Archive for 9 settembre 2011

Believing is Seeing, Errol Morris

9 settembre 2011

 

 

Believing is Seeing. Observations on the Mysteries of Photography è l’opera con cui Errol Morris – vincitore dell’ Academy of Motion Picture Arts and Sciences regista di documentari quali The Thin Blue Line (1988) e The Fog of War (2004) – fa il punto sulle sue estremamente curiose e puntigliose ricerche sull’arte fotografica e la storia della fotografia.

Dodici fotografie tra le più celebri del secolo scorso sono sotto la lente di ingrandimento dell’autore.

Che cosa ha mosso il fotografo a scattare quella foto? In quali circostanze l’ha scattata? Con quali obiettivi? Ma soprattutto… Che cosa rende una foto “reale”? E quando una fotografia è un falso?

Il primo round dell’inchiesta prende in considerazione due fotografie risalenti alla Guerra di Crimea, che il fotografo Roger Fenton scattò rispettivamente alle 15:00 e alle 17:00 circa, del 23 Aprile 1855, con la sua macchina fissa sul cavalletto tre piedi, sulla strada per Sevastopol (Russia). Entrambe le foto sono conosciute come The Valley of the Shadow of Death, e ritraggono un luogo non lontano da quello di cui parla Lord Alfred Tennyson nel suo Charge of the Light Brigade, ovvero il teatro della disfatta della cavalleria britannica. Le fotografie vogliono testimoniare la potenza dell’artiglieria pesante usata nella guerra. Esse sono molto simili, se non fosse che, in una le palle di cannone sono ammassate in un fosso ai lati della strada (l’autore chiama la foto OFF), nell’altra invece si trovano sulla strada (ON).

 

Si dice che la curiosità dell’autore riguardo la storia di queste fotografie sia nata dalla lettura del famoso libro di Susan Sontag Regarding the Pain of Others (2002), nel quale l’autrice sostiene apertamente che Fenton abbia spostato le palle di cannone per avere un effetto migliore e “oversaw the scattering of the cannonballs on the road itself”.

Il piacere della lettura di questo libro deriva dalla prosa scorrevole dell’autore, che cattura il lettore nella ricerca appassionata e nei dialoghi che l’autore stesso ha tenuto con i più noti esperti della materia.

much of the problem comes from our collective need to endow photographs with intentions

Fenton may have moved the cannonballs for aesthetic or other reasons. We can never know for sure.

…Why does moralizing about ‘posing’ take precedence—moral precedence—over moralizing about the carnage of war?

 

Possiamo dire che il valore del libro stia nella sua capacità di offrire al lettore uno sguardo critico – in un periodo di sovraproduzione di immagini – su un prodotto capace sì di dare testimonianza della storia, ma che ora si trova ad essere quanto mai manipolabile.

What, after all, are we looking at?

Qui l’articolo originale


 

Il libro

Errol Morris, Believing is Seeing. Observations on the Mysteries of Photography, Penguin Press, 2011

 

 

 

L’autore

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

AC

I treni della felicità, Giovanni Rinaldi

9 settembre 2011

 

 

In I treni della felicità, Giovanni Rinaldi, tessendo sottili fili di memorie sparse, ha ricostruito la storia di una straordinaria rete di solidarietà sostenuta dalla neonata UDI e dal PCI che, a partire dal secondo dopoguerra, affidò per mesi (talvolta anni) a famiglie del Centro Italia oltre 70.000 figli del Sud vittime delle conseguenze belliche, di rivolte operaie sedate col sangue, di calamità naturali. Bambini che lasciarono le loro famiglie per essere ospitati da altrettante famiglie contadine, nei paesi del reggiano, del modenese, del bolognese. Lì vennero rivestiti, mandati a scuola, curati.
Mezzo secolo dopo un cineasta, Alessandro Piva, e uno storico, Giovanni Rinaldi, si mettono sulle tracce dei sopravvissuti. Ne escono fuori due lavori confinanti e di documentazione tra storia di ieri e di oggi, il documentario Pasta nera e questo libro, frutto di appassionati viaggi e ricerche in diverse città del centro Italia.
Scritto in presa diretta, il libro ricostruisce le storie di alcuni di quei bambini che su malandati vagoni ferroviari arrivarono in un’altra Italia. Soprattutto di quelli rimasti a vivere nelle famiglie che li avevano adottati, scovati dall’autore nel corso dei suoi viaggi ad Ancona, Follonica, Ravenna, Lugo di Romagna. Come i bambini figli degli scioperanti di San Severo, arrestati nel 1950 per insurrezione armata contro i poteri dello Stato, per volontà del governo Scelba. Sono Severino, Dante, Zazà, che oggi parlano ricordando i fanciulli che furono in un Paese più povero e semplice, dove mangiare un gelato o un piatto di pasta erano cose che potevano emozionare. Ma è anche la storia delle “due Italie” e di un Sud ancora socialmente arretratissimo. Fu proprio questo che spinse alcuni di quei bambini a fare una scelta drammatica: lasciare la propria terra e la propria famiglia, restare dove il destino e quei treni li avevano portati, sognando una vita migliore.

 

 

 

 

Il libro

Giovanni Rinaldi, I treni della felicità, Ediesse, Roma, 2009

 

 

 

 

La casa editrice

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

 

AC