The Letters of Samuel Beckett, vol.1 (1929-1940), vol.2 (1941-1956), Cambridge University Press

 

 

 

The Letters of Samuel Beckett, vol.1 (1929-1940), vol.2 (1941-1956), pubblicato da Cambridge University Press, rivela la vera natura dello scrittore irlandese. La sua vera natura è nelle lettere. Una vita pigra e annoiata ad aspettare un riconoscimento che giunse tardi con la piece di Estragon e Vladimi. Ma alla prima non andò. Lo straordinario successo lo spiazzò (“deve esserci un malinteso” dichiarò) e mise in crisi le sue schive strategie sociali.

Si ha spesso l’impressione che piuttosto che leggere Beckett i critici lo sfruttino per dimostrare qualche teoria a loro cara. Lo si presenta come chi ha inaugurato il post-modernismo, decostruito il realismo, esaltato Joyce, poi demolito Joyce, come l’autore più ascetico e staccato dalla realtà quotidiana che mai ci sia stato, o dall’altra parte come l’esistenzialista ateo più vicino all’ordinaria decrepitudine della carne. Alla vita dalla quale è scaturita la sua straordinaria creatività, invece, si pensa poco, se non per proporre il mito dell’artista eremita lontano da ogni considerazione mondana. Adesso però con la pubblicazione dei primi due dei quattro volumi di lettere, si ha la possibilità di costruire tutt’altra immagine del progetto di Beckett e di tornare a leggerlo sgombro di vecchi pregiudizi; scoprendo innanzitutto che l’autore aveva ragione quando sosteneva che le sue opere erano di una semplicità e ovvietà esemplare.

 

 

 

 

Il testo riprende l’incipit dell’articolo di Tim Parks pubblicato dal Domenica del Sole 24 Ore in data 08/01/2012

 

 

 

 

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