle non si esce. I fatti, nel frattempo, può succedere che sfuggano.”
Per la Fenadora-Anzù i fatti sono sfuggiti, e i prati verdi del feltrino non ci sono più.

«Quando gli ho rivelato la mia intenzione di costituire una banda d’azione per sabotare la Fenadora- Anzù, Marino mi ha detto che lui non scherzava, quel giorno al bar. Secondo lui la superstrada va bombardata per davvero e perciò è ben disposto a prender parte all’iniziativa. Ma vuole sapere in cosa consisteranno questi sabotaggi. Insomma, mi dice, questo è il terreno infido del terrorismo. Gli dico che, se è per questo, anche Giuseppe Mazzini approvava i sabotaggi».

 

Il video posto in apertura è la scena finale del film di Paolo Sorrentino: Le conseguenze dell’amore. Lo associo al tema del libro attraverso  – soprattutto – l’elemento simbolico del cemento, presente sia nell’uno che nell’altro.

Il testo è tratto dalla presentazione del libro scritta da Luca Mercalli e apparsa sul sito della casa editrice Laterza

 

 

 

 

Il libro

Matteo Melchiorre, La banda della superstrada Fenadora-Anzù (con vaneggiamenti sovversivi), Laterza, Roma-Bari, 2011

 

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

 

AC

 

 


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