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Carta batte forbice: non è stato un bel vedere, Giovanni Solimine

13 ottobre 2011

 

 

L’incontro pubblico per Carta batte forbice non è stato un bel vedere. Pubblico un’email del prof. Giovanni Solimine ai Bibliotecari italiani. L’incontro è stato promosso dalle associazioni dei bibliotecari, Generazione TQ, Valle occupato: è stata prima accordato e poi improvvisamente negata dal direttore della Biblioteca Nazionale.

 

Avevo dato notizia in lista dell’assemblea pubblica “Carta batte forbice” che varie realtà del mondo della cultura avevano promosso per la giornata di ieri presso la Biblioteca Nazionale di Roma, per discutere dei tagli alle biblioteche e della crisi insostenibile in cui esse versano, che sta causando forti riduzioni del servizio e sta portando tanti istituti inesorabilmente verso una chiusura di fatto. A questa iniziativa aveva prontamente aderito l’AIB e il Forum del libro, di cui sono al momento coordinatore. Come forse qualcuno avrà letto sui giornali di oggi, al loro arrivo in biblioteca, gli organizzatori e i partecipanti hanno trovato i cancelli sbarrati e un cordone di polizia in tenuta antisommossa, perché la Direzione della Biblioteca aveva deciso di non autorizzare più

l’assemblea: se la scelta di non consentire lo svolgimento dell’assemblea era assolutamente legittima e rientrava nelle prerogative di chi avrebbe dovuto concedere l’autorizzazione, uno spiegamento di forze assolutamente sproporzionato è sembrata a me e a tanti altri un’inutile provocazione, che avrebbe potuto provocare tensioni più gravi di quelle che poi si sono verificate. Tutti noi abbiamo sempre pensato alle biblioteche come luoghi del confronto e del libero accesso alla conoscenza. Invece ci siamo trovati di fronte all’immagine di una struttura chiusa, che rappresentava emblematicamente le difficoltà che nel nostro Paese si incontrano quando si vuole scavalcare il muro che divide chi gestisce la cosa pubblica e la politica culturale dalla società civile: gli agenti con gli elmetti erano stati chiamati per contrapporsi a chi voleva difendere le biblioteche! Resta la nostra convinzione che sui problemi delle biblioteche si possa e si debba discutere dentro le biblioteche, promuovendo un dibattito ampio e civile, aperto a tutti gli operatori della cultura e del mondo del libro, e ancor di più alla società civile, che meritoriamente aveva mostrato interesse ai destini delle biblioteche e al loro ruolo nella vita delle nostre comunità.

Mi auguro che ci siano presto altre occasioni, a Roma come altrove, per discutere di questi temi e per far sentire la nostra voce.

 

 

 

 

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AC