Archive for ottobre 2011

Naufragio. Morte nel Mediterraneo, Alessandro Leogrande

29 ottobre 2011

 

 

 

Con Naufragio. Morte nel Mediterraneo, Alessandro Leogrande ricostruisce una nobile pagina della nostra storia.

Erano quasi le sette di sera del 28 marzo 1997, venerdì di Pasqua. In Albania c’era la guerra civile, scatenata da una gigantesca truffa finanziaria che si era mangiata i soldi dei risparmiatori. La gente scappava come poteva e dall’altra parte del Canale d’Otranto, in Italia, la paranoia dell’invasione albanese montava. Alle 18.57 la Kater I Rades, una piccola motovedetta in disarmo partita da Valona stracarica di profughi, veniva speronata dalla corvetta della Marina militare italiana Sibilla e colava a picco: 57 morti, 24 dispersi e 34 superstiti.

L’autore del nostro libro è di Taranto, ha 34 anni e nonostante viva da tempo a Roma, dove è vicedirettore della rivista di Goffredo Fofi Lo Straniero, continua a perlustrare le zone d’ombra della sua regione: nel 2008, con Uomini e caporali, aveva raccontato la schiavitù del bracciantato nelle campagne pugliesi e, nel 2003, con Le male vite, il contrabbando di sigarette sulle coste adriatiche.

Per scrivere questo libro, è andato in Albania a parlare con i superstiti e ha capito che dal trauma del naufragio non si esce. Inoltre, i particolari e i seguiti di questa tragedia sono risultati – come al solito per l’Italia – misteriosi: sparite o manomesse alcune registrazioni delle conversazioni tra le centrali operative e le navi, incompleto il filmato sulle manovre della Sibilla, liquidato come inaffidabile l’unico testimone che incrinava il muro di gomma innalzato dallo Stato maggiore della marina, impuniti gli ammiragli, condannati invece – ma con pene lievi – i capitani della Sibilla e della Kater I Rades, per un concorso di colpa più da incidente stradale che da strage.

 

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Paola Zanuttini sul Venerdì di Repubblica pubblicato il 21-10-11

 

 

 

 

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La mutazione individualista, Giovanni Gozzini

27 ottobre 2011

 

 

 

Con La mutazione individualista, Giovanni Gozzini offre uno studio storico e sociologico di ottimo valore sul ruolo della televisione nella società italiana dal 1954 al 2011. Il saggio si presenta come un vero e proprio vademecum sull’utilizzo del poderoso elettrodomestico, e offre un grande spunto di riflessione sui tangibili effetti che questo “oggetto e soggetto” ha prodotto sulle persone, le famiglie, le comunità e la società tutta del nostro paese.

 

La televisione cambia la testa degli italiani. Cancella la politica come progetto condiviso di futuro e la sostituisce con un’arena di gladiatori. Cancella la storia e la sostituisce con un presente senza passato. Cancella la realtà e la sostituisce con uno spettacolo continuo che divizza le persone comuni. Cancella la fatica e la sostituisce con il sogno del successo. Ma la televisione non è onnipotente. Se provoca tali effetti è perché – a differenza di chiese, partiti, sindacati – ha saputo raccogliere una mutazione individualista che si sviluppa in modo molecolare e sotterraneo nella società italiana, a partire dagli anni Settanta. Da Dallas al Grande Fratello, molte produzioni televisive hanno contribuito a cancellare l’orizzonte collettivo della storia e della politica e la realtà si è ridotta a un microcosmo di individui.

 

 

 

Il video in apertura riprende un’intervista di Enzo Biagi a Pier Paolo Pasolini e altri intellettuali

Il testo in corsivo è ripreso dal sito della casa editrice Laterza

 

 

 

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Di quanti amici abbiamo bisogno? Frivolezze e curiosità evoluzionistiche, Robin Dunbar

25 ottobre 2011

 

 

 

In Di quanti amici abbiamo bisogno? Frivolezze e curiosità evoluzionistiche, Robin Dunbar sostiene che un uomo può avere al massimo centocinquanta amici: di più non ne sono ammessi dal nostro cervello.

L’autore è docente di antropologia dell’evoluzione all’Università di Oxford. È famoso per le sue ipotesi sull’evoluzione del linguaggio e sul pettegolezzo come strumento di coesione sociale (Dalla nascita del linguaggio alla Babele delle lingue).

Sono centocinquanta circa. L’ho dedotto studiando la relazione tra la dimensione dei gruppi sociali dei primati e la grandezza dei loro cervelli. Negli esseri umani, la neocorteccia permette di tenere a mente in maniera continua non più di centocinquanta legami affettivi. (…) Se i gruppi di cacciatori-raccoglitori della preistoria avevano pressapoco questa dimensione, centocinquanta erano anche gli abitanti che avevano in media i villaggi inglesi secondo il censimento di Guglielmo il conquistatore nel 1086. E questa è anche la dimensione ottimane per una business unit secondo diversi guru del managment odierno. (…) Se per i primati la spinta cruciale a stare in gruppo è venuta dalla necessità di difendersi dai predatori, nel caso degli uomini il pericolo maggiore erano gli altri uomini, le tribù vicine. Osserviamo che ancora oggi in zone come i Tropici, afflitte da una quantità di malattie e parassiti superiori a quella in altre parti del mondo, i gruppi umani tendono a essere più coesi e meno disposti a mischiarsi con individui di altre comunità. Il miracolo dei primati, tra i quali anche gli uomini, l’aver saputo estendere a tutto il gruppo l’attaccamento istintivo del partner che è proprio delle specie animali monogame. La fedeltà appare correlata all’intelligenza. Scegliere una relazione di coppia da mantenere per un lungo periodo di tempo richiede una notevole capacità mentale, perché per la perpetuazione della specie è molto rischioso investire sul partner sbagliato, e poi per non spezzare la coppia, bisogna ricordare per tutto il tempo ciò di cui il partner ha bisogno e modificare il proprio comportamento di conseguenza.

 

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Giuliano Aluffi sul Venerdì di Repubblica del 21-10-11

L’immagine in apertura è un dipinto di René Magritte

 

 

 

 

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The Basic Law of Human Stupidity, Carlo M. Cipolla

24 ottobre 2011

 

 

 

The Basic Law of Human Stupidity, per dirla con Carlo M. Cipolla, racconta la stupidità umana, ovvero “una delle più potenti e oscure forze che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana”.

Trentacinque anni fa questo libro l’autore lo regalava a pochi amici. Paradossalmente solo oggi tutti potranno leggere il testo originale dopo che in tante lingue è diventato un bestseller. Nessuno invece potrà mai leggere il seguito alle Leggi fondamentali che lui avrebbe voluto intitolare I rumpbal nella storia.

 

 

Siamo nel 1973. Carlo M. Cipolla chiede alla casa editrice bolognese, per la quale sta per pubblicare la traduzione della Storia economica dell’Europa pre-industriale, di stampare un breve testo in inglese che intende regalare agli amici per Natale. Si tratta di una deliziosa (auto)parodia del modo di fare storia economica dell’antichità e del Medioevo. Il commercio delle spezie, in particolare del pepe, dopo la scoperta del suo potere afrodisiaco, è individuato come il vero motore dello sviluppo economico del Medioevo. Nell’agosto 1976, l’autore chiede di stampare con le stesse modalità un altro breve testo in inglese: The Basic Law of Human Stupidity. Il Mulino ne tira un centinaio di copie numerate e l’autore le regala agli amici. Sulla base dell’analisi dei danni o vantaggi che l’individuo procura a se stesso e di quelli che procura agli altri, e data la definizione per cui “una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o adirittura subendo un danno”, l’autore costruisce uno schema di ascisse e ordinate in cui collocare con precisione i tipi degli intelligenti, degli sprovveduti, dei banditi e degli stupidi, dal quale si evince tra l’altro che “lo stupido è più pericoloso del bandito”. Con questa deliziosa parodia sembra aver scoperto le leggi della stupidità. Per anni però si rifiuta di tradurre il testo in italiano. Impossibile rendere lo humour swiftiano dell’originale. Ma le pressioni crescono, il passaparola si diffonde e nel 1987 accetta di far tradurre i due testi e di riunirli in Allegro ma non troppo, uscito nel 1988. A mancare all’appello era una vera edizione inglese o americana. La soluzione si è raggiunta il 3 novembre 2011 con la pubblicazione del volume per i tipi del grande editore bolognese.

 

 

 

Il testo riprende l’articolo di Armando Massarenti pubblicato dal settimanale Domenica del Sole 24 Ore

 

 

 

Il libro

 

 

 

L’autore

Occorre correggere Wikipedia (cui rimanda il link di questa foto): la M. del nome dell’autore non sta per Maria. Non sta per niente: l’autore la usò nel 1950 per riempire uno spazio richiesto mentre compilava i moduli d’iscrizione all’università di Berkely.

 

 

 

 

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L’imperatore del male. Una biografia del cancro, Siddhartha Mukherjee

20 ottobre 2011

 

 

 

 

 

L’imperatore del male. Una biografia del cancro è il libro di Siddhartha Mukherjee pubblicato in Italia da Neri Pozza.

 

 

Nella storia si legge a volte con stupore di città cinte d’assedio per decine di anni, fino all’inevitabile capitolazione. La città-cancro è sotto assedio da quattromila anni. L’uomo ha inventato “macchine” e strategie, un tempo rudimentali e ingenue, poi sempre più precise e astute, per espugnare la città. Ma dietro le mura si nascondono abitanti tra loro diversi per aggressività e vulnerabilità, le cellule del cancro, e con caratteristiche spesso simili alle cellule normali. Dunque, questa è una guerra molto difficile. 
Questo libro ne racconta la storia. “In un certo senso è un libro di storia militare”, ha scritto il suo autore, formatosi come ricercatore al Dana Farber Cancer Institute e oggi professore di oncologia alla Columbia University. L’opera, tuttavia, è anche una “biografia” del cancro nel senso più letterale del termine, poiché cerca di “penetrare la mente di questa malattia immortale, di comprenderne la personalità e demistificarne il comportamento”. È, infine, un libro divulgativo e ispirato. Divulgativo perché Siddhartha Mukherjee espone con grande linearità le ragioni di ogni svolta e progresso nelle terapie, ispirato perché è la consapevolezza di dovere compiere scelte cruciali per i pazienti a conferire tensione narrativa e coesione logica al racconto.
L’opera attraversa e illumina un secolo intero della guerra al cancro, dalle epoche della chirurgia più mutilante e della radioterapia indiscriminata fino alle più recenti scoperte scientifiche. Vediamo i bambini dei primi anni Cinquanta che caracollano salendo gli ampi gradini di cemento che portano all’ingresso del nuovo ospedale voluto da Sidney Farber, per affrontare una cura per le leucemie concepita pochi anni prima in un seminterrato del vecchio Children’s Hospital, e attuata, tra l’ostilità dei colleghi, in pochi letti in fondo a freddi corridoi deserti. E vediamo cinquant’anni dopo il dottor Slamon allontanarsi sulla sua Nissan malandata senza partecipare al cocktail che celebra l’avvento di una nuova terapia per il carcinoma della mammella, nata dai suoi studi solitari sul gene Her-2.   
Come in ogni grande conflitto, ci imbattiamo in pagine epiche, miserie, interessi alimentati da gruppi di pressione, stampa e finanziatori privati. Tenendosi alla larga dai toni celebrativi, l’autore narra delle sconfitte e delle vittorie, delle illusioni e delle speranze di questa guerra, e della straordinaria personalità di numerosi medici e scienziati, della loro ostinazione nel credere in una certa via chirurgica o in un certo farmaco, e della loro pervicacia nelle prime battaglie e nei primi screening, contro il fumo, per il pap test e per la mammografia. Fino ad oggi, fino a offrirci un’idea plastica del rapporto tra genetica e fattori ambientali e del profilo biologico dei tumori, per accostare nuove scale al fossato e alle torri.

 

 

 

Il testo è tratto dal sito della casa editrice

 

 

 

 

Il libro in lingua originale

 

 

 

Il libro in italiano

 

 

 


 

 

L’autore

Il suo blog

 

 

 

 

 

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Four Honest Outlaws: Sala, Ray, Marioni, Gordon, Michael Fried

20 ottobre 2011

 

 

 

 

 

Nel suo recente Four Honest Outlaws: Sala, Ray, Marioni, Gordon, Michael Fried esamina le opere di quattro artisti contemporanei: il video artista e fotografo Anri Sala, lo scultore Charles Ray, il pittore Joseph Marioni e il video artista e rielaboratore di film Douglas Gordon. L’autore fa vedere come esse non rinneghino la corrente del modernismo, bensì riprendano e trasformino alcuni suoi elementi chiave, quali “presentificazione” e “antiteatralità” dell’opera d’arte visiva. Chi ritenesse la via modernista chiusa avrà motivo di interrogarsi, se non di ricredersi, leggendo questo libro. Prima del nostro autore, Clement Greenberg invita a riconsiderare il modernismo una possibilità non tanto da storicizzare quanto da ripensare alla luce delle opere dei succitati quattro artisti di riferimento. In Italia è da poco apparsa una miscellanea di scritti di Greenberg: L’avventura del modernismo, a cura di Giuseppe Di Salvatore e Luigi Fassi. (…) Per Greenberg, artisti quali Picasso, Braque, Mondrian, Klee, Matisse, Cézanne rigettano ogni intento contenutistico e si ispirano soprattutto al medium con cui operano. Ciò vuol dire riconoscere che le arti, isolate e definite al loro interno, diventano sempre più “arti” nella modernità. Inoltre, l’autoriflessività riesce meglio nelle arti visive, che raggiungono una purezza maggiore della poesia. Pittura e scultura “appaiono ciò che fanno”.

 

 

 

 

 

Le immagini si riferiscono a opere di Charles Ray

Il testo è tratto dall’articolo di Gabriele Guercio, pubblicato da Alias il 24-09-11

 

 

 


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La casa editrice

 

 

 

 

 

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Self Comes to Mind. Constructing the Conscious Brain, Antonio Damasio

16 ottobre 2011

 

 

 

In Self Comes to Mind. Constructing the Conscious Brain, Antonio Damasio rilancia l’importanza primaria del tronco encefalitico nel cammino della mente verso l’io.

È questo un approccio ricco di suggestioni non sempre ben corroborate. Il filosofo John Searle lo ha ringraziato per avergli chiarito tramite email quel che voleva dire. Tuttavia, pur apprezzando il libro, pensa però che non sia sulla buona strada. Neanche la recensione-saggio che Searle gli ha fatto sul New York Review of Books – il 9 giugno 2011 – aiuta a capire il lavoro dell’autore.

 

Quel che possiamo dire è che la ricerca naturalistica ha trovato aree della corteccia attive nelle attività di mente e coscienza, delle quali, entro certi limiti, si conoscono le attività elettro-chimmiche. La metodologia della ricerca, che cerca di capire se e in che misura la correlazione fra eventi mentali e aree cerebrali attive è causale, è ben strutturata, e i protocolli che accompagnano le comunicazioni sono dettagliati ed esaurienti. La ricerca punta alla conoscenza delle connessioni fra le aree corticali e sottocorticali, alla plasticità della corteccia a seconda delle esperienze, al ruolo dei geni e della distribuzione causale dei neuroni, alle conseguenze dell’invecchiamento sui processi cognitivi. La scoperta della sincronizzazione delle cellule di reti neurali geneticamente omogenee nei processi della coscienza è stata, ad esempio, fondamentale per capire la formazione e il funzionamento delle mappe neuronali. (…) Per l’autore l primo passo del cervello sulla via della coscienza  sarebbe la mente inconscia, risultato dell’aggregazione di mappe corticali flessibili diffuse in tutto il cervello. (…) L’unica interpretazione possibile è che la mente inconscia, primo passo dei meccanismi del cervello verso la coscienza, sarebbe l’insieme di ciò che si percepisce, prima che sia percepito. Il cervello crea l’io, il Self, di cui l’autore – riprendendo in parte William James – descrive tre stadi e che considera essenzialmente costituito da qualia (senso di piacere, dolore, il senso dell’esperienza ecc…). Quando l’Io, che non è un nucleo del cervello, ma un processo nervoso, si aggiunge al processo fino allora inconscio della mente, nasce la coscienza, che è “uno stato della mente in cui c’è la conoscenza di se stessi e dell’ambiente”. (…) Pagine non prive d’interesse su descrizioni fenomenologiche dei qualia, del feeling delle emozioni, della memoria si alternano a modelli speculativi d’eventi per i quali l’approcco naturalistico sarebbe indispensabile. Questo libro è la conferma che le riflessioni sulla coscienza senza riferimenti ai correlati nervosi sono costruzioni spesso lussureggianti, ma che non spiegano nulla.

 

Il testo è l’articolo di Arnaldo Benini sul settimanale Domenica del Sole 24 Ore il 25-09-11

L’immagine in apertura è un’illustrazione di Anna Godeassi

 

 

 

 

Il libro

Antonio Damasio, Self Comes to Mind. Constructing the Conscious Brain, Cornerstone, London, 2010

 

 

 

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Carta batte forbice: non è stato un bel vedere, Giovanni Solimine

13 ottobre 2011

 

 

L’incontro pubblico per Carta batte forbice non è stato un bel vedere. Pubblico un’email del prof. Giovanni Solimine ai Bibliotecari italiani. L’incontro è stato promosso dalle associazioni dei bibliotecari, Generazione TQ, Valle occupato: è stata prima accordato e poi improvvisamente negata dal direttore della Biblioteca Nazionale.

 

Avevo dato notizia in lista dell’assemblea pubblica “Carta batte forbice” che varie realtà del mondo della cultura avevano promosso per la giornata di ieri presso la Biblioteca Nazionale di Roma, per discutere dei tagli alle biblioteche e della crisi insostenibile in cui esse versano, che sta causando forti riduzioni del servizio e sta portando tanti istituti inesorabilmente verso una chiusura di fatto. A questa iniziativa aveva prontamente aderito l’AIB e il Forum del libro, di cui sono al momento coordinatore. Come forse qualcuno avrà letto sui giornali di oggi, al loro arrivo in biblioteca, gli organizzatori e i partecipanti hanno trovato i cancelli sbarrati e un cordone di polizia in tenuta antisommossa, perché la Direzione della Biblioteca aveva deciso di non autorizzare più

l’assemblea: se la scelta di non consentire lo svolgimento dell’assemblea era assolutamente legittima e rientrava nelle prerogative di chi avrebbe dovuto concedere l’autorizzazione, uno spiegamento di forze assolutamente sproporzionato è sembrata a me e a tanti altri un’inutile provocazione, che avrebbe potuto provocare tensioni più gravi di quelle che poi si sono verificate. Tutti noi abbiamo sempre pensato alle biblioteche come luoghi del confronto e del libero accesso alla conoscenza. Invece ci siamo trovati di fronte all’immagine di una struttura chiusa, che rappresentava emblematicamente le difficoltà che nel nostro Paese si incontrano quando si vuole scavalcare il muro che divide chi gestisce la cosa pubblica e la politica culturale dalla società civile: gli agenti con gli elmetti erano stati chiamati per contrapporsi a chi voleva difendere le biblioteche! Resta la nostra convinzione che sui problemi delle biblioteche si possa e si debba discutere dentro le biblioteche, promuovendo un dibattito ampio e civile, aperto a tutti gli operatori della cultura e del mondo del libro, e ancor di più alla società civile, che meritoriamente aveva mostrato interesse ai destini delle biblioteche e al loro ruolo nella vita delle nostre comunità.

Mi auguro che ci siano presto altre occasioni, a Roma come altrove, per discutere di questi temi e per far sentire la nostra voce.

 

 

 

 

I Bibliotecari italiani

 

 

 

 

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Ama il prossimo tuo, Enzo Bianchi, Massimo Cacciari

12 ottobre 2011

 

 

 

 

Ama il prossimo tuo è il saggio scritto a quattro mani da Enzo Bianchi e Massimo Cacciari, e pubblicato dal Mulino.

 

È il “comandamento nuovo” che umanizza e dà un significato universale a tutti gli altri che, se assunti nella loro pienezza, convergono verso questo appello unitario. Esso esprime la rottura più importante compiuta da Gesù rispetto al giudaismo: la logica della religione dei Padri si apre a una dimensione “altra”, segnando il passaggio dalla Legge mosaica alla legge dell’Amore, come presenza di Dio nella storia. Ma a chi mi faccio prossimo? È possibile oltrepassare la solitudine del singolo per aprirsi all’altro? Un comandamento difficile e quasi sempre smentito: si può non praticarlo, ma non si può negarlo e non riconoscere che ha cambiato alla radice la storia dell’uomo.

 

 

 

Il testo è tratto dal sito del Mulino

L’immagine in apertura è il San Cristoforo, San Rocco e San Sebastiano (1532/1535) di Lorenzo Lotto

 

 

 

Enzo Bianchi, priore della Comunità monastica di Bose, ha insegnato Teologia biblica nell’Università San Raffaele di Milano e collabora con La Stampa, la Repubblica, Avvenire e la rivista Jesus. Tra i suoi testi, che coniugano spiritualità cristiana e cammini di umanizzazione, ricordiamo i più recenti: Il pane di ieri (2008), Ogni cosa alla sua stagione (2010), L’altro siamo noi (2010), tutti pubblicati con Einaudi e Una lotta per la vita (San Paolo, 2011).

Massimo Cacciari insegna Estetica nella Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano. Tra i libri che ne hanno più segnato la ricerca: Krisis (Feltrinelli, 1976), e pubblicati con Adelphi, Icone della legge (1985), Dell’Inizio (1990), il dittico europeo Geofilosofia dell’Europa (1994) e L’Arcipelago (1997), infine Della cosa ultima (2004) e Hamletica (2009). In questa stessa collana ha pubblicato con P. Coda Io sono il Signore Dio tuo (2010).

 

 

 

 

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Springer: speciale Fiera del libro di Francoforte 2011

12 ottobre 2011

Oltre 400 titoli dell’editore Springer in primo piano alla Fiera di Francoforte 2011 al 15% di sconto, sempre con spedizione gratuita per qualunque importo!

Tra i titoli in offerta libri di architettura, filosofia, linguistica, scienze dell’educazione, scienze sociali e statistiche, chimica e medicina, ingegneria, scienze ambientali, fisica e matematica, scienze della terra, affari e finanza, informatica, etc

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