The Anatomy of Influence, Literature as a Way of Life, Harold Bloom

 

 

 

The Anatomy of Influence, Literature as a Way of Life è l’ultimo libro di Harold Bloom. Il titolo è un omaggio a Northrop Frye (The Anatomy of Criticism, 1957), e, insieme, un richiamo al proprio The Anxiety of Influence (1973), che, in primis, lo ha reso famoso; mentre il sottotitolo, Literature as Way of Life, è una sorta di precetto zen o invito alla vita sedentaria: del tutto fuori moda, secondo avversari e nemici (soprattutto nemiche), ma utile contro l’erosione del tempo, secondo le esplicite dichiarazioni dello stesso autore. L’opera parte dal tipico spunto di natura freudiana per cui ogni scrittore cerca di emulare e superare agonisticamente un maestro, è una summa delle riflessioni dell’autore sulla letteratura, ma non è per tutti. Non è un trattato per specialisti ma si rivolge agli accoliti di una philia che, come avviene per i tifosi di una disciplina sportiva, per essere tali e poter leggere con profitto il memoir di un vecchio cronista devono almeno conoscere i nomi dei campioni di cui si parla. D’altronde il destino di Bloom è simile a quello del profeta ritrovatosi nei panni di un rabbino. Nato con la vocazione della poesia, ha intrapreso la carriera dell’interprete, cioè dell’esegeta, ed è finito tra i flutti di quel mare perennemente in tempesta che è l’industria accademica. Ma, fedele al primo amore, gli ha dedicato la vita imparando a memoria decine di migliaia di versi. Ed è, questa, una via che porta a una conoscenza, già teorizzata da S. T. Coleridge, in cui è coinvolta l’intera personalità: in cui il soggetto che conosce e l’oggetto conosciuto non restano separati, come avviene in ambito scientifico, bensì confluiscono l’uno nell’altro, grazie alla loro “co-inerenza” o “co-inherence“, e danno luogo a quella che gli antichi chiamavano gnosis. Una conoscenza che è partecipazione.

 

 

 

Il testo riprende stralci dell’articolo di Luigi Sampietro sul Domenica del Sole 24 Ore pubblicato in data 18-09-11

L’immagine in apertura è un’opera di William Turner (Londra, 23 aprile 1775 – Chelsea, 19 dicembre 1851) intitolata Slavers throwing overboard the Dead and Dying

 

 

 

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AC


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