Thinking, Fast and Slow, Daniel Kahneman

 

 

 

 

Con Thinking, Fast and Slow, Daniel Kahneman scrive un Bildungsroman della mente che pensa se stessa. Il primo libro che lo psicologo israeliano e premio Nobel per l’Economia rivolge agli specialisti della disciplina. Quarant’anni di ricerche ed esperimenti sui meccanismi cognitivi che si celano dietro al nostro agire quotidiano sono ripercorsi attraverso l’avventura di due peculiari protagonisti: il sistema 1 e il sistema 2. Sullo sfondo, una nuova concezione della razionalità umana, meno idealizzata e assoluta, ma più realistica e aderente alle reali capacità della nostra mente. In prospettiva, un modo per non farsi manipolare da chi sfrutta cinicamente la nostra vulnerabilità cognitiva, e quindi potenzialmente per vivere vite più lunghe, sane e felici.

L’avventura inizia a Gerusalemme: alla fine degli anni Sessanta, Daniel invita per un seminario alla Hebrew University il suo di poco più giovane collega Amos Tversky. Amos è la stella nascente della psicologia della decisione, chi lo conosce lo descrive come “la persona più intelligente che avesse mai incontrato”. “Le persone sono naturalmente capaci di ragionare in modo statistico?”, lo incalzò Kahneman. Se oggi sappiamo che la risposta è negativa è grazie a loro. Né i profani, né gli esperti sono statistici intuitivi; e neppure logici ed economisti. Sbagliamo nel trafficare con le probabilità, con le deduzioni e con l’analisi costi e benefici. L’intuizione ci porta fuori strada. Lo fa sistematicamente. La direzione di questi sbagli esige una spiegazione. E la spiegazione ci svela come funzioniamo. Un lavoro quasi archeologico dove si cerca di immaginarsi il tutto partendo da alcuni reperti, ovvero i risultati degli esperimenti. Nei trent’anni che seguirono quell’incontro – Tversky morirà di tumore nel 1996, il libro è dedicato a lui – i ritrovamenti furono molti ed entusiasmanti. In questo libro Kahneman dice di poterli ricondurre a un comune denominatore. È tutta una questione di lentezza (o di velocità). Pensiero veloce e pensiero lento sottostanno ai processi cognitivi, e sono impersonificati, rispettivamente, dal sistema 1 e dal sistema 2 (ma, dice Kahneman, se li avessi chiamati “Joe” e “Bob” sarebbe andato altrettanto bene). Il sistema 1 è intuitivo, impulsivo, associativo (adora saltare alle conclusioni), automatico, inconscio (non sa perché fa quello che fa), veloce, ecologico ed economico (spreca letteralmente poca energia, cioè glucosio). Il sistema 2 è consapevole, deliberativo, lento, se non addirittura pigro, faticoso da avviare, riflessivo, educabile ed educato, costoso in termine di consumo energetico.

 

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Matteo Motterlini pubblicato sul settimanale Domenica del Sole 24 Ore in data 06-11-11

 

 

 

 

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