Archive for the ‘Donzelli editore’ Category

L’arte o la vita!, Tzvetan Todorov

21 settembre 2011

 

 

L’arte o la vita! Il caso Rembrandt, è il saggio di Tzvetan Todorov uscito in questi giorni, con la traduzione di Cinzia Poli,  per i tipi di Donzelli Editore.

 

Non è la prima volta che Todorov si occupa di pittura: dopo alcuni libri sull’invenzione dell’individualità nella pittura fiamminga, quest’anno in Francia è uscito Goya à l’ombre des Lumières. Del pittore olandese invece Todorov privilegia i disegni e le stampe rispetto ai dipinti, non fa pettegolezzi biografici, si basa sulle immagini, mostra come per Rembrandt l’arte fosse un modo di conoscere, non di amare. Gli muore un neonato dopo l’altro, e lui raffigura i bambini dei vicini, l’affetto paterno degli altri. La moglie si ammala e agonizza, e lui la disegna più da patologo che da marito sconsolato. Perfino negli autoritratti adopera sé stesso come farebbe un regista con un attore, senza rispettare la propria personalità, ma per scavalcarsi e diventare tanti personaggi diversi.

Può sembrare una questione marginale, ma ha non poco peso politico, oggi. Avete mai fatto caso alla voluttà con cui i giornali fanno gossip su grandi artisti, intellettuali, scrittori del passato? Corriere della Sera, Il Foglio, Il Giornale: è tutta una lista della spesa, un grondare di meschinità, amici traditi, coniugi andati fuori di matto.

Come mai tutta questa solerzia demolitrice della destra? Semplice: arte e letteratura oggi sono uno dei pochi varchi per accedere alla parola pubblica. La rappresentanza politica è bloccata, i divi dei media imperversano. Riescono a far sentire una voce diversa quei romanzi, film o opere d’arte che devono sgusciare fra libri di ricette, ruffianate di deejay, noir di telegiornalisti. Dunque bisogna dimostrare che non c’è niente di più abietto dell’ambizione di artisti e scrittori, e che ogni opera non è altro che l’espressione del loro egoismo. Il significato della letteratura e dell’arte finisce per coincidere con il caratteraccio degli autori. Non c’è opera o atto pubblico che non scaturiscano da tornaconto e vanità. La bellezza fa schifo.

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Tiziano Scarpa pubblicato il 16-09-11 su Saturno, settimanale del Fatto quotidiano

 

 

 

Il libro


Tzvetan Todorov, L’arte o la vita! Il caso Rembrandt, Donzelli, Roma, 2011

 

 

L’autore

 

 

La traduttrice

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

AC

Beirut I love you, Zena el Khalil

25 gennaio 2011

Beirut I love you: Zena e Maya sono immerse sino al collo nella follia di questa città, Beirut.

Zena e la sua migliore amica, Maya, cercano di dare un senso alle loro vite, e di emergere dalle loro ossessioni, in un mondo che sembra sottosopra, tra interventi di chirurgia estetica, kalashnikov e donne a caccia di un marito.

A Beirut sembra difficile distinguere la sottile linea che separa il sogno dalla realtà. A Beirut, ovunque ci si trovi, qualsiasi cosa si stia facendo, da un momento all’altro potrebbe sempre scoppiare una bomba.

Un racconto autobiografico, crudo e commovente, che oppone l’arte e l’amore alla costante minaccia della guerra. Perché, come dice Zena, Beirut, un giorno o l’altro, mi restituirà tutto l’amore che le ho dato.

Tutto comincia in quei 34 giorni della guerra del 2006. Zena el Khalil, una giovane artista libanese, decide di raccontare al mondo in tempo reale quello che sta accadendo a Beirut.  Apre così un blog che immediatamente suscita un tam-tam mediatico: a partire dal The Guardian, alcuni dei più importanti quotidiani internazionali iniziano a pubblicare il diario di Zena, finché un agente letterario inglese decide di incoraggiarla a scrivere un libro.

Il passato di Zena – l’infanzia, gli anni all’università, le sue vite precedenti – si sovrappone a quello della città, al susseguirsi di guerre e ricostruzioni, viscerali speranze di cambiamento e tremende delusioni. Tutto vissuto in maniera estrema e portato all’eccesso. Al centro c’è sempre la guerra, anche quando pare non esserci. E Zena riesce a farci percepire quasi fisicamente questo stato permanente di tensione e insieme un attaccamento forte alla vita, in tutte le sue espressioni. Nelle strade di Beirut le milizie armate delimitano il proprio territorio, mentre la città cerca di riprendersi nel caos della ricostruzione. Intere famiglie dormono in uno stesso letto, mentre biondine in tiro affollano i night, dove droga e alcol scorrono a fiumi.

Le fotografie pubblicate appartengono alla Magnum Photos; sono state scattate da Abbas

 

Il libro

Zena el Khalil, Beirut I love you, Donzelli, Roma, 2010

Il libro in altre lingue: In inglese (Saqi books, London, 2009)in spagnolo (Punto de lectura, Madrid, 2010)

 

L’autrice

Zena el Khalil

 

 

AC                                                          LibOn.it

Fonte: Radio3.rai.it

Signora Ava, Francesco Jovine

27 dicembre 2010

In Signora Ava c’è un mondo intero. È il merito dell’autore Francesco Jovine, scrittore tra i più arditi del nostro Novecento, in questo che è stato il suo libro più noto e amato, prima di cadere nel dimenticatoio che negli ultimi vent’anni ha ingoiato tutto ciò che ci ricorda l’Italia che eravamo – a meno di un paio di eccellenti eccezioni come Il Gattopardo e Cristo si è fermato a Eboli. Il mondo che Jovine ritrae, infatti, è lo stesso di quei due capolavori, e di quel mondo il romanzo intreccia storie ed emozioni nuove – quelle di Pietro e Antonietta e del loro contrastatissimo amore – a vecchie credenze e leggende risalenti ai tempi mitici della «gnora Ava», dure a morire in una comunità contadina quale è il Molise, tra il 1859 e il 1860, alla vigilia dell’Unità d’Italia e della fine del regno borbonico. Fatto sta che in questo mondo sospeso tra un presente immobile e un passato che non passa, tra le beghe di paese, il notabile, il curato, il maestro, il proprietario e il bracciante, ecco che a un tratto fa irruzione la «Storia» con i suoi protagonisti: Garibaldi; Vittorio Emanuele II, il re «straniero» che combatte contro Francesco II di Borbone; le truppe dei vincitori che compiono razzie e seminano morti; i gruppi sbandati dei vinti. L’impatto è brusco, il pacato ritmo del paese ne esce sconvolto: molti giovani partono, il curato inneggia alla libertà, i notabili tremano per le sorti dei loro beni; Pietro, denunciato alla Guardia Nazionale, è costretto a fuggire nottetempo: suo malgrado imparerà a uccidere, rubare e saccheggiare, e finirà per scappare con la nobile Antonietta, coinvolgendola nella sua vita di brigante in fuga verso lo Stato pontificio. Immobilismo e azione, folklore e storia, tradizione e futuro: quanti romanzi riescono a mescolare così tanti registri? Non a caso la critica ha evocato, a proposito di Jovine, il realismo magico di un García Márquez: per questa capacità di trasporre un pezzo vivido di realtà in un tempo sospeso tra il fantastico e il mitico.

Ascolta

Francesco Iovine, Signora Ava, Donzelli, Roma, 2010

AC                                           LibOn.it

Fonte: Radio3.rai.it –          Donzelli.it