Archive for the ‘Carteggio’ Category

Della stessa leva, Norberto Bobbio ed Eugenio Garin

28 novembre 2011

 

 

 

Della stessa leva raccoglie per la prima volta il dialogo epistolare tra Norberto Bobbio ed Eugenio Garin, protrattosi per oltre mezzo secolo dal 1942 al 1999. Un prezioso apparato di appendici testuali, con contributi di recensioni, interviste e articoli dei due interlocutori, oltre alle lettere inedite scambiate con alcune rilevanti figure degli ambienti della cultura e dell’editoria da loro frequentati, rende questo libro un’importante fonte di riflessione sul passato e sul presente del nostro Paese. Il volume è a cura di Tiziana Provvidera e Oreste Trabucco; premessa di Maurizio Torrini.

La terza via, in Italia, non è una chimera, ancorché di rado si manifesti. Non vi sono solo l’Italia degli sciocchi e l’Italia dei malfattori, secondo la distinzione brechtiana (Chi non conosce la verità è sciocco; chi la conosce e dice che è bugia è un malfattore). Vi è, a contrapporvisi, un’Italia civile, quale rifulge dal carteggio 1942-1999 dei due importanti filosofi.(…) Di idem sentire in divergenza, in primis sulla questione cultura-fascismo: Bobbio sostiene che il fascismo non ha elaborato una originale cultura reazionaria, Garin distingue: “Se non c’è stata, come non c’è stata, una cultura fascista, certamente una cultura ‘del tempo del fascismo’ c’è stata”. (…) Tangentopoli è alle porte. La prima Repubblica è in agonia. E la seconda si annuncia come la sua continuazione. Il filosofo militante della democrazia, programmaticamente seminatore di dubbi, di fronte alla disfatta o al disfacimento non esita a chiamarsi in causa: “… sconfitta di una classe dirigente, alla quale io stesso appartengo, condividendone la maggior parte delle responsabilità”. Un’autocritica tanto più severa, smisuratamente severa, quanto più elevato è il modello, assunto fin dagli anni liceali: Piero Gobetti. (Gobetti e Gramsci, una liaison che nei due maestri si riverbera: Bobbio lettore di Gobetti, Garin di Gramsci). (…) Garin annuncerà d’essere “tornato a esplorare […] il mondo della memoria, certo meraviglioso per la quantità, ma così triste, almeno il mio, per tutti i fallimenti”. E Bobbio, avvertito che “la mia memoria è sempre più annebbiata, trattiene più i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza”, concluderà: “Il nostro tragico secolo non poteva finire più tragicamente. Nessuna speranza che il prossimo sia migliore”. Sarà stata per loro almeno di conforto la paolina certezza di aver combattuto la buona battaglia. Laicamente, leopardianamente: “Io solo combatterò, procomberò sol io”.

Dall’articolo di Bruno Quaranta sul settimanale TuttoLibri della Stampa pubblicato in data 24-09-2011

 

 

 

 

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Pauli e Jung. Un confronto su materia e psiche, Silvano Tagliagambe e Angelo Malinconico

25 novembre 2011

 

 

 

In Pauli e Jung. Un confronto su materia e psiche, Silvano Tagliagambe e Angelo Malinconico sostengono che la rigida demarcazione tra scienza e non-scienza. In realtà, la conoscenza è un sistema dinamico che “si sviluppa anche pescando nelle acque non sempre limpide delle “visioni oscure” e cresce depurandole via via”.

Emblematico, da questo punto di vista, è il lungo dialogo (riassunto e analizzato in questo libro) tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung, tra uno dei più grandi fisici del secolo scorso e il padre della psicologia analitica. Un libro denso di spunti e di stimolanti riflessioni sostenute da una ricca messe di citazioni. Nel 1930, quando si rivolge a Jung, Pauli è professore di fisica teorica al Politecnico di Zurigo. A soli trent’anni è un’autorità nel campo della nuova fisica quantistica (il suo principio di esclusione gli varrà il premio Nobel nel 1945) ma è anche una persona afflitta da gravi disturbi psichici. A seguito del trauma provocato dal suicidio della madre dopo la scoperta che il marito aveva un’amante, e di un matrimonio fallimentare durato poche settimane con una cantante di un locale notturno, cade in preda dell’alcolismo, diventa protagonista di diverbi e scontri fisici nei bar di Zurigo di cui è assiduo frequentatore. Il grande psicanalista lo trova così “stracolmo di materiale arcaico” che, “per evitare ogni influenza” da parte sua, lo affida a una sua allieva, con la quale intraprenderà un percorso analitico durato cinque mesi, punteggiato da un numero straordinario di sogni. “Non fu intrapresa interpretazione degna di nota – ricordava Jung – poiché il sognatore, in virtù della sua eccellente disciplina scientifica e delle sue doti personali, non aveva bisogno di alcun aiuto da parte di terzi”.
Solo un paio d’anni dopo entrò in analisi con “il maestro”, stabilendo con lui un sodalizio intellettuale, nutrito da un fitto carteggio durato oltre un quarto di secolo fino alla sua morte. Dapprima curioso, poi sempre più entusiasta, Pauli fece propri concetti junghiani come quelli di simbolo e di archetipo che egli riconobbe all’origine della scienza moderna in un celebre saggio su Keplero e l’influenza delle immagini archetipiche sulle sue teorie astronomiche. D’altra parte, come mostrano Tagliagambe e Malinconico, Jung giunse all’individuazione degli archetipi come forme imprescindibili per l’organizzazione dei contenuti dell’esperienza psichica cosciente anche grazie al suo dialogo con Pauli.
Quel loro sodalizio intellettuale culminò nella pubblicazione di un saggio a due mani, Naturklärung und Psyche, il saggio da cui prendono le mosse i nostri autori.

 

 

 

Il testo è tratto da un articolo di Umberto Bottazzini sul settimanale Domenica del Sole 24 Ore in data 20-11-2011

 

 

 

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