Archive for dicembre 2011

Shepard Fairey in arte Obey. La vita e le opere del re del Poster Art, Sabina De Gregori

9 dicembre 2011

 

 

 

Con Shepard Fairey in arte Obey. La vita e le opere del re del Poster Art, Sabina De Gregori racconta la carriera dell’artista Usa che inventò gli stickers da strada e cambiò il modo di fare propaganda politica. Dagli adesivi artigianali che cominciò a disseminare in giro per gli Stati Uniti nell’89 al successo planetario dell’immagine con cui ha ha accompagnato Barack Obama al trionfo. Ma per capire la potenza di quella che il critico del New Yorker ha definito “l’illustrazione politica più efficace dai tempi dell’I Want You For U.S. Army” mormorato dallo Zio Sam dietro un dito teso, non si può dimenticare il tempo delle origini.

 

Quel manifesto – il volto di Obama virato in rosso e blu e accompagnato dalla scritta hope – ha fatto velocemente il giro del mondo, diventando un’icona celebre quanto la Marilyn di Andy Warhol. Tutto merito dell’indiscusso talento di un ragazzo che, nato in una cittadina del South Carolina nel 1970, inizia a far parlare di sé ai tempi del college, quando tappezza le metropoli americane di adesivi con il volto del wrestler André the Giant. In quel momento, la poetica di Obey prende forma, concentrandosi sui temi cruciali della propaganda e del controllo sociale. Un’attenzione all’aspetto comunicativo dell’arte che l’artista metterà a frutto nella guerrilla marketing e, nel corso del conflitto tra gli Stati Uniti e l’Iraq, nel campo della politica, grazie alla realizzazione di una serie di manifesti di stampo pacifista. Da quel momento in poi, caratterizzato da uno stile grafico inconfondibile, il lavoro di Obey accompagna e commenta gli eventi e le tendenze della contemporaneità, alfiere di un approccio artistico che si fa critica sociale del mondo globalizzato.

 

 

 

Il testo in corsivo è tratto dal sito di Castelvecchi Editore

 

 

 

Il libro

 

 

 

Il libro inglese dedicato all’artista

Supply & Demand. The Art of Shepard Fairey – 20th Anniversary Edition  [Deluxe Edition] [Hardcover]

 

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

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A Little History of the World, E. H. Gombrich

8 dicembre 2011

 

 

 

 

Sebbene A Little History of the World E. H. Gombrich l’abbia scritta nel 1935, questo libro dal 2005 ad oggi – pubblicato per i tipi della Yale University Press – ha venduto più di mezzo milione di copie. È attualmente una delle historical writing più richieste.

Alle spalle di questo bel successo editoriale c’è, però, un testo magistrale. Un vero capolavoro. L’autore fu il più importante storico dell’arte del suo tempo. Nacque a Vienna nel 1909. A causa del nazismo si rifugiò a Londra, dove iniziò a lavorare nella biblioteca del Warburg Institute, di cui divenne direttore nel 1951 fino al 1976 contemporaneamente, dal 1959 al 1974 insegnò storia dell’arte a Oxford e Storia della tradizione classica all’Università di Londra.Venne nominato Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1960, cavaliere nel 1972 e insignito dell’Ordine di Merito nel 1988. Vincitore del Premio Balzan nel 1985 per la storia dell’arte occidentale, ottenne riconoscimenti in tutto il mondo, incluso il Premio Goethe 1994 e la Medaglia d’Oro della città di Vienna.

L’opera è pubblicata dalla casa editrice in due edizioni: una economica e una rilegata (dotata di duecento illustrazioni).

 

 

 

L’immagine in apertura è un’opera di Hieronymus Bosch

 

 

 

 

Il libro (paperback)

 

Il libro (illustrated hardcover)

 

 

 

 

Gli altri capolavori

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

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Re Giorgio, o King George: il New York Times a proposito di Napolitano

3 dicembre 2011

 

 

 

 

Re Giorgio o King George:  il New York Times parla così a proposito di Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana.

 

Some have taken to calling him simply Re Giorgio, or King George, for his stately defense of Italian democratic institiutions and the outsize albeit behind-the-scenes role he played in the rapid shift from the cinematic government of Silvio Berlusconi to the technocratic one of Mario Monti.

 

La Grey Lady dedica oggi il suo ritratto del sabato al Presidente della Repubblica Italiana,  l’86enne ex comunista che il mese scorso ha orchestrato uno dei più complessi trasferimenti politici dell’Italia del dopoguerra, (…) un garante chiave della stabilità politica in tempi instabili. (…) Una performance tanto più impressionante dato che la presidenza italiana è largamente simbolica, senza poteri esecutivi; (…) egli ha spinto questo ruolo fino ai limiti diventando un power broker. Il quotidiano racconta come Napolitano abbia impiegato mesi nel preparare il terreno alla transizione, aiutato dalla sua forte popolarità. È emerso come l’anti Berlusconi, e accanto alla moglie Clio ha incarnato un’Italia diversa, un’Italia di virtù civiche. Il glorioso quotidiano newyorkese racconta la sua biografia di ex alto dirigente del Pci, un politico che l’allora segretario di Stato americano Henry Kissinger chiamava il suo “comunista preferito”. E nota come un tempo, l’idea di un presidente americano che ringrazia Napolitano, che era essenzialmente il ministro degli Esteri del partito comunista- o anche soltanto che lo chiamasse al telefono, era impensabile. Ora gli italiani guardano a lui perché guidi la nave dello Stato con la sua tranquilla abilità, mentre Monti e la sua squadra di tecnocrati si assumono la difficile sfida di modernizzare la scricchiolante economia italiana, conclude il giornale.

 

 

 

 

L’articolo originale: From Ceremonial Figure to Italy’s Quiet Power Broker

New York Times

 

 

 

 

 

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American Dust. Prima che il vento si porti via tutto, Richard Brautigan

3 dicembre 2011

 

 

 

American Dust. Prima che il vento si porti via tutto (So The Wind Won’t Blow It All Away) è il penultimo romanzo di Richard Brautigan.

Romanzi del genere li riesci a scrivere solo se hai visto il fondo della sconfitta, o se sei già morto: non sei capace di quella intensità mite, di quella convalescente economia di parole se sei ancora vivo, o vincente. Per urlare così sottovoce, devi essere finito. Allora ti spetta una dolcezza che, in compenso, è infinita. (Alessandro Baricco)

 

Arrivano tutte le sere, d’estate. Scaricano da un furgoncino un divano, tavolini e lampade. Ricostruiscono sulla riva del lago il salotto di casa. E pescano. L’alcolizzato abita in una baracca. I ragazzi vanno da lui a raccattare i vuoti per rivenderseli e comprare qualcosa, un hamburger oppure una scatola di proiettili. Quel giorno il ragazzino decide per i proiettili. La Seconda guerra mondiale è finita e nessuno fa caso a un adolescente con un fucile sottobraccio, fermo a una stazione di servizio. Il ragazzino è un uomo e ricorda, prima che il vento si porti via tutto, l’America e i suoi sogni, l’alcolizzato e le sue bottiglie, i due sul divano in riva al lago, la figlia dell’impresario di pompe funebri e l’odore di gas in casa. La scelta, leggera e terribile, tra hamburger e proiettili, un colpo di fucile in un campo di meli e l’amico bello e ferito, lasciato lì a morire dissanguato.

La polvere. Uno degli elementi basilari della cultura americana. L’America dei ranch, delle carovane e dei caravan, delle strade spazzate dal vento. Polvere di stelle. L’America che ha costruito il proprio mito sulla propria infima natura prematerica, sulla propria scomposizione parcellizata, sulla propria volatilità sporca, il proprio confondersi nel vento caldo.
La polvere che copre come una maschera ironica i volti dei piloti di “rottami vaganti” che attraversano l’America in cerca sempre di un altro che cosa.
Duello al sole in preproduzione si chiamava Lust in the dust (lussuria nella polvere). Furore: nuvole di polvere. Il finale di Nickelodeon, di Bogdanovich, registra, in un gioco di specchi, la totale adesione del mito cinematografico al mito della polvere alzata dal vento in un luogo selvaggio e squallido. La polvere del deserto e quella della miseria, fuse nelle canzoni di Springsteen. La polvere di Richard Brautigan è sedimentata sui ricordi che vogliono esplodere e cambiare strada, vorrebbero correggere il passato e redimere il destino, magari con l’aiuto di Superman, che in un fermo fotogramma generoso anche se forse troppo caustico, gli avrebbe consigliato di comprarselo qual cavolo di hamburger, invece di pensare a quelle maledette pallottole…

 

 

 

Il testo in corsivo è tratto da Blog senza qualità

 

 

 

 

Il libro in italiano (Isbn editore)

 

 

 

Il libro in lingua originale (Cengage Learning, Boston)

 

 

 

 

L’autore

 

 

 

 

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