Archivio per la categoria ‘Edizioni E/O’

Il cielo diviso, Cassandra, La città degli angeli: le opere di Christa Wolf

16 dicembre 2011

 

 

 

Il cielo diviso, Cassandra, La città degli angeli: ovvero alcune delle opere letterarie di Christa Wolf, certamente una delle figure centrali della letteratura tedesca del Novecento.

Nata nel 1929, in quella parte di Polonia con abitanti di lingua tedesca rivendicata dal nazismo, crebbe sotto quel regime e fu cacciata dalla terra natale nel 1945 dall’arrivo dei russi, ritrovandosi naturalmente abitante di quella mezza Germania detta DDR, e abitando proprio a Berlino, città divisa per eccellenza. Imbevuta di ideali comunisti, fu giovane attivista e giovane scrittrice impegnata. Si era laureata con il grande Hans Mayer con una tesi su Fallada, tipico scrittore di Weimar e della diaspora conseguente l’avvento di Hitler. Il disagio dell’essere cresciuta sotto una dittatura e di vivere sotto un’altra che si diceva comunista, le vicende dei paesi fratelli dell’Europa dell’est posti sotto il giogo di Stalin e dei suoi successori, finirono per aprirle gli occhi assai presto, e la sua scrittura si fece, pur con le obbligate difese ma cercando sempre di evitare le astuzie di tanti scrittori del regime, sempre più densa e più ricca: spostando il romanzo verso il mito, verso il saggio, verso il diario, nella linea di una interrogazione costante sul rapporto con la società e le sue leggi, le sue oppressioni. Non si trattò solo di politica, anche di condizione femminile, di lotta contro ogni tipo di oppressione, di perennità e varietà della ricerca dell’indipendenza del pensiero e della saggezza di una convivenza senza sopra e sotto. Fu ben diversa in questo da una delle grandi scrittrici della DDR, Anna Seghers, grandissima scrittrice perseguitata dal nazismo, molto più anziana e più onorata e in qualche modo una sua maestra o sorella maggiore, che si compromise decisamente nel regime, nonostante l’alta qualità della sua opera, e da Bertolt Brecht con la sua genialità e la sua arte della sopravvivenza artistica. E fu certamente più vicina ai quasi coetanei il drammaturgo Heiner Muller, il romanziere Christoph Hein, il poeta Wolf Biermann.

Il cielo diviso ce la fece conoscere e amare (è un romanzo del 1963), e poi venne Cassandra, venerato dalle lettrici di mezzo mondo e non solo da loro, venne Medea, vennero Guasto e Riflessioni su Christa T. e le molte raccolte di saggi, interventi, diari, che ci permisero di avere – in Italia grazie all’ostinazione della casa editrice E/O, e grazie alle ottime traduzioni di Anita Raja – una conoscenza piena della scrittrice e della teorica, e del suo modo di militare dentro una società estremamente chiusa pur senza considerare mai “l’altra parte”, l’Occidente, come un paradiso di chissà quali libertà. La storia e l’oltre la storia (il dietro la storia, il sotto la storia) divennero i poli di una personale dialettica retta da una sincerità assoluta, che rifulse anche quando, dopo la caduta del muro, si tentò da occidente di infangare il suo nome con accuse che si rivelarono infondate, di collaborazione con la Stasi, la famosa polizia segreta interna del regime di Ulbricht e dei suoi successori.

Di fatto, la cultura della RFT e della nuova Germania unita non le ha mai perdonato la sua indipendenza di pensiero e il suo attaccamento a un’idea di società equalitaria, la sua diffidenza nei confronti della società capitalistica e dei suoi feticci. Nel marzo del 1992 – il muro era caduto da poco, e così il regime sovietico e i suoi “satelliti – venne a Milano chiamata da “Linea d’ombra” per un incontro con Kazimierz Brandys, il grande romanziere polacco (il capolavoro: Rondò, edizioni E/O, o in lingua inglese  pubblicato da Europa Editions) che era stato anche lui comunista e anzi nelle sue prime opere autore di punta del “realismo socialista”. Questi due scrittori si stimavano molto a vicenda e, sia detto tra parentesi, avrebbero ben meritato il Nobel ben più di tanti scrittori infinitamente meno bravi di loro. Ospiti in una sala che ci venne procurata dalla curia, per intervento diretto del cardinal Martini, di fronte a un pubblico vasto e variegato che andava da Fortini e Cases a quasi tutti i tedeschi (“di destra” e “di sinistra”) di Milano, e dagli studenti ai politici, il loro fu il duetto vivace di due “ex” ovviamente molto disillusi e molto lucidi anche sul proprio passato, che però non entusiasmò certi nostalgici del comunismo che erano accorsi anche loro sperando ben altro… Sia Brandys che la Wolf ci sembrarono persone di una sincerità assoluta, che rispondevano senza nessun escamotage alle richieste della situazione e che però non esitavano a dire il loro “che cosa rimane”  e a ribadire la propria diffidenza nei confronti della società capitalista.

Oggi che le contrapposizioni tra Est e Ovest e tra comunismo e capitalismo sono crollate e il regime è uno solo, questa fedeltà ha forse qualcosa di nuovo da insegnarci, ma sono soprattutto convinto che i lettori che Christa Wolf continuerà ad avere cercheranno nella sua opera – e specialmente in Cassandra – una lezione perennemente attuale, che va oltre la Storia nel segno di una pervicace difesa della dignità umana, contro ogni manipolazione e ogni mistifcazione ideologica.

 

 

Pubblichiamo il testo che Christa Wolf scrisse in occasione dei 15 anni delle Edizioni E/O. Durante il primo incontro con gli editori Sandro Ferri e Sandra Ozzola, Christa e Gerhard Wolf vennero a sapere che Sandro aveva una libreria chiamata «Vecchia Talpa»; da allora in poi cominciarono a chiamarli “Le talpe” (Sandroesandra)

 

 

Il testo è l’articolo di Goffredo Fofi pubblicato sul settimanale Domenica del Sole 24 Ore in data 01-12-11

 

 

 

 

La casa editrice italiana dell’autrice

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

AC

In una stanza sconosciuta, Damon Galgut

13 settembre 2011

 



 

Non so dirvi se In una stanza sconosciuta  di Damon Galgut sia un romanzo, un reportage, un mémoire. In teoria è un libro di viaggi. Tre, per la precisione, fra Africa, Europa, India. Ma non aspettatevi una guida turistica.

La letteratura si fa in molti modi, non necessariamente con i romanzi. Epistolari, poesie, invettive, teatro. Tutto ciò che è scritto può essere letteratura, è solo la qualità della scrittura che fa la differenza. E questo, è uno scrittore di ottima fattura. Persino le descrizioni dei luoghi visitati, e spesso sono posti di una bellezza mozzafiato, sono scarse e poco suggestive. Il viaggio, in fondo, è una delle più antiche metafore della letteratura. Raccontare è già viaggiare. Lo scrittore sudafricano ha capito, come la migliore della letteratura di viaggio sa, che i paesaggi interiori sono, oggi, quelli più difficili da riportare: la sofferenza del cammino, non solo il fascino ma anche la paura dell’ignoto, la scarsa consistenza dei legami che si intessono per strada e allo stesso tempo la loro forza ricattatrice.

Non so dirvi cosa sia esattamente questo libro, ma so che è intenso, forte, emozionante. Un libro persino crudele, con se stesso e con chi il protagonista incontra lungo il percorso, autoanalitico fino a denudarsi del tutto di fronte al lettore. Carico di un eros omofilo continuamente represso e di una presenza continua della morte che struttura, sottotraccia, tutto il testo.

Viaggiare diventa per l’autore un continuo perdere le tracce, perdersi per paura di trovarsi, viaggiare per negarsi un ritorno. È la fragilità dell’esistenza umana che lui racconta in questi suoi personalissimi e privatissimi viaggi. La narrazione continua ad alternarsi fra una prima e una terza persona, spesso all’interno della stessa frase. Come a rendere presente la prepotenza del ricordo e la sua inevitabile distanza. Viaggiare è sapere che in quei luoghi, alla fine, non ci siamo mai stati, per davvero. Come è la vita stessa.

 

 

C’è anche una bella recensione scritta da Carlo Mazza Galanti per Alias (Il Manifesto) e ripubblicata da Minima & Moralia: eccola!

 

 

Il testo è tratto da Nazione Indiana; l’autore è Gianni Biondillo

L’immagine in apertura è un’opera di Lucian Freud

 

 

 

Il libro in lingua

Damon Galgut, In a Strange Room, Europa Editions, 2010

 

 

 

Il libro in italiano

In una stanza sconosciuta, E/O, Roma, 2011

 

 

 

 

L’autore

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

 

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Settanta acrilico trenta lana, Viola di Grado

22 febbraio 2011

 

Settanta acrilico trenta lana è il convincente esordio di Viola Di Grado, ventitreenne di Catania laureata in lingue orientali e studente a Londra. Siamo a Leeds, dove l’inverno distrugge ogni altra stagione col suo soffio gelido e il cielo, a volte, può apparire come un mattatoio di nuvole carnose e sanguinolente, in uno dei posti più sordidi del mon­do.

 

Camelia Mega ha vent’anni e vive con la madre a Leeds. Una cupa ossessione – la morte del padre Stefano e della sua amante in un incidente d’auto – grava sulla vita delle due donne. Esiliate dal mondo, prigioniere di un trauma senza sbocchi risolutivi, si annullano a vicenda in un gioco di sguardi e silenzi assoluti. Camelia traduce manuali di istruzione per lavatrici, la madre fotografa ossessivamente buchi di ogni genere.

 

In questo dilaniarsi verso una prevedibile follia, la ragazza – emigrata da Torino anni prima con la famiglia – intravede una luce di passione per il giovane cinese Wen, il cui strano fratello deturpa vestiti che Camelia indossa dopo averli recuperati dalla spazzatura. Le lingue e le culture di questi solitari turisti della vita si incrociano, ma Camelia non riesce a spiegarsi la ritrosia affettiva di Wen nei suoi disponibili confronti. Sarà Jimmy, il fratello strambo, a possederla furiosamente in un ambiguo gioco al massacro, rivelandole al contempo il tragico segreto che attanaglia la mente di Wen. Un ritorno alle origini, senza più speranza, chiude la possibile primavera di Camelia nella palude di Leeds.

 

Cupo, impietoso, claustrofobico, ma a tratti anche genuinamente poetico nella sua volontà di recupero memoriale e affettivo, questo romazo si colloca in uno spazio di generosa ambiguità, su un terreno più prossimo agli esordi di Isabella Santacroce che non alla Nothomb o addirittura alla Elena Ferrante citate in copertina. Il percorso della protagonista nella sua discesa agli inferi con parentesi di gloria effimera, è delirante nell’annullarsi di ogni contatto umano “normale”.

 

Le immagini visualizzate sono relative a opere di Michelangelo Pistoletto

La recensione riportata è di Sergio Pent, ed è stata pubblicata dall’inserto della Stampa TuttoLibri in data 5/2/2011

 

Il libro

Viola Di Grado, Settanta acrilico trenta lana, E/O, Roma, 2011

 

La casa editrice

 

 

La libreria

 

 

 

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