Archive for the ‘Feltrinelli editore’ Category

La libreria consiglia: Il Provinciale. Settant’anni di vita italiana, Giorgio Bocca

27 dicembre 2011

 

 

 

 

La libreria consiglia la lettura de Il Provinciale. Settant’anni di vita italiana di Giorgio Bocca e cita l’Amaca di Michele Serra in memoria del giornalista scomparso.

 

Bocca è di quelli che, andandosene, ci lascia davvero soli. Questo sono i Padri: coloro che sanno quello che si deve e quello che non si deve fare. I Padri sanno tenere nascosti dubbi e debolezze, e se hanno paura (perché tutti hanno paura) non lo lasciano intendere. L’italiano di Bocca era netto e spedito, i suoi giudizi secchi come una fucilata, il rischio dell’inespressività, della debolezza di pensiero gli pareva la vera indegnità di ogni scrittura. Meglio correre il rischio il rischio della durezza. Nel Provinciale, che è uno dei pochi libri davvero decisivi per capire il Novecento italiano, ha raccontato senza un grammo di moralismo, e anzi facendosene attore egli stesso, l’euforia del boom, lo stordimento dell’Italia inurbata e arricchita, l’appartenenza all’epopea partigiana come bussola intatta, come discrimine morale. Era spesso aspro e pessimista, ma non era mai vinto e mai vile; e mano a mano che si disfacevano ideologie e certezze, in lui, anche da molto vecchio, si ritrovano lo sguardo chiaro del coraggio. Lo ammiravo molto e mi metteva soggezione. Non c’è giornalista di questo giornale che non si faccia, in questo momento, la domanda del figlio quando muore il padre: se saremo degni di lui.

 

 

 

Il testo è l’elzeviro – L’amaca – di Michele Serra pubblicato da Repubblica in data 27-12-11

 

 

 

 

Il libro

 

 

 

 

L’autore

 

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

AC

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Naufragio. Morte nel Mediterraneo, Alessandro Leogrande

29 ottobre 2011

 

 

 

Con Naufragio. Morte nel Mediterraneo, Alessandro Leogrande ricostruisce una nobile pagina della nostra storia.

Erano quasi le sette di sera del 28 marzo 1997, venerdì di Pasqua. In Albania c’era la guerra civile, scatenata da una gigantesca truffa finanziaria che si era mangiata i soldi dei risparmiatori. La gente scappava come poteva e dall’altra parte del Canale d’Otranto, in Italia, la paranoia dell’invasione albanese montava. Alle 18.57 la Kater I Rades, una piccola motovedetta in disarmo partita da Valona stracarica di profughi, veniva speronata dalla corvetta della Marina militare italiana Sibilla e colava a picco: 57 morti, 24 dispersi e 34 superstiti.

L’autore del nostro libro è di Taranto, ha 34 anni e nonostante viva da tempo a Roma, dove è vicedirettore della rivista di Goffredo Fofi Lo Straniero, continua a perlustrare le zone d’ombra della sua regione: nel 2008, con Uomini e caporali, aveva raccontato la schiavitù del bracciantato nelle campagne pugliesi e, nel 2003, con Le male vite, il contrabbando di sigarette sulle coste adriatiche.

Per scrivere questo libro, è andato in Albania a parlare con i superstiti e ha capito che dal trauma del naufragio non si esce. Inoltre, i particolari e i seguiti di questa tragedia sono risultati – come al solito per l’Italia – misteriosi: sparite o manomesse alcune registrazioni delle conversazioni tra le centrali operative e le navi, incompleto il filmato sulle manovre della Sibilla, liquidato come inaffidabile l’unico testimone che incrinava il muro di gomma innalzato dallo Stato maggiore della marina, impuniti gli ammiragli, condannati invece – ma con pene lievi – i capitani della Sibilla e della Kater I Rades, per un concorso di colpa più da incidente stradale che da strage.

 

 

 

Il testo è tratto dall’articolo di Paola Zanuttini sul Venerdì di Repubblica pubblicato il 21-10-11

 

 

 

 

Il libro

 

 

 

 

L’autore

 

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

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Il valore delle cose, Raj Patel

29 agosto 2011

 

 

 

Il valore delle cose. E le illusioni del liberismo è un saggio di Raj Patel pubblicato da Feltrinelli nel 2010.

Voglio proporre come introduzione al libro questo articolo di Christian Raimo pubblicato dal blog di Minimum Fax, Minima & Moralia: Carta igienica di stato.

Qualche giorno fa ascoltavo una ragazza italiana che vive a Londra tornata a farsi le vacanze in Italia raccontarmi i riots: ho visto un sedicenne, un diciassettenne, diceva, che dopo aver saccheggiato un negozio di smartphone, ne aveva presi così tanti che non sapeva che farci e li rivendeva a cinque pounds l’uno. Ho pensato a questo ragazzino che, seppure per molti versi non sarà un esempio, aveva secondo me la ragione dalla sua per almeno un paio di motivi.

Uno, da un punto di vista dell’economia globale. Magari non aveva letto Il valore delle cose di Raj Patel ma stava comunque a suo modo applicando una forma di giustizia distributiva: cinque pounds è più o meno il prezzo di fabbrica di certi telefonini superaccessoriati usciti dagli stabilimenti cinesi, tipo la Foxconn – questa immensa comunità operaia di 300.000 dipendenti (e qualche decina di suicidi l’anno) dove la paga media è di 130 dollari al mese.

Due. In un certo senso non faceva altro che prendere alla lettera qualche slogan visto in giro, tipo quello della Nike con Wayne Rooney del Manchester che la spara grossa: Don’t be the target, be the weapon. Oppure quello della nuova Lancia Ypsilon che campeggia anche sulla metà dei cartelloni sei per tre in Italia. Che rimproverargli? Come molti suoi coetanei probabilmente cresciuto con il mito del Vincent Cassel che si scontra contro la polizia nelle banlieue dell’Odio, ne ha magari seguito la carriera, cattivo dopo cattivo, e ora sarebbe in grado di interpretare meglio di chiunque altro il senso di quel ghigno sfoderato sempre da Cassel alla fine dello spot girato da quello stesso Aronofsky che l’ha diretto nel Cigno nero: “A cosa serve il lusso se non riesci a godertelo? Il lusso“, pausa attoriale, “è un diritto“. Figuriamoci un bel mucchio di iPhone.

Ci sono queste due ragioni (ragioni che non riescono a far empatizzare in parte con quella rabbia?) alla base della mia sicurezza che siamo alla fine di un’epoca politica anche per l’Italia. E che questa manovra di Ferragosto è il cappio al collo con il quale il governo Berlusconi si sta impiccando da solo senza neanche rendersene conto o non potendo fare altrimenti.

Questa è la sensazione. Ogni giorno che viene fuori un’ulteriore dichiarazione ufficiale o ufficiosa su una correzione aggiuntiva, ogni giorno che i mercati subiscono una tempesta che lascia anche il manifesto a corto di titoli apocalittici, si sente più nitido il rumore di una sega concentrata sul ramo sul quale questo governo e questa classe politica si è seduta.

E allora dà un piacere macabro ascoltare le conferenze stampa di Tremonti e andare a rileggersi le parole che utilizzava nel suo libro La paura e la speranza, giusto un paio di anni fa. La crisi era finita, il futuro era alle porte, gli economisti una manica di menagrami…

Come crea dei cortocircuiti niente male vedere Fiat Industrial sprofondare a meno 12 per cento e ricordarsi che saranno mesi che ci siamo dimenticati: non abbiamo ancora ringraziato l’uomo col maglioncino…

La strategia politica di chi ha gestito e sta ancora cercando di gestire questa crisi si sta rivelando un kolossal del fallimento, una scena tipo una Letizia Moratti che aspetta fiduciosa l’arrivo provvidenziale di un Gigi D’Alessio. Inizia a risultare imbarazzante quest’illusione pervicace dei nostri ministri. Riuscire ancora a incantare qualcuno di essere capaci di guidare un paese: una convinzione che affonda le sue fondamenta su un castello di sabbie mobili.

Oltre i sorrisi laccati, i ghe pensi mì, i siamo solidi, i risorgeremo, va a un certo punto tenuto conto di un principio di realtà. E la realtà è che l’impianto economico, politico, e anche retorico, di questa finanziaria d’emergenza fa acqua: fa acqua per molti motivi strutturali da un punto di vista economico, ma ancor di più si rivela una fata morgana perché fa appello a un senso di responsabilità collettiva che è stato progressivamente smantellato esattamente da chi lo sbandiera ora come un valore comune, assoluto, scontato; demolito in nome di piccoli e grandi tornaconti personali, dei tamponi per salvare i governicchi, dell’incompetenza brada, del menefreghismo rivendicato, dell’evasione fiscale à la page.

Sono stati gli anni delle inaugurazioni dell’anno scolastico del Cepu e ora si chiede senso di responsabilità tagliando i fondi alle province: che dove prenderanno i soldi per rinnovare la scuola? Sono stati gli anni in cui il venticinque aprile qualcuno lo festeggiava a minorenni e barzellette riciclate, e ora a noi viene chiesto di lavorare? È successo neanche un annetto fa che i capitali (un centinaio di miliardi di puro non-ve-dico-come-l’ho-fatti) sono tornati dall’estero scudati fiscalmente al 5 per cento e ora si pretende una tassa di solidarietà?

All’improvviso, come Lochness ferragostani, riemergono spiriti nazionali, europeismi leghisti, Tobin Tax, patriottismi emergenziali, Napolitani santificati ai meeting. Ora pare, si dice, che la barca è la stessa.

Ma qualche dubbio uno può continuare a averlo, no? Anche perché basta sfogliare un qualsiasi giornale di gossip estivo per capire che la barca non è la stessa. Su Chi di questa settimana, per esempio, c’era quella dell’imprenditore Briatore, dell’imprenditore Lucio Presta, o dell’ex-direttore generale della Rai Mauro Masi: persino a una prima occhiata uno si accorge che c’è una differenza tra tutte queste barche e i pedalò che uno continua a affittare nonostante i rincari del 15 per cento rispetto all’anno scorso.

Per anni ci è stato detto che funzionava come la temperatura. Non si trattava di una crisi reale; era una crisi percepita. Ora si ammette che possiamo fidarci dei sensi. Così forse qualcuno di voi non si stupirà a sapere che anche quest’anno c’è stato un aumento nelle richieste di rateazione delle tasse. Siamo circa a un milione di italiani, che finanziano Equitalia e altre compagnie di giro con un paio di miliardi di interessi all’anno. E nemmeno vi risulterà strano immaginare come i piccoli e grandi enti locali reagiranno all’ennesimo saccheggio: utilizzando sempre di più i vigili urbani come agenti di recupero crediti (quanti di voi hanno preso una multa quest’estate su una amena provinciale isolata alle tre del pomeriggio?).

Il senso di collettività non si inventa da un giorno all’altro. Mi dispiace. Altrimenti sembra quello che è: un tentativo goffo, quasi patetico, di mascherarsi da terza classe per poter accedere alle scialuppe. Non è credibile chiedere una legittimazione ulteriore a una rapina perpetrata sulla spesa sociale da parte chi ha speculato per trent’anni sulla deriva del debito pubblico senza un’idea neanche minima di cosa volesse dire pubblico. Come dire, è un trucco scoperto. La finanziarie di emergenza, le tasse di solidarietà si costruiscono predicando per un welfare da difendere, per i beni comuni, per la giustizia sociale, non razzolando sulla intangibilità di privilegi acquisiti.

Altrimenti la prossima volta che uno compila la dichiarazione dei redditi forse sarebbe bene che trovasse vicino all’otto per mille anche una casella per la causale per poter inserire una noticina tipo: grazie mille dell’impegno profuso nel cercare trucchi da commercialisti balneari, ma questa crisi non la pagherei, gradirei invece destinare queste mie tasse a qualcosa che si possa chiamare Stato; nel frattempo che capiate cos’è, decido di destinarli alle scorte di carta igienica utili per l’anno scolastico imminente dei miei figli, così evito di fargliela portare da casa.

 

 

I video in apertura sono due sequenze dal film Hollywood Party. Legano con il post solo per mezzo del sintagma ‘carta igienica’. La carta igienica fa da tramite e collega testo (Carta igienica di stato) e video (dove allo spassoso Peter Sellers bastano pochi minuti, dentro il bagno di una lussuosissima casa americana, per “distruggere” la civiltà occidentale)

 

 

 

 

Il libro

Raj Patel, Il valore delle cose. E le illusioni del liberismo, Feltrinelli, Milano, 2010

 

 

 

Il libro in inglese

The Value of Nothing: How to Reshape Market Society and Redefine Democracy

 

 

 

L’autore

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

AC

L’idiota in politica, Lynda Dematteo

30 giugno 2011

 

 

L’idiota in politica. Antropologia della Lega Nord è il saggio dell’antropologa francese Lynda Dematteo pubblicato in Francia nel 2007 dalla  Cnrs éditions-Editions de la maison des sciences de l’homme e uscito nelle librerie italiane il 22 giugno scorso per i tipi di Feltrinelli.

 

Il tema è la rinascita – forse il risveglio – delle pratiche comunicative populiste nello scenario della politica italiana. Forse sarebbe meglio dire, l’utilizzo di un linguaggio generico, sbrigativo e aggressivo da parte di alcuni tra i principali partiti politici del Parlamento italiano. Ma non solo. Il focus di questo lavoro è la tecnica comunicativa della Lega nord: a prima vista frutto di “uscite” estemporanee,  dichiarazioni talvolta sfrontate o provocanti, talvolta aggressive oppure apertamente razziste e bigotte, ma a una seconda analisi, tecnica precisa, linguaggio “pratico” e chiaro, capace di parlare a una determinata porzione di società civile. Questo linguaggio poggia su miti costruiti con attenzione: la Padania, Roma ladrona, i comuni virtuosi del nord Italia; o rituali: il prelievo dell’acqua alla sorgente del Po, il raduno di Pontida ecc… Oppure ancora su una tradizione “culturale” di riferimento: quella celtica; un “padre fondatore” (immagine iconorafica del partito): Alberto da Giussano, ovvero un personaggio leggendario del XII secolo citato in alcune opere letterarie. Tutto questo costruisce un quadro farsesco e caricaturale.

 

 

 

 

Come nasce il discorso leghista?

Esiste una relazione carsica tra l’opposizione cattolica allo stato unitario nei primi decenni di vita nazionale e il leghismo. Vi è una quasi totale sovrapposizione geografica tra ex province bianche e aree leghiste. L’autonomismo nordista ha le sue radici nei movimenti autonomisti che sopravvivono ai margini della Dc negli anni 50. Diffuso in alcune province periferiche, era conosciuto e ripreso da alcuni amministratori ed esponenti politici locali democristiani. L’attuale discorso della Lega nord è stato composto in quel periodo, quando nacquero esperienze come il Movimento autonomista bergamasco di Guido Calderoli che si presenta alle elezioni amministrative del ‘56, il Movimento autonomie regionali padane che partecipa alle elezioni politiche del ‘58 e del ‘67, l’Unione autonomisti padani di Ugo Gavazzeni che approva il suo statuto a Pontida, sempre nel ‘67, federando gruppi autonomisti lombardi, trentini, friulani e piemontesi. Anche se non si tratta di un’elaborazione ideologica vera e propria ma di un diffuso senso comune. Dopo essere sopravvissuto per decenni tra le pieghe profonde del territorio, tenuto a bada nei suoi accenti più reazionari dal partito cattolico, si rigenera e riemerge brutalmente in superficie quando la Dc crolla sotto i colpi delle inchieste giudiziarie.

 

Nella tua ricerca sostieni che la sua matrice politico-culturale risale ancora più indietro?

Rimonta alla tradizione cattolica antiliberale, al riflesso antigiacobino del clero legittimista, al retroterra guelfo e papalino che fa proprio il discorso del governo locale e delle autonomie e che si lega alle insorgenze popolari delle valli che vissero in modo ostile la campagna bonapartista, il triennio giacobino con le sue riforme che mettevano in discussione i vecchi diritti consuetudinari concessi dalla Serenissima, il Risorgimento delle élites urbane massoniche e rimasero indifferenti alla Resistenza egemonizzata dai comunisti.

 

Come si concilia tutto ciò col paganesimo delle ampolle e i matrimoni celtici?

Alcuni di questi riti sono inventati, come nel caso dell’ampolla, altri sono ripresi e dirottati, come accade per il giuramento di Pontida. La Lega se ne appropria e li deforma reinventando un proprio mito delle origini. Mentre il rito dell’Ampolla rinvia piuttosto al paganesimo classico dell’estrema destra, il giuramento di Pontida risale alla tradizione neoguelfa, al momento della riconciliazione tra i cattolici rimasti fuori dalla vita politica nazionale e lo Stato italiano. I leghisti ne capovolgono il simbolismo originario per trasformarlo in un patto contro Roma. L’esatto contrario del significato attribuito dalla tradizione neoguelfa che vedeva in Roma la sede del papato.

 

 

 

 

Il libro

Lynda Dematteo, L’idiota in politica. Antropologia della Lega Nord, Feltrinelli, Milano, 2011

 

 

 

L’autrice

 

 

 

 

La libreria

 

 

 

 

 

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Vieni via con me, Roberto Saviano: il libro

1 marzo 2011

 

Vieni via con me è il libro di Roberto Saviano che trae origine dalla partecipazione dello scrittore all’omonima trasmissione (ottimo evento televisivo), evento televisivo dell’anno. Nasce dai monologhi dello scrittore seguiti da milioni di telespettatori.

Il libro uscirà per Feltrinelli Editore il 2 marzo 2011.

LibOn pubblica la presentazione del libro di Feltrinellieditore pur credendo che questa operazione editoriale sia profondamente commerciale. La trasmissione è stata raffinata e intelligente; il libro chissà. Aspettiamo tuttavia di leggere le parole di Roberto Saviano.

Ecco la recensione dell’editore

 

 

Il libro conterrà – in una versione ampiamente rivista e arricchita – tutti i monologhi televisivi e sarà introdotto da una prefazione in cui Saviano racconterà i retroscena della sua partecipazione al programma e svolgerà una riflessione sul suo eccezionale impatto.
Sono molto contento – ha dichiarato Roberto Savianoche le storie di Vieni via con me stiano diventando libro, perché non è stato facile farle arrivare al grande pubblico. Hanno cercato prima di zittirle, minacciando di non mandarle in onda, poi di contrastarle e, infine, di farle dimenticare il più in fretta possibile. La volontà della Feltrinelli di raccoglierle in un libro significa volerle difendere e allo stesso tempo renderle accessibili a chiunque vorrà. Significa farle diventare, di nuovo, storie di tutti.

 

Siamo felici e orgogliosi di pubblicare Roberto Saviano – ha affermato Carlo Feltrinelli – la sua voce parla a milioni di persone. Faremo di tutto per aiutarlo a svolgere al meglio il suo fondamentale lavoro di racconto della realtà italiana. Mi dà speranza proprio la lettura di questo libro, perché accanto alla denuncia delle ferite vecchie e nuove del nostro Paese, c’è il racconto di storie coraggiose e di reazioni positive.

 

 

L’autore

 

 

La casa editrice


 

La libreria

 

 

 

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Vieni via con me, Roberto Saviano

14 febbraio 2011

Vieni via con me è il libro di Roberto Saviano che trae origine dalla partecipazione dello scrittore all’omonima trasmissione (ottimo evento televisivo), evento televisivo dell’anno. Nasce dai monologhi dello scrittore seguiti da milioni di telespettatori.

Il libro uscirà per Feltrinelli Editore il 2 marzo 2011.

LibOn pubblica la presentazione del libro di Feltrinellieditore pur credendo che questa operazione editoriale sia profondamente commerciale. La trasmissione è stata raffinata e intelligente; il libro chissà. Aspettiamo tuttavia di leggere le parole di Roberto Saviano.

Ecco la recensione dell’editore

 

Il libro conterrà – in una versione ampiamente rivista e arricchita – tutti i monologhi televisivi e sarà introdotto da una prefazione in cui Saviano racconterà i retroscena della sua partecipazione al programma e svolgerà una riflessione sul suo eccezionale impatto.
Sono molto contento – ha dichiarato Roberto Savianoche le storie di Vieni via con me stiano diventando libro, perché non è stato facile farle arrivare al grande pubblico. Hanno cercato prima di zittirle, minacciando di non mandarle in onda, poi di contrastarle e, infine, di farle dimenticare il più in fretta possibile. La volontà della Feltrinelli di raccoglierle in un libro significa volerle difendere e allo stesso tempo renderle accessibili a chiunque vorrà. Significa farle diventare, di nuovo, storie di tutti.

 

Siamo felici e orgogliosi di pubblicare Roberto Savianoha affermato Carlo Feltrinellila sua voce parla a milioni di persone. Faremo di tutto per aiutarlo a svolgere al meglio il suo fondamentale lavoro di racconto della realtà italiana. Mi dà speranza proprio la lettura di questo libro, perché accanto alla denuncia delle ferite vecchie e nuove del nostro Paese, c’è il racconto di storie coraggiose e di reazioni positive.

 

 

 

 

AC

L’uomo artigiano, Richard Sennett

11 febbraio 2011

 

L’uomo artigiano è il libro dove il grande sociologo della London School of Economics e della New York University spiega come recuperare il valore del lavoro artigianale nella nostra epoca.

Quello di cui parla è un umanesimo hi-tech. La crescita di una bottega rinascimentale ai tempi di internet.



 

Saper fare bene le cose per il proprio piacere: una regola di vita semplice e rigorosa che ha consentito lo sviluppo di tecniche raffinatissime e la nascita della conoscenza scientifica moderna. Fabbri, orafi, liutai univano conoscenza materiale e abilità manuale: mente e mano funzionavano rinforzandosi, l’una insegnava all’altra e viceversa.


 

Ma non è il solo lavoro manuale a giovarsi della sinergia tra teoria e pratica. Perché chi sa governare se stesso e dosare autonomia e rispetto delle regole, sostiene Sennett, non solo saprà costruire un meraviglioso violino, un orologio dal meccanismo perfetto o un ponte capace di sfidare i millenni, ma sarà anche un cittadino giusto.

 

L’uomo artigiano racconta di ingegneri romani e orafi rinascimentali, di tipografi parigini del Settecento e fabbriche della Londra industriale, un percorso storico attraverso cui Sennett ricostruisce le linee di faglia che separano tecnica ed espressione, arte e artigianato, creazione e applicazione. Il miglior esempio di “saper fare” moderno? Il gruppo che ha creato Linux, gli artigiani della moderna cattedrale informatica. Questo infatti non è un libro nostalgico, ma una ricerca intorno al significato più profondo di “lavoro fatto a regola d’arte”.


 

La presentazione del libro è tratta dal sito di Feltrinelli editore

Didascalia delle opere raffigurate: Apollo di Veio scultura in terracotta dipinta, fine del VI secolo a.C., attribuita allo scultore etrusco Vulca , Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma, Pietà Rondanini Michelangelo Buonarroti,  Amedeo Modigliani – Testa femminile (Londra, Tate Gallery, 1911-12), Obelisco di Via Roma , Lampedusa (Fotografia scattata in data 14/10/2010).


Il libro

 

 

Richard Sennett, L’uomo artigiano, Feltrinelli, Milano, 2008

L’autore

Il sito del sociologo

La libreria

 

 

 

AC                                             LibOn.it

Cristo con il fucile in spalla, Ryszard Kapuscinski

3 febbraio 2011

 

Cristo con il fucile in spalla raccoglie dieci reportage dedicati ai giovani dei Paesi del sud umiliati da regimi militari disumani. Feltrinelli li pubblica ora per la prima volta in Italia. Un’opera fondamentale nella produzione di Kapuscinski.

 

Il titolo di questa raccolta di reportage di azioni insurrezionali ribelli a cavallo tra la fine degli anni sessanta e settanta, richiama la figura del sacerdote vissuto tra i contadini dell’America Latina, che in sottana e con il fucile in spalla andò a combattere in Colombia, dove morì. Al centro del libro, il tema del sacrificio e la lotta dell’essere umano per la dignità, La figura del ribelle dotato di una ferma convinzione etica.

 

Sono reportage dal Medio Oriente, dall’Africa Orientale e dall’America Latina, di cui sono protagonisti palestinesi, siriani, libanesi, giordani, ebrei, i partigiani del Mozambico e del Salvador, l’ambasciatore della Repubblica Federale Tedesca in Guatemala Karl von Spreti e, infine, il presidente Salvador Allende e il rivoluzionario Che Guevara, di cui nel 1969 Kapuscinski aveva tradotto in polacco e pubblicato il Diario della Bolivia.


 

Uscito per la prima volta nel 1975, Cristo con il fucile in spalla fu subito acclamato come il libro dell’anno e continuamente ripubblicato. Mai apparso in Italia, fa conoscere gli inediti punti di vista di Kapuscinski, soprattutto noto per i suoi reportage africani, su altre parti del mondo, altre genti, altre tragedie.

Il libro

Ryszard Kapuscinski, Cristo con il fucile in spalla, Feltrinelli, Milano, 2011

L’autore


Ryszard Kapuscinski

Biografia su Zam.it

Biografia e articolo dedicato all’autore su Wuz.it

La libreria

 

 

 

AC                                                  LibOn.it

Fonte: Feltrinellieditore.it